IL REFERENDUM E LA TEORIA DELLA REATTANZA

Questo Referendum per il Si o per il NO al taglio dei Parlamentari pare abbia una sua strada già tracciata, nel senso che pochi scommetterebbero sulla vittoria del NO, mentre al contrario molti scommetterebbero sulla vittoria del SI.

Ci si è fatta questa idea principalmente perché i Partiti si sono schierati quasi tutti per quest’ultima opzione anche se a fasi alterne (il PD e gran parte della sinistra hanno scelto il SI solo nell’ultima votazione in Parlamento e sotto ricatto del M5S), ma anche perché sembra che le persone abbiano una particolare vocazione a punire la politica e questa sembrerebbe una buona occasione per farlo.

Non voglio fare una difesa d’ufficio della politica, anche se lo meriterebbe perché è l’anima della Democrazia,  ma voglio sperare che risulti evidente che il Parlamento è un’istituzione della nostra Repubblica e che certamente fa politica, ma il satrapato che si vuole inseguire per una sonora punizione è in ben altro luogo; forse sarebbe meglio cercarlo nelle dependances dei partiti, a livello nazionale e a livello locale, dove si amministrano le poltrone vere, quelle che contano: gli incarichi e le nomine dei vertici delle amministrazione ed aziende pubbliche, delle imprese a capitale pubblico, della RAI, delle Fondazioni ecc…

Ma tant’è sembra che la maggior parte delle persone sia convinta che bisogna bastonare lì, in quel luogo dove siedono i nostri Parlamentari che costituiscono l’unica Istituzione del nostro sistema democratico che viene eletta con voto popolare.

Va bene, vogliamo darci la zappa sui piedi! Va bene, vogliamo diminuire la nostra unica rappresenta istituzionale. E sia. Poi si vedrà, correremo ai ripari con dei correttivi, con delle norme per riequilibrare i poteri, con una nuova legge elettorale. Baggianate! Se passa il Si abbiamo modificato la Carta Costituzionale, cosa che richiede una speciale procedura con maggioranze qualificate e referendum confermativo. Quello che potremmo fare dopo saranno norme ordinarie che per loro natura qualunque maggioranza può modificare a suo piacimento.

Ma le cose andranno veramente a finire cosi? Ci sarà veramente questa vittoria schiacciante del SI?

Scrive in un suo articolo la dott.ssa Ernesta Zanotti psicologa di Brescia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale , che “nel 1976, Pennebaker e Sanders hanno cercato di studiare una teoria comportamentale chiamata reattanza. La reattanza è essenzialmente il reagire in modo opposto a quanto è richiesto. L’hanno confermato: quando ai soggetti veniva chiesto di fare qualcosa, sentivano un forte impulso a fare l’opposto per conservare la loro presunta libertà di scelta.”

Addirittura da questo studio è nata una particolare procedura per gestire la “reattanza” basata sul fenomeno della psicologia inversa, che usa la reattanza stessa in modo opposto per ottenere dal soggetto la reazione desiderata.

Leggiamo su Wikipedia: “La psicologia inversa è una strategia attraverso la quale si induce una persona a fare o dire qualcosa che in realtà non desidera fare, attraverso un processo psicologico-manipolativo.

In breve, la tecnica consiste nell’assunzione di un comportamento opposto a quello desiderato, con l’aspettativa che questo approccio induca il soggetto della persuasione a fare ciò che realmente è desiderato.”

Ne deduciamo che le persone danno molto valore al libero arbitrio e alla libertà di scelta. Anche se non fosse necessariamente qualcosa che desiderino fare, potrebbero farlo solo per provare che possono e per provare che non si lasceranno limitare.

Per esempio, questo fenomeno lo vediamo in continuazione tra genitori e figli – se un genitore impone un limite eccessivo ad un figlio, per reazione il figlio si ribella con ancora più prepotenza e farà esattamente il contrario.

Ora guardiamoci intorno e diamo la nostra attenzione a tutti i network che in questo periodo hanno trattato o non trattato l’argomento Referendum: carta stampata, radio, TV, media social e vediamo alcuni silenti e altri che riportano voci e pareri quasi unanimi: un coro di invasati che non fanno altro (in modo palese o sottinteso) che ripetere agli Italiani di votare SI. La strategia sembrerebbe quella di dare scarsa informazione e/o di obnubilare il cervello delle persone e i risultati potrebbero essere devastanti (poca conoscenza + scarsa informazione = scelte sbagliate).

Ma ad un certo punto della storia è iniziato il controcanto. Sono apparsi i primi bastian contrari (cito solo Roberto Giachetti perché credo che dobbiamo a lui se è andata in porto la raccolta delle firme per indire il referendum), poi sono nati i comitati per il No, poi lacerazioni varie dentro i partiti hanno portato alla luce altri “non allineati”, poi altri ancora. Oggi tantissime donne e uomini di spicco si sono schierati apertamente per il NO.

Lo so che non basta, il vantaggio dei giustizieri della politica era enorme e non era facile recuperarlo con il tempo e le forze a disposizione, ma possiamo ancora e assolutamente contare sulla intelligenza degli Italiani e su quel loro splendido spirito un po’ ribelle che si traduce spesso in: “ma io faccio un po’ come c… mi pare”.

Il coro dei SI trasbordante e rumoroso, sostenuto oltre ogni logica propagandistica, che ha rapito per un lungo periodo i media distogliendoli, anche quelli del servizio pubblico, dal fare la giusta informazione, ha fatto scattare la molla della “disobbedienza” e del rifiuto del pensiero unico.

Dobbiamo e possiamo contare sulla “reattanza” di cui allo studio Pennebaker e Sanders e la “psicologia inversa” perché le persone non amano essere confinate. A molte persone non piace sentirsi dire cosa fare. Quando qualcuno ti dice di fare qualcosa e te lo ripetere fino alla noia, la tua reazione è di fare l’esatto opposto e quindi chi sa potrebbero arrivare delle sorprese.

(MV)