CHI SBAGLIA AL REFERENDUM: I Sì oppure I NO ?

“Se hai una buona ipotesi investigativa, ma prendi in considerazione solo quello che la conferma, finirai con l’ignorare tutto il resto. Non vedrai tutto il resto. E’ il sistema migliore per allestire errori catastrofici; prima o poi qualcun altro, un avvocato o il giudice che dovrà valutare il tuo lavoro, si accorgerà di quello che hai ignorato e farà saltare la tua ricostruzione. E tu dopo, magari, insisterai che sono loro a non aver capito niente, o che addirittura sono in malafede, e questo solo perché sei incapace di vedere al di fuori del tunnel definito dalla tua teoria. Per provare davvero una congettura, e soprattutto una congettura investigativa, bisogna sforzarsi di demolirla. Solo se resiste a questo tentativo puoi sostenere che è davvero utile a spiegare gli accadimenti.” … “Il giudice Colonna sosteneva che un metodo efficace è porsi rispetto al capo di imputazione e agli atti investigativi con l’atteggiamento mentale di un avvocato difensore, cioè andando a scovarne le debolezze. Occorre liberarsi provvisoriamente del proprio punto di vista e adottarne uno opposto.”

Questo è ciò che dice il graduato dell’Arma maresciallo Pietro Fenoglio in un libro di Gianrico Carofiglio, intitolato La Versione di Fenoglio, che in effetti più di un romanzo è un mirabile manuale di investigazione.

Questo pezzo, dedicato agli errori investigativi, l’ho riportato quasi per intero perché, non solo indica un valido metodo per evitare che innocenti patiscano la galera, ma declina in maniera lucida, sintetica e chiara il principio garantista che dovrebbe assistere sempre la  ricerca della verità da parte degli inquirenti.

Detto questo potrei aver finito. E’ talmente importante questa regola che dovrebbe costituire un modello etico di ogni comportamento relazionale. E’ come mettersi nei panni dell’altro buono o cattivo che sia per capire la verità; per comprendere il prossimo bisogna sempre partire con il “principio di innocenza”.

E allora perché non farne tesoro in una questione che mi assilla da settimane di cui non so darmi ragione?

Ho molti amici, colleghi vecchi e nuovi, conoscenti, persone spesso intelligenti, riflessive, spesso idealmente posizionate politicamente nella stessa area in cui mi riconosco, con le quali mi confronto anzi mi scontro perché continuano a ripetere che al referendum del 20 p.v. voteranno SI. E se avessi torto io che sono assolutamente schierato per il NO? Allora ho pensato: applichiamo il metodo Fenoglio. 

Il “sospettato” è il SI; poniamoci nei suoi confronti conl’atteggiamento mentale di un avvocato difensore e vediamo se le tesi che lo sostengono reggono.  Quelle che seguono sono le giustificazioni che sento in bocca ai sostenitori del SI.

Tesi n. 1: La riduzione del numero dei Parlamentari consente un apprezzabile risparmio sulle finanze pubbliche. 

Verifica:  Non regge. Il risparmio c’è, ma il conteggio puntuale dello stesso deduce per un importo irrisorio, quasi insignificante e tutti sanno che ogni cittadino risparmierebbe meno di un caffè l’anno.

Tesi n. 2: questa è la tesi dell “intanto si manda un segnale forte alla Casta”. 

Verifica: Non regge. Definire Casta in senso dispregiativo il Parlamento della Repubblica significa ignorare che questo è l’unico organo dello Stato i cui membri sono eletti con voto popolare. A parte leggi elettorali, scelta dei candidati, listini bloccati (tutte cose che con la riforma costituzionale non c’entrano nulla), il Parlamento è l’espressione diretta del voto dei cittadini e minarne la credibilità considerandolo Casta è come darsi la zappa sui piedi.

Tesi n. 3: La riduzione del numero dei parlamentari migliora l’efficienza e la qualità perché i Partiti sarebbero costretti, in ragione dei numeri ridotti, a selezionare i candidati migliori.

Verifica: Non regge. L’efficienza e la qualità dei candidati non si può connettere con il numero degli stessi.  E i migliori quali sarebbero? Per chi sarebbero i migliori? Per le segreterie di partito? La logica vorrebbe che più sono e più è facile che entrino i migliori considerati tali dagli elettori, meno sono e più è facile che entrino solo quelli valutati tali dalle segreterie.

Tesi n. 4: Il nostro paese ha troppi parlamentari rispetto agli altri paesi europei, il che significa che il numero degli stessi è sovradimensionato.

Verifica: Non regge. Intanto questo fatto, se fosse vero, non sarebbe di per se un indice negativo, anzi si potrebbe sostenere il contrario, ovvero che la scelta dei nostri costituenti è stata migliore di quella degli altri paesi.  Vero è che ad oggi il numero di 941 membri del nostro parlamento  è secondo solo a quello del Regno Unito, che guida la classifica per il peso anche della Camera dei Lord, i cui 792 membri si aggiungono ai 650 della Camera Bassa, ma la classifica si ribalta se si prende in considerazione il parametro della rappresentanza (il numero di parlamentari per 100mila abitanti). L’Italia, già adesso, occupa il 24° posto (un deputato ogni 100mila abitanti) nella graduatoria delle Camere Basse. Con la riforma scenderebbe addirittura all’ultimo posto nella Ue. In questo caso a guidare la classifica sono i piccoli Paesi, come Malta (14,3), Lussemburgo (10) ed Estonia (7,7). Tra i 14 Stati che hanno anche una Camera Alta, ad oggi l’Italia si piazza al 9° posto. E con la riforma diventerebbe penultima a pari merito con la Polonia (0,3 senatori ogni 100mila abitanti) e davanti solo alla Germania (0,1).

Tesi n. 5: E’ assurdo votare in maniera difforme da come gli stessi parlamentari, oggetto della riforma, hanno votato nelle loro sedi istituzionali per ben quattro volte. Addirittura nell’ultima votazione quella definitiva alla Camera dei deputati, dell’8 ottobre 2019, hanno votato quasi all’unanimità, ovvero su 569 presenti e 567 votanti l’esito è stato: favorevoli 553, contrari 14, astenuti 2. 

Verifica: Qui l’investigatore dovrebbe ammettere che la motivazione addotta dal sospettato a sostegno della sua verità è valida. Non ci sono dubbi che i fatti siano quelli descritti, ovvero il Parlamento si è auto evirato con molta convinzione.

Approfondiamo il tema , vediamo come sono andate le votazioni.• 7 febbraio 2019: il Senato della Repubblica approva il disegno di legge in prima deliberazione con 185 voti favorevoli, 54 contrari e 4 astenuti.• 9 maggio 2019: la Camera dei deputati approva il disegno di legge in prima deliberazione con 310 voti favorevoli, 107 voti contrari e 5 astenuti.• 11 luglio 2019: il Senato della Repubblica approva il disegno di legge in seconda deliberazione con 180 voti favorevoli e 50 contrari. La maggioranza è quindi inferiore ai due terzi dei componenti richiesta dal terzo comma dell’articolo 138 della Costituzione per rendere inammissibili le richieste di referendum.• 8 ottobre 2019: la Camera dei deputati approva il disegno di legge in seconda deliberazione con 553 voti favorevoli, 14 voti contrari e 2 astenuti (maggioranza superiore ai due terzi dei componenti).

Se badiamo bene a come sono andate le cose scopriamo che le prime tre votazioni sono avvenute durante il primo Governo Conte (giallo/verde) e il PD ed altri partiti di opposizione hanno votato contro il progetto di riforma. In pratica le prime tre votazioni sono state sostenute da una maggioranza (principalmente M5S e Lega) poco parlamentarista (per cosi dire). Nella quarta votazione anche il Pd e gli altri partiti che sono andati a sostenete il secondo Governo Conte, contraddicendosi bellamente, hanno votato a favore e sappiamo perché. Ovvero per raggiungere il famoso accordo per formare un governo che facesse uscire dalla scena la Lega di Salvini (con i “pieni poteri”). In verità sembra che alcuni partiti abbiano venduto l’anima al diavolo, ma “per salvare la democrazia”. Sta di fatto che il famoso accordo non è stato rispettato perché si sarebbe dovuta fare una legge elettorale, cambiare la rappresentanza regionale e altre cose.

Io direi che anche la Tesi n. 5 non sostenga le ragioni del sospettato, tanto più che la terza votazione non ha raggiunto la maggioranza qualificata richiesta ed ha aperto la strada al referendum confermativo, referendum che ha la sua autentica anima di strumento di valutazione popolare e prescinde assolutamente dalla posizione dei partiti, altrimenti non sarebbe di nessuna utilità.

L’indagine si conclude con la “non innocenza del sospettato” e di conseguenza possiamo con tutta tranquillità votare No al referendum del 20 Settembre senza paura di commettere un errore.

(Marcello Veccia)