L’IMMIGRAZIONE TRA DIRITTI NEGATI E PROBLEMI SOPITI

Il tema era continuamente all’ordine del giorno durante il primo Governo Conte e si sintetizzava nelle espressioni ricorrenti dei media del tipo: “Il problema dell’immigrazione divide l’Europa”, “È ancora emergenza sbarchi”  oppure “Ennesima tragedia nel Mediterraneo” e ancora “la nave Diciotti che non viene fatta entrare nei porti italiani e la nave Sea Watch …”.

Il problema si è sopito non appena la voce di Salvini é passata in secondo piano grazie all’abile mossa di Renzi e del suo partito che ha consentito la nascita di un altro Governo, che pure con la stessa presidenza, era sostenuto da una maggioranza molto diversa. Poi i media hanno completamente abbandonato l’argomento nel momento in cui gli “ospiti indesiderati” hanno smesso di bussare alle porte del nostro paese diventato più pericoloso dei loro paesi di provenienza a causa della pandemia.

In verità si erano sopite anche le voci di quanti avevano tanto combattuto per i diritti dei migranti (jus soli, jus culturae, quote d’ingresso, ecc.) e per l’abrogazione dei famigerati decreti sicurezza del governo Conte 1.

Stavamo già pensando che l’isterismo collettivo contro l’immigrazione fosse superato, quando una carenza di manodopera per alcune attività che gli italiani rifuggono come la peste (raccolta dei pomodori, lavorazioni agricole ortive di vario genere, accudimento degli anziani e delle persone non autosufficienti, ecc.),  fenomeno questo opposto a quello da noi finora conosciuto, non ha riproposto il problema. In particolare quando la nostra splendida Ministra Teresa Bellanova  ha mostrato che senza i migranti che lavorano, siamo, come si dice, con il sedere per terra. In verità la manodopera c’era, ma era un’invisibile massa di gente in ombra e privata dei diritti civili che il nostro sistema fingeva di non conoscere perché costituita da lavoratori senza permesso di soggiorno o con permesso scaduto e pertanto inutilizzabile legalmente dalle aziende e famiglie che ne avevano bisogno.

Porre in essere un atto di civiltà e di umanità, che avrebbe sottratto materia prima al caporalato e restituito dignità a tanti lavoratori sfruttati con paghe minime, ma anche risolvere un problema al nostro sistema produttivo agricolo che garantiva e garantisce il continuo rifornimento dei nostri supermercati, ha ridestato i combattivi spiriti dei “tutori della razza italica”. E’ stata dura la battaglia della Ministra che si è spinta fino a minacciare le dimissioni, ma il risultato, nonostante la tenace contrarietà anche di alcune forze di governo, ha avuto un esito positivo e ha portato alla regolarizzazione di numerosi lavoratori essenziali per il funzionamento di alcuni settori dell’economia e della società.

Quanto fosse necessario e urgente il provvedimento di regolarizzazione della Bellanova lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, l’uccisione a Caltanisetta del giovane pakistano Adnan Siddique, arrivato in Italia cinque anni fa e freddato a coltellate per mano della criminalità organizzata il 3 giugno scorso. Aveva appena preso le difese di un gruppo di braccianti vittime di caporalato, accompagnando uno di loro a sporgere denuncia contro i “protettori”. 

Per restare sul tema della paura dei numerosi arrivi sulle nostre coste, noi italiani dovremmo ben rammentare che i nostri bisnonni, nonni e persino genitori, hanno vissuto queste vicende a parti invertite. Comunque a prescindere dalla umana comprensione che noi dovremmo avere più di altri,  sarebbe fondamentale porsi lucidamente e prosaicamente una domanda fondamentale: L’ immigrazione favorisce o no l’economia  e la società dei paesi di arrivo?

Si parla specificamente del nostro Paese nel Rapporto 2018 sull’economia dell’immigrazione “Prospettive di integrazione in un’Italia che invecchia”, presentato dalla Fondazione Leone Moressa a Roma, Palazzo Chigi, descrivendo un paese che invecchia, che vede trasferirsi all’estero i giovani più capaci, in cui le nascite sono al livello minimo dal 1861. l’Italia potrà sopravvivere al lungo “inverno demografico” che ha di fronte, solo ricercando politiche nuove per integrare nel proprio sistema socio-economico, in modo strutturato, gli immigrati, riconoscendo loro una dignità e un valore e instradandoli verso l’accesso regolare al mercato del lavoro. I numeri, d’altronde, parlano chiaro. Secondo le previsioni riportate nello studio, nel 2050 la popolazione anziana in Italia crescerà del 47%. Al contrario, giovani e adulti di età compresa tra 15 e 64 anni diminuiranno del 18%. 

Nel 2018 in Italia gli stranieri regolari erano 5 milioni, l’8,5% della popolazione nazionale. Di questi, circa la metà avevano un lavoro regolare, svolgendo per lo più mansioni poco qualificate e poco retribuite, il che significa che non scippavano alcuna opportunità agli italiani.

Producevano un valore aggiunto pari a 131 miliardi (l’8,7% del valore aggiunto nazionale), dichiaravano 27,2 miliardi di euro, versavano 3,3 miliardi di euro di IRPEF e contributi pari a 11,9 miliardi di euro, partecipavano al Pil con una fetta pari a quasi il 9%. 

L’ex Presidente dell’INPS Tito Boeri il 4 luglio 2018 presentando, presso la Sala della Regina di Montecitorio, la Relazione annuale dell’Istituto alle Camere, ha affermato, tra l’altro: “Le previsioni sulla spesa indicano che anche innalzando l’età del ritiro, ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne che oggi tendono ad avere tassi di partecipazione al mercato del lavoro più bassi, incrementi plausibili e non scontati della produttività, per mantenere su livelli sostenibili il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora, è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese … “.

«Il declino demografico è un problema molto più vicino nel tempo di quanto si ritenga», ha detto ancora Boeri, aggiungendo che il dimezzamento dei flussi migratori in cinque anni farebbe perdere una popolazione equivalente a quella odierna di Torino, mentre azzerando del tutto l’immigrazione, secondo le stime di Eurostat, perderemmo 700.000 persone con meno di 34 anni nell’arco di una legislatura.

«Se tagliamo il numero di immigrati regolari e abbiamo questo calo delle nascite, noi abbiamo dei seri problemi nel finanziamento del nostro sistema di protezione sociale e pensionistico. Questa è una verità incontrovertibile» (…) «Io credo che sarebbe interesse di tutti, a partire dalla classe politica, da chi oggi ha in mano le leve del governo, dare informazioni giuste ai cittadini, perché quando poi si dovranno fare le scelte che la demografia ci impone i cittadini devono poter capire perché si fanno queste scelte» ha ribadito ancora Boeri, intervenendo alla Conferenza nazionale dei servizi della Cisl.

Fatte queste premesse la risposta alla domanda di partenza se L’ immigrazione favorisca l’economia dei paesi di arrivo, trova una risposta lampante che è un SI grande come una casa, ma purtroppo molti sono spaventati dagli immigrati perché mossi da convinzioni errate come se gli immigrati togliessero posti di lavoro, ma in verità non c’è un numero fisso di posti di lavoro, anzi,  gli immigrati quando spendono i loro guadagni ottenuti con lavori umili e poco appetibili creano posti di lavoro.

Impaurita, incattivita e delusa è la società italiana fotografata dal Censis nel 52° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, in cui si fa cenno ad una specie di “dieta mediatica” sul  fenomeno dell’immigrazione a cui sono stati sottoposti gli italiani. 

La percezione di un eccesso di presenze di extracomunitari e di stranieri immigrati è diventata centrale, anche se assolutamente infondata, a causa della spasmodica ricerca di consenso di alcune forze politiche istillando paura e rancore, un metodo scorretto e brutale di fare politica che, facendo appello alla pancia degli italiani,  ha gonfiato e fatto da doping ad una falsa analisi della realtà.

(MV)