Donne coraggiose

Pubblichiamo molto volentieri, seguendo il filo emozionale con l’articolo “Rosaria, Roberta, Annamaria” del 26 luglio, questo articolo-intervista dello scrittore Marco Petrucci che abita nel nostro Municipio.

L’immagine che abbiamo scelto per accompagnare il racconto è dal film La sconosciuta di Giuseppe Tornatore.

DONNE CORAGGIOSE

Alcuni articoli e idee prendono vita grazie a un caso fortuito che il destino ci regala. Nello specifico da un incontro con una persona speciale, con una storia difficile. L’attualità ci propone, sempre più spesso, vicende in cui le vittime sono donne. Ma le donne hanno forza e capacità per superare ogni difficoltà e discriminazione.

L’articolo è dedicato a loro e a tutti i “maschietti” chiamati a riflettere sulle loro azioni e sui loro comportamenti.  

Ci può essere sempre una strada, un modo per superare le difficoltà.

Ramona nasce a Oradea, una piccola città rumena proprio al confine con l’Ungheria. Vive l’infanzia sotto il regime sovietico e, nell’adolescenza, il passaggio a un governo filo occidentale. 

Ho deciso di lasciare alle sue parole l’emozionante racconto (concedendomi piccole correzioni per renderlo più scorrevole) che parte dall’incontro con il futuro marito sino al suo arrivo in Italia. Si tratta di un italiano non “perfetto” ma, credo, sia la scelta migliore per non inficiare la genuinità del narrato.  

“Ho finito la mia adolescenza precoce quando ho incontrato questo ragazzo che era più grande di me di sette anni. Usciva con una mia amica ma a me piaceva molto. Un giorno ero dalla mia amica e lui, che abitava nello stesso edificio a un piano più alto, affacciandosi dal balcone mi fece segno di salire. Così ci siamo conosciuti. Poi la prima uscita. Avevo diciotto anni e frequentavo l’ultimo anno di liceo. Mi piaceva il suo profumo, non era bello ma mi affascinava il suo modo di essere, la sua personalità. Siamo andati anche in vacanza insieme per tre giorni con una tenda, noi, il fratello e la cognata. Lì non è successo niente. Quando abbiamo provato in macchina a fare l’amore io avevo una paura tremenda di questo e quindi ci siamo fermati a metà. Piansi molto perché non ero pronta, poi lui non mi ha chiesto più nulla fino a quando non abbiamo deciso di sposarci in comune. La sera, dopo la festa, abbiamo fatto per la prima volta l’amore e sono rimasta incinta. Durante la gravidanza lui era spesso assente per lavoro e vivevo insieme a mia madre. Ha cominciato a tirare fuori i denti approfittando delle mie insicurezze. Mentre ero in gravidanza, a tre mesi, ho ricevuto il primo schiaffo per una banale discussione. Poi purtroppo le violenze sono continuate fino al parto. E’ nata una bella bimba… dopo due mesi ero di nuovo incinta.

Ero molto ingenua, mancanza d’informazioni, di cultura… però ormai avevo paura della sua violenza e non volevo altri figli. Parlai con mia madre che subito mi portò dal ginecologo. Rimasi lì in ospedale e feci subito l’intervento per abortire. Esperienza terribile. Erano due gemelli …

Dopo è iniziato il vero calvario. Lui era arrabbiatissimo per questa mia decisione e le cose sono peggiorate. Ero bella, giovane; lui più grande, molto autoritario e possessivo… sono rimasta incinta per altre tre volte, dovendo sempre ricorrere all’aborto perché non volevo altri figli da lui. A quel punto l’ho lasciato perché la violenza era aumentata. Mi ha fratturato il naso e le costole oltre a prendermi con la forza nonostante tentassi di oppormi in tutti i modi. Allora decisi. Una mattina mi sono svegliata alle quattro, gli dissi che sarei andata da mia madre, con lui non mi sentivo più sicura. Preparai una borsa con un solo cambio per me, presi mia figlia (che aveva due anni e mezzo) … senza soldi perché lui pensava che senza risorse non avrei avuto il coraggio. Con l’autostop raggiunsi casa dei miei che distava una cinquantina di chilometri. Per fortuna trovai una persona gentilissima che comprese la situazione. Da quel momento ho cominciato a tirarmi su, mia madre mi è stata vicino. Papà mi portò subito da un medico legale per le lastre in modo da poter iniziare le pratiche per il divorzio. Lui, da quel momento, non ha più voluto né vedermi né sentirmi. Ho provato a proporgli una separazione tranquilla soprattutto per la serenità di mia figlia che era molto attaccata al padre. Ma lui volle un vero e proprio processo, dove portò dei falsi testimoni che dissero che io intrattenevo rapporti sessuali con loro mentre mio marito era lontano per lavoro. Per lui non avevo valore, la donna era una proprietà, una cosa. Era una mentalità molto diffusa in quella zona dell’est europeo. In tutto quel periodo rimasi chiusa in casa cercando di dare un minimo d’istruzione a mia figlia. Mi dedicavo completamente a lei. Mamma mi confessò che già da tanto tempo aveva scoperto che lui aveva un’altra donna. Papà non ha mai detto nulla ma mi è stato vicino semplicemente comprendendomi, con dolcezza. Per fortuna grazie a un bravo avvocato, ottenni il divorzio, pur non prendendo un soldo. Trovai lavoro in un albergo. Cominciai dando una mano in cucina. Dal pulire le patate fino a diventare aiuto chef. Il capo chef era una donna che mi ha aiutato tantissimo, insegnandomi tante cose. Divenni molto brava e cominciai a guadagnare molto riuscendo a mettere da parte un bel gruzzolo. Lavoravo sette giorni su sette dormendo pochissimo. Finalmente erano soldi che guadagnavo con le mie mani riuscendo perfino ad aiutare i miei. 

A causa delle ferite sull’anima non cercavo un rapporto fisso, ma nei momenti liberi pensavo a divertirmi. Ero ancora giovanissima. Ero libera mentalmente ma non avevo le nozioni della libertà. Ero cresciuta con le restrizioni imposte dalla società, dalla famiglia, dal marito. Ora guardavo tutto con occhi nuovi. Soprattutto assorbivo tutto quello che veniva dall’occidente, dall’America: film, documentari. Mi chiedevo: perché non posso cambiare? Io devo cambiare ogni volta che voglio. 

Arrivai a ventisette anni senza fare mai una vacanza. Un giorno, durante una cena con amici, mi proposero di partire per l’Italia. Per me era un sogno. Avevo cantato per anni in un coro e come soprano. Amavo l’opera, Pavarotti, l’Italia, un paese pieno di ardore che avevo sempre desiderato. Decisi in poche ore. Preparai la valigia e dissi al mio capo vi lascio. Vado in Italia, non torno più. Ho avuto il coraggio e anche l’irresponsabilità di partire. Ho fatto una breve vacanza a Nettuno e poi sono arrivata a Ostia. E quando dalla Colombo sono arrivata sulla rotonda, dove all’improvviso appare il mare, ho sentito una farfalla nello stomaco, come quando t’innamori. E mi è successo così, come se mi stessi innamorando di un uomo. In quel momento ho detto: questo è il mio posto, qui morirò, da qui non andrò via, sarà la mia città del cuore. Gli altri mi derisero ma sono passati quasi diciassette anni e sono ancora qui. Da lì ho compreso che provo delle sensazioni speciali. Come quando da piccola sognavo di andare sulla Luna e non volevo svegliarmi. Tutto questo ha portato a quello che mi ha illuminato: alla consapevolezza, a scoprirmi, a lavorare sulla mia crescita personale, a comprendere la mia energia interiore, a non credere più in un Dio, a costruire il mio Dio nell’universo, nell’amore universale …”

Questa è parte della vita di Ramona che continua a lottare ogni giorno, lavorando e credendo fermamente nelle proprie idee. 

E come ama dire spesso: Sorridi sempre, anche quando ti sembra di non averne voglia. Alla fine quel sorriso diventerà vero.

Marco Petrucci 

28 luglio 2020