WILLY MONTEIRO AVEVA 21 ANNI, ERA UN RAGAZZO LEALE E GENEROSO

Quando l’ultima telecamera si sarà spenta su quell’ultima  irrimediabilmente banale e profondamente inutile frase: “Oggi qui a Paliano è il giorno del dolore…” allora alle parole si sostituirà completamente il lavoro degli inquirenti ed a noi, se non ci lasceremo sommergere e risucchiare dal mare di informazioni ed immagini che ogni giorno ci piovono addosso, dandoci l’errata sensazione di conoscere più cose, di essere tanto più informati, il compito di porci delle domande divenute ormai improcrastinabili ed impegnarci a trovare delle risposte che non siano né consolatorie, né giustificative per noi e per la nostra società. Ma di quel mare, appunto, che ci sommerge cosa resta? Cosa si ferma nella nostra mente e viene davvero elaborato fino a diventare categoria della coscienza? 

Willy Monteiro aveva ventuno anni, era un ragazzo leale e generoso. Quando ho sentito la inaccettabile notizia il pensiero è corso immediatamente a Francesco Monteiro Rossi, il personaggio del meraviglioso libro di Antonio Tabucchi “Sostiene Pereira” che non dovremmo mai smettere di rileggere.

La vita di Pereira grigio, pavido giornalista del “Lisboa”, di cui cura la pressoché inutile pagina culturale, è chiusa nelle piccole rassicuranti abitudini del quotidiano, rifuggendo da ogni cambiamento, negando alla sua ancora fervida fantasia qualunque possibile volo. Fino al giorno in cui irrompe, imprevedibilmente nella sua piatta e rassegnata esistenza Monteiro Rossi, un ragazzo allegro che ama la vita e Marta la sua ragazza. E’ impegnato nella resistenza Monteiro, siamo nel 1938 nel Portogallo di Salazar, questo non viene detto mai esplicitamente, soltanto nelle ultime pagine, e Pereira, che legge un suo articolo sulla morte, lo assume per scrivere in anticipo, per il giornale, per non farsi trovare impreparati, necrologi per personaggi della cultura.

Monteiro dal primo momento chiede anticipi su un ipotetico stipendio, per un lavoro che stenta ad arrivare. I suoi necrologi sono pericolosamente rivoluzionari, Pereira molto timoroso, che ha deciso di non occuparsi più della vita politica, non ne pubblica nessuno ma continua inspiegabilmente ad elargire di tasca propria soldi al ragazzo, confidando al ritratto della moglie morta, a cui racconta costantemente le sue giornate, che forse quel ragazzo potrebbe essere il figlio che non hanno avuto.

Tornato da un viaggio nell’Alentejo, Monteiro, braccato si rifugia a casa di Pereira ed una sera gli confessa, dopo aver saputo che i suoi articoli non sono stati buttati  ma inspiegabilmente conservati in una cartellina, che non sono tutta farina del suo sacco ma che le idee fondamentali sono di Marta e quando il giornalista dice che questa è una cosa molto scorretta “…ma lei dottor Pereira, lo sa cosa gridano i nazionalisti spagnoli?, gridano viva la muerte, e io di morte non so scrivere, a me piace la vita, dottor Pereira, e da solo non sarei mai stato in grado di fare necrologi, di parlare della morte, davvero non sono in grado di parlarne. In fondo la capisco, sostiene di aver detto Pereira, non ne posso più neanch’io.”

La sera in cui tre uomini armati, violenti fanno irruzione in casa di Pereira, Monteiro è nascosto in un’altra stanza, a nulla servono i discorsi della ragione: …mi faccia vedere il tesserino di riconoscimento…la pistola puntata alla bocca di Pereira…ti basta questo come riconoscimento grassone?…io dirigo la pagina culturale del Lisboa, voglio parlare con qualcuno, voglio telefonare al mio direttore…non siete la polizia…non vi siete qualificati, non avete nessun permesso per entrare in casa mia…chissà cosa bisogna fare per convincere il padrone di casa?…un poderoso manrovescio e Pereira barcolla…deve essere convinto con le buone è un uomo di cultura, un intellettuale altrimenti si piscia sotto…un altro manrovescio…non ce l’abbiamo con lei siamo venuti a dare una piccola lezione ad una persona che sta in casa sua… perché non conosce i valori della patria e siamo venuti per farglieli ritrovare…un piccolo interrogatorio per recuperare i valori patriottici…

Monteiro era riverso sul tappeto senza alcun segno di vita i suoi capelli erano pieni di sangue, aveva gli occhi chiari spalancati e guardava il soffitto. Pereira gli chiuse gli occhi. “E pensò che doveva fare presto, molto presto, ormai non c’era più tanto tempo, sostiene Pereira”.

Il grigio, pavido giornalista troverà il coraggio di pubblicare con uno strattagemma e con l’aiuto del suo amico dottor Cardoso, un articolo sul “Lisboa” in prima pagina “Assassinato un giornalista”. “Si chiamava Francesco Monteiro Rossi…collaborava con il nostro giornale con articoli e necrologi che non sono stati ancora pubblicati, ma forse lo saranno un giorno…era un ragazzo allegro, che amava la vita e che invece era stato chiamato a scrivere sulla morte…tre uomini armati hanno fatto irruzione…chi scrive questo articolo ha udito colpi e gridi soffocati. Poi i due uomini hanno detto che il lavoro era fatto…Monteiro Rossi era stato pestato a sangue, e dei colpi inferti con il manganello o con il calcio della pistola, gli hanno fracassato il cranio…Era innamorato di una ragazza bella e dolce di cui non conosciamo il nome. Sappiamo solo che aveva i capelli color rame e che amava la cultura …”.

E Pereira trova il coraggio, zaino in spalla, baffi e capelli tagliati, documenti falsi, lasciando a casa il ritratto della moglie, come più magro e leggero, di avviarsi con passo svelto verso una nuova vita. Noi ne saremo capaci? Saremo capaci di rafforzare gli anticorpi per combattere il clima di odio e sopraffazione che pervade il nostro tempo? 

Si chiamava Willy Monteiro aveva ventuno anni, era un ragazzo leale e generoso ed aveva tutta la vita davanti a sé…Sostiene Pereira.

(mcp)