Come un respiro

l’ultimo libro di Ferzan Ozpetek 

(riceviamo e volentieri pubblichiamo)

Genere: Narrativa
Casa Editrice: Mondadori
, 2020

Il regista turco, ormai naturalizzato italiano, torna per la terza volta alla scrittura. La storia è ambientata a Roma, nell’amato quartiere Testaccio, ma è inframmezzata da numerose lettere che ci trasportano a Istanbul. Un gruppo di amici, durante la preparazione di una cena, ricevono la visita inaspettata di Elsa Corti, l’anziana sorella della precedente proprietaria dell’appartamento.  Da quel momento si dipana una storia (tra il thriller e il dramma) molto complessa che coinvolge non solo le due anziane sorelle ma anche, loro malgrado, le tre coppie di amici convenuti per la serata. Sulla trama non mi dilungo oltre per non rovinare il gusto della lettura.Sono sincero. Non conosco le altre opere letterarie di Ozpetek. In questo caso, l’autore non si discosta molto, per temi e situazioni, dai suoi film. Le atmosfere che si respirano sono molto simili e non rimarrei sorpreso se, prima o poi, dal libro prendesse forma un’opera cinematografica. Il limite (o il pregio), comune a molti autori, è quello di non distanziarsi troppo da alcune situazioni che divengono quasi prevedibili: la coppia omosessuale, l’autocitazione del bagno turco (hamam). Non mancano i momenti ispirati, come le lettere di Elsa. E, non a caso, la parte più intrigante rimane la descrizione di Istanbul e dei suoi luoghi ammantati di fascino. Un’opera stilisticamente ben scritta, dalla lettura veloce e scorrevole. A parte il “colpo di scena” finale, il tutto si basa su una dicotomia ben precisa. Il presente dove tutto avviene in modo prevedibile e attraverso dialoghi persino banali. Il passato, narrato attraverso il carteggio di Elsa, dove le situazioni sono imprevedibili e, persino, “esagerate” nel loro dipanarsi. Quasi una favola, ambientata negli anni settanta del secolo scorso, contrapposta alla linearità, apparente, del presente. Se non vi attendete un capolavoro, scoprirete la piacevole lettura di un buon romanzo.    

(Marco Petrucci)