Rivelazioni

Lo “scoop” di Repubblica, imbeccata da non meglio identificate fonti dell’INPS su presunte richieste ed erogazioni del bonus da 600€ (diventati poi 1000€) dedicati alle Partite IVA che nel periodo del lockdown avevano visto ridotto il loro reddito, induce qualche riflessione che condivido volentieri.

  1. Il bonus sarebbe stato chiesto e ottenuto (con qualche differenza tra le due azioni) da un massimo di 5 parlamentari che, secondo Repubblica, appartengono ai gruppi di Lega, M5S e Italia Viva. Dico subito che, chiedere un bonus da 600€ erogato dallo Stato come misura a sostegno di un reddito compromesso dal lockdown, non è un crimine, ma è un atto politicamente intollerabile se chi lo chiede è un parlamentare che percepisce un assegno mensile di 12.000 € netti abbondanti e, almeno su quello, non ha avuto nessuna flessione. Ho scritto di proposito “chiedere”, perché nell’immoralità inaccettabile del gesto, non vi è alcuna distinzione tra “chiedere” e “ottenere”. Chi lo ha fatto, a qualunque schieramento appartenga, deve trarre al più presto le conseguenze di questo gesto e comprendere che non rappresenta nessuno. Lasciare lo scranno e fare posto a chi, sperabilmente meglio di lui, possa rappresentare la popolazione da cui ha avuto delega.
  2. Il bonus sarebbe stato chiesto e ottenuto anche da circa 2000 amministratori locali. Qui dirò una cosa forse controcorrente, ma tra un parlamentare e un amministratore locale esistono sostanziali differenze in termini di reddito e quindi di impatto del lockdown. Se dobbiamo credere a Virginia Raggi, un consigliere comunale di Roma Capitale (il comune più grande d’Italia, per cui, è lecito pensare, quello con le indennità maggiori) ha uno stipendio annuo di circa 27.000 € lordi. Con questa cifra, è normale pensare che il consigliere, per motivi di sopravvivenza (a meno che non sia sostenuto dalla famiglia) abbia anche un altro lavoro. Se questo è stato impattato dal lockdown, non vedo alcuno scivolone morale nel chiedere il sostegno. Ovviamente potrebbero esserci situazioni diverse in mezzo ai 2000, e qui veniamo al terzo punto.
  3. Chi ha diffuso le notizie (INPS) e le ha pubblicate (Repubblica) ha sparso una palata di fango sull’istituzione Parlamento e sulla politica in generale (amministratori locali) senza che sia stato commesso alcun reato. L’INPS e Repubblica hanno quindi fatto politica. In questi termini è quindi inaccettabile fare appello alla privacy per mantenere nell’anonimato i cosiddetti “furbetti”. L’anonimato infatti sparge fango in maniera uniforme su tutta la politica gettando in pasto alla famosa “pancia” del popolo un’intera istituzione sulla cui composizione e numerosità, a breve, sarà chiamato a esprimersi in un referendum costituzionale. E’ impossibile non vedere che questa azione politica di INPS e Repubblica miri a sostenere un vento di antipolitica negando a chi fa politica sul serio la possibilità di difendersi estirpando le mele marce (parlamentari) o di spiegare caso per caso le situazioni che hanno portato alla richiesta del bonus (amministratori locali). Il gesto di INPS e di Repubblica è tra tutti il più grave e viene, almeno da parte di INPS, al culmine di una serie di epic fails che vanno dall’erogazione del reddito di cittadinanza a criminali di ogni genere, alla brillante idea del “click day” per l’erogazione del famigerato bonus (poi rientrata, ma non in tempo per far crollare il sito dell’INPS), alla violazione della privacy di privati cittadini (questa sì, bella eclatante e senza controlli) dando colpa a fantasmatici hacker per un presunto attacco informatico. 

Concludendo, chiediamo con forza la disclosure sui nomi dei famosi furbetti (tutti, in modo che possano anche spiegarsi e difendersi, ma soprattutto per proteggere le istituzioni a cui appartengono), le dimissioni dei parlamentari che hanno chiesto il bonus (non importa se lo hanno ottenuto o meno) e, soprattutto, le dimissioni di Tridico e il commissariamento dell’INPS che da soggetto politico (o, come oggi, antipolitico) deve ritornare a essere un ente statale a sostegno del reddito dei cittadini.

(R.V.)