SENTIERI CHE SI BIFORCANO

Ho un simpatico amico che si dice renziano. Si! Nel senso che condivide le idee e le scelte politiche di Matteo Renzi. Spesso quando esterna questo suo pensiero viene criticato, se non verbalmente aggredito, da numerosi altri amici e compagni.

Si sa la politica spesso anima le discussioni ben oltre i limiti della cordialità. Lui non si scompone mai e quando è proprio alle corde, trova un’abile via d’uscita. Dice con aria innocente: “buoni, buoni, io non sono mica di Italia Viva, quando mai, io sono renziano e basta, che ci posso fare è più forte di me”. Le aggressioni cessano solitamente di colpo, perché aderire ad un partito è una scelta, mentre l’essere renziano alcuni lo vedono come una specie di patologia, che come tale va rispettata.

Mi chiedo a volte: “Ma che ci è successo?”. In molti eravamo dentro lo stesso partito e ora siamo già così diversi.

La risposta è semplice: ognuno di noi di fronte ad un bivio ha fatto una scelta, ha optato per un percorso; chi è andato a destra e chi è andato a sinistra. Ci rincontreremo o continueremo a fare scelte che ci allontaneranno sempre di più? Chi può dirlo? Certo molto dipende anche dal credito che continueranno ad avere le corde stonate di vecchi inopportuni “maestri”.

Quello che siamo, dove siamo e con chi stiamo è il risultato delle nostre scelte, un numero infinito di scelte che ci hanno composto e ricomposto più volte. Questo riguarda tutti, il mondo intero; perché siamo di un partito anziché di un altro? Perché siamo credenti o siamo atei? Perché siamo solidali o siamo razzisti? ecc…

Mi viene in mente un famoso racconto di Jorge Luis Borges “Il giardino dei sentieri che si biforcano” della raccolta Finzioni, nel quale si descrive una storia che sbalordisce nel momento in cui protagonista del racconto diventa “il labirinto”, appunto, dei sentieri che si biforcano. In ogni istante della nostra vita c’è un bivio che ci attende, e scelta dopo scelta percorriamo una strada che ci porterà ad essere quello che siamo e a trovarci dove stiamo.

In fin dei conti le persone appena nascono entrano nel loro labirinto fatto di infinite e successive scelte spesso non coscienti, ma decisive.

A volte se ne esce, ma solo temporaneamente, se si ha il coraggio di guardarsi in modo distaccato, per ritrovarsi indenni e per certi versi felici o distrutti ed alienati.

Ma come ho detto, la Vita è proprio così: percorrere i nostri giorni dentro il labirinto di Borges, cumulando un’infinità di scelte, sapendo che per ognuna di esse esiste teoricamente un nostro clone che ha fatto una scelta diversa e che ha avuto un destino completamente diverso.

Se si vuole provare l’ebbrezza delle montagne russe basti sapere che, la moderna fisica teorica ipotizza che la realtà potrebbe consistere di moltissimi, forse infiniti, universi paralleli e separati tra loro di cui nulla sappiamo, ma nei quali condurrebbero la loro esistenza copie di noi stessi, molto diverse tra loro o tali solo per qualche dettaglio.

Un’ipotesi, già presente nel pensiero di Auguste Blanqui, un precursore ottocentesco del concetto del Multiverso, poi ripresa da Jorge Luis Borges nel racconto che ho citato, fino a trovare, attualmente, molti sostenitori nell’ambito della Fisica Quantistica (Stephen Hawiking, Michio Kaku, Steven Weinberg, ed altri).

Dove si trovano tutti questi mondi alternativi? Suggestive risposte vengono proprio dalla Fisica Quantistica e dalla Teoria delle Stringhe che presuppongono l’esistenza di una realtà estesa a molte dimensioni.

A questo punto se ne potrebbe trarre la conclusione che il nostro status è frutto di una pura casualità, determinata da innumerevoli incroci in corrispondenza dei quali potremmo aver indovinato o sbagliato per nostra fortuna o per nostra sventura. Potremmo darci una ragione attribuendo alla fatalità la giustezza o meno nell’aver imboccato ogni singolo sentiero. Saremmo però degli ipocriti, perché sappiamo benissimo che di fronte ad ogni scelta, anche la più banale, c’è una coscienza, un’anima che ci connota come individui e noi siamo esattamente la somma di questi infiniti attimi in cui la nostra coscienza ci ha fatto decidere in un modo anziché in un altro. Forse si nasce già con una propensione a regolarsi in un certo modo ad ogni bivio, una carica interna che deriva dalla nostra genia. Diversamente non si spiegherebbe perché folti gruppi e aree intere di popolazioni si ritrovino su identici o similari percorsi. Non si potrebbe dare una ragionevole spiegazione della numerosa adesione, in un paese moderno e civile come gli Stati Uniti, ad un’ideologia razzista che si esprime da secoli nella peggiore persecuzione della popolazione di colore. Solo riconoscendo agli Yankee la loro intrinseca natura, di colonizzatori di successo, si può concepire un odio razziale che sfocia nell’omicidio, perché la filosofia di base è come quella del “chiodo scaccia chiodo” ma nel vero senso fisico ovvero: “io arrivo e caccio via colui che già era lì”.

Potremmo dire a questi razzisti che, se non ne hanno a sufficienza nelle parole di Cristo, si ricordassero degli infiniti mondi possibili di Borges e del Multiverso di Hawiking per cui, in molti mondi, loro in questo istante, sono esattamente dalla parte opposta.

(MV)