Quando vive un uomo?

Poiché resta vero che il personale è politico, è il politico è personale, voglio (con Riccardo), condividere, con voi tutti, la bellissima lettera che la famiglia e la Fondazione Riccardo Misasi hanno pubblicato nel ventennale della morte, che ricorre oggi.

I miei ricordi sono familiari, dei giochi con Teresa e Pier Luigi, e della vicinanza da adulti ad Antonio e Maurizio. Tuttti bellissimi ricordi.

Ma sono oggi anche, fortemente, pensieri di riconoscenza politica per quanto ha fatto, sin da giovanissimo, e per tutta la vita, per il Meridione e per la scuola in particolare. E per salvare la vita di Aldo Moro.

Per la libertà di accesso alle risorse sociali, prima fra tutte quella formativa, a prescindere dalle provenienze e appartenenza sociali.

Un abbraccio affettuoso a tutti nostri cugini (i più grandi come i più giovani), e un pensiero di orgoglio per aver condiviso l’affetto della e per la persona. Queste intelligenze libere e colte ci mancano moltissimo.

Lo scrivo nel Natale di Roma, sperando che questo autunno della politica porti primavere bellissime, all’insegna della libertà, della dignità, della profondità e della forza della buona politica.

(ng e rv)

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“Oggi ricorre il ventennale della morte di Riccardo Misasi. In Vita e in Morte, essere figli per essere padri. Quando vive un uomo? Quando decide per cosa morire, a cosa offrire la sua esistenza. Riccardo Misasi è morto, non vent’anni fa, bensì il 10 Giugno del 1940, per iniziare a vivere la vita che allora scelse di testimoniare, una vita per la Libertà.Il tema della Libertà è lo snodo di ogni esistenza. Tutto il resto è tirare a sopravvivere, che pur detiene il suo contenuto di rilevanza. Cosenza, 10 Giugno 1940, si stava svolgendo una festa, ad un tratto arrivo la notizia che un comunicato importante sarebbe stato diramato via Radio. Si accese la Radio e, alle ore 18:00 in punto venne pronunciata la storica dichiarazione di Guerra alla Gran Bretagna ed alla Francia, che segnò l’entrata in guerra dell’Italia fascista.“Un’ora, segnata dal destino, batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili”.Ogni decisione irrevocabile ne genera altre. Ci fu un concitarsi generale e, quasi tutti i partecipanti a quella riunione esclamarono con grida di giubilo e di tripudio alla vittoria. Erano presenti Antonio Misasi, avvocato, antifascista dichiarato, allora a Cosenza se ne contavano 5; con lui il figlio Riccardo di 8 anni circa. Antonio Misasi aspettò in silenzio che terminassero i commenti e si facesse silenzio; a quel puntò pronunciò parole che si sarebbero manifestate profetiche e disse: “Questa è la fine di Mussolini, perderemo la guerra perché non siamo pronti ad affrontarla e la finiremo a fianco agli Anglo-Francesi perché non reggeremo l’alleanza con la Germania nazista”! A queste parole tutti si scagliarono contro di lui insultandolo volgarmente e cercando di aggredirlo fisicamente. Il piccolo Riccardo riempito di sdegno per questa violenza verbale e fisica, si frappose con il proprio piccolo corpo di bambino per evitare che questa folla inferocita potesse ferire il padre. Confidò poi ad uno dei figli che quel giorno, prese una decisione irrevocabile, disse a se stesso:” Da grande combatterò per la Libertà”!Tucidide ci insegna che non c’è Felicità senza Libertà e non c’è Libertà senza coraggio. Riccardo Misasi bambino ebbe il coraggio di scegliere di vivere per la Libertà. Ciò per cui vivi è in realtà ciò per cui muori. Questo è il senso di ogni martirio, di ogni testimonianza. Sembrerebbe contradditorio, per un uomo di libertà, considerare le decisioni come irrevocabili. L’uomo libero sa che la propria limitatezza umana ,più umilmente e saggiamente ,crede che sia più congruo affermare che non si possa “mai dire mai”. Questo è vero, come certamente vera e intelligente è la logica dell’Et-ET più che quella dell’Aut-Aut. Eppure, ci sono scelte radicali, irrinunciabili; sono le ragioni di Antigone, sono le ragioni dell’Uomo, quelle della coscienza che nessuna moda, nessuna legge, nessuna potenza possono violare. C’è uno spazio interiore nel cuore di ogni uomo che è il tabernacolo della sua identità, la sua propria libertà. Senza di essa non c’è più l’Uomo bensì lo schiavo. Riccardo Misasi lascia una Testimonianza di fede nella Libertà coniugata sempre alla moderazione del comprendere e nutrita da una capacità di ascolto dell’altro che ha caratterizzato tutto il suo agire di figlio, di padre, di sposo e di uomo politico. La Fondazione a lui dedicata rende continua questa sua testimonianza a servizio dell’Uomo e della sua Libertà. Tutto ciò che possiamo fare è imparare ad essere Figli. D’altronde questo è il senso più profondo della esperienza cristiana. Cristo stesso dice: “Non chiamate nessuno padre, non chiamate nessuno maestro!” Possiamo solo essere figli, siamo tutti solo figli. Siamo tutti fratelli.