Smart Mobility

in una Smart City

Abbiamo fatto una chiacchierata con Fabio Pompei, un giovane ingegnere informatico, con PhD in Ingegneria Elettronica, docente universitario, autore di pubblicazioni scientifiche nell’ambito delle Telecomunicazioni. È stato consigliere municipale a Roma. È autore di libri sul tema dell’innovazione. In una delle sue prime pubblicazioni “Conversione digitale – la vita ai tempi della web tecnology” (2016) dedica la Parte II alle smart city.

Cos’è la smart city e quando in Europa si è cominciato a parlarne?

La sua definizione più accademica è quella di un insieme di strategie di pianificazione urbanistica per l’ottimizzazione l’innovazione dei servizi così da mettere in relazione le infrastrutture materiali delle città “con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita” grazie all’impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica, al fine di migliorare la qualità della v ita e soddisfare le esigenze dei cittadini. In sintesi è la possibilità di interagire con la città e i suoi servizi grazie all’impiego delle nuove tecnologie. Con uno smartphone possiamo prenotare un appuntamento per un servizio, prendere una bici, una auto (da poco un monopattino) a noleggio per pochi minuti per raggiungere la nostra destinazione, avere informazioni sull’ambiente, ottimizzare l’efficienza energetica, tutto questo al fine di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Non c’è una data di partenza della Smart City, si è iniziato con alcuni piccoli esperimenti in molte città europee per poi avviare dei percorsi in metropoli come Madrid, Londra, Berlino o Roma. C’è da dire che non c’è neanche una data di fine, non si tratta di un progetto semplice. Tutto può e potrà diventare smart: nuovi processi creeranno nuovi strumenti smart. Ma tecnologie, servizi e applicazioni riconducibili a domini diversi non costituiscono una smart city se non vengono integrati in una piattaforma che assicuri interoperabilità e coordinamento.

Cosa è cambiato dalle prime esperienze e quali sono gli impatti sulla vita delle persone?

La tecnologia si diffonde sempre più e senza saperlo siamo tutti diventati parte della Smart City banalmente portando in tasca uno smartphone sempre connesso ad Internet. Inoltre le reti di telecomunicazioni hanno fatto dei passi da gigante, basti pensare che oggi quasi tutti noi abbiamo una connessione 4G (con velocità importanti) e decine di gigabyte a disposizione ogni mese. La vita delle persone è cambiata enormemente, oggi per esempio è possibile scaricare i certificati che prima si facevano con lunghe ore di fila presso i Municipi direttamente dal pc di casa e gratuitamente. I vantaggi della smart city sono per chi interagisce attivamente ma anche per chi non usa questi servizi (meno persone in coda agli sportelli perché molti preferiscono usare l’applicazione smart). La smart city contribuisce a risolvere i problemi delle città contemporanee:

  • migliora le infrastrutture diffondendo applicazioni nei campi della mobilità e delle reti energetiche e intelligenti;
  • migliora la qualità della vita sia nei campi più fertili per l’innovazione sociale (welfare, istruzione), sia in campo ambientale (per esempio attraverso il monitoraggio delle condizioni ambientali);
  • migliora il governo delle città in termini di processi decisionali e partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

Come può essere smart la Pubblica Amministrazione?

Il Codice dell’Amministrazione digitale, introdotto nel 2005, aveva provato a tracciare il quadro normativo per la digitalizzazione della PA; le successive modifiche hanno reso più stringenti alcuni obblighi per le amministrazioni nell’intento di tutelare sempre di più i diritti dei cittadini, in particolare i diritti digitali, come il diritto all’uso delle tecnologie nei rapporti con gli uffici pubblici. Con il programma SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) ha dato un forte impulso alla smart city. SPID è un abilitatore, molti dei servizi per i cittadini sono accessibili grazie a questo progetto. SPID è il sistema unico di accesso con identità digitale ai servizi online della pubblica amministrazione italiana e dei privati aderenti nei rispettivi portali web (es. INPS, INAIL, ecc.): cittadini e imprese possono accedere a tali servizi con un’identità digitale unica (l’identità SPID) che ne permette l’accesso e la fruizione da qualsiasi dispositivo (computer desktop, tablet, smartphone).

Siamo abituati a pensare che Roma, rispetto ad altre capitali, sia molto indietro anche dal punto di vista dell’innovazione tecnologica. Eppure anche qui qualcosa di positivo nella direzione della semplificazione della vita dei cittadini è stato fatto. Puoi raccontarci qualche esperienza di successo?

I sistemi elimina code (penso a TUPASSI nei municipi e a QURAMI negli ospedali) sono strumenti a disposizione dei cittadini, che permettono di prenotare a distanza i servizi e di utilizzare meglio il proprio tempo. A Roma è oggi possibile attivare e terminare la sosta sulle strisce blu direttamente dal proprio smartphone e acquistare e vidimare il biglietto dell’autobus e della metro. Car sharing, bike sharing e oggi lo sharing dei monopattini consentono, scaricando l’app sul proprio smartphone, di rispondere alle diverse esigenze di mobilità da e per il centro e all’interno dell’area a traffico limitato. Si tratta di soluzioni alternative e complementari all’uso dei mezzi privati e dei mezzi pubblici, che aiutano i cittadini a muoversi con più semplicità, riducendo i costi e contribuendo concretamente alla tutela dell’ambiente. “Muoversi a Roma”, app dell’Agenzia per la mobilità, informa i cittadini e aggiorna in tempo reale sulla mobilità pubblica e privata. Permette di conoscere i tempi di percorrenza e lo stato del traffico su 140 km di arterie stradali urbane. Tutte iniziative lodevoli, insieme a quelle relative alla promozione del patrimonio artistico culturale, che rendono più semplice la vita dei cittadini e dei turisti e più fruibile la città.

Hai fatto l’amministratore a Roma, quanto la tua esperienza di studio e lavoro ha orientato la tua attività di amministratore e quanto fare l’amministratore ha modificato le tue convinzioni sulla digitalizzazione? Se ti venisse chiesto: se fossi il nuovo sindaco di Roma qual è la prima cosa che faresti, il primo provvedimento?

Sicuramente la mia formazione è sempre stata orientata all’innovazione, l’esperienza da amministratore mi ha però aiutato a comprendere meglio i bisogni concreti delle persone. Se fossi sindaco di Roma, ripartirei dalle piccole cose, quelle che si lasciano sempre indietro. I cittadini hanno bisogno di decoro e sicurezza, i quartieri vanno vissuti ma per viverli c’è bisogno di strade pulite, marciapiedi praticabili, cura del verde e servizi efficienti.

Grazie Fabio per la tua testimonianza: ripartiamo dalle piccole cose ma pensiamo in grande!

(La Redazione)