DomenicALcinema

A partire dalla suggestione del nostro post domenicale di domani 2 agosto 2020, condivido alcune considerazioni sul film citato nell’articolo, Little miss sunshine, uscito nel 2006 per la regia di Jonathan Dayton e Valerie Faris.

Oltre ad essere un chiaro invito a superare la logica del successo personale come ancorato alla notorietà e al riconoscimento di uniformità agli standard sociali di bellezza e capacità, il film è ancor più un bellissimo luogo d’incontro fra personaggi tutti portatori di specificatà, diversità, distanza dagli standard e complessità esistenziale.

Potremmo dire che nella atipica famiglia americana protagonista del film, a tutti spetta aver un ruolo da “scardinare”, restituendo alle esistenze l’autenticità e bellezza di una soggettività esistenziale che il film difende e restituisce in piena bellezza.

Il nonni, lo zio, i genitori, il fratello, la bambina, sono i protagonisti di una scoperta della vita anche attraverso una morte accudita, non lasciata da sola.

Nella commedia americana, ancora del tutto attuale, una speranza nei dialoghi faticosi ed autentici, contro la logica della omologazione nei ruoli e nei vissuti.

Se avete un po’ di tempo, cercatelo e rivedetelo 🙂 ha una gran gioia dentro

(NG)

Sotto, la scena più bella del film