CHI PERDE AI PUNTI E CHI PERDE PER KO

Gli appassionati di pugilato avrebbero molto da ridire leggendo quello che scrivo. Ogni volta che mi è capitato di vedere un incontro di boxe mi sono sempre chiesto come facessero gli arbitri a decidere un match quando per tutto il tempo i due sul ring non avevano fatto altro che punzecchiarsi, affrontarsi con schermaglie e mollarsi qualche raro pugno spesso inconcludente. Fatto sta che gli arbitri sono padroni del mestiere e, al contrario di me che sono un incompetente, riescono sempre a dare un risultato al match

A chi guarda come semplice e non qualificato spettatore non resta che affidarsi alla decisione dell’arbitro, spesso senza capire come siano andate veramente le cose, a meno che non vi sia stato un KO risolutivo. In quel caso arbitro e spettatori vanno all’unisono.

Le tornate elettorali nel nostro Paese spesso, forse per le fantasiose ed incomprensibili leggi elettorali che le governano, somigliano molto a quegli incontri di pugilato dove i combattenti non vogliono o non riescono a darsele di santa ragione o comunque non lasciano chiaramente emergere quale sia il boxer effettivamente più forte e, poiché non c’è un arbitro che d’autorità assegna la vittoria a qualcuno, succede che tutti i contendenti finiscono per assegnarsela comunque siano andate le cose a prescindere dai numeri loro attribuiti dalle urne.

Lasciamoli alle loro convinzioni i vincitori (che poi sarebbero tutti) e prendiamo in considerazione quelli che hanno perso. Mi si dirà che è la stessa cosa (basta guardare al contrario), ma non è cosi. Non siamo sul ring dove se c’è uno che vince c’è sicuramente uno che perde. Alle elezioni nel nostro paese, non solo risulta difficile sapere chi ha vinto, ma risulta anche difficile sapere chi ha sconfitto chi.

Allora vediamo chi ha perso alle ultime elezioni del 20 e 21 settembre dove gli italiani sono stati chiamati al voto per eleggere gli amministratori locali (Presidenti di 7 Regione, Sindaci di 962 Comuni più due collegi senatoriali suppletivi) e per decidere sulla riforma costituzionale, quella del taglio con l’ascia dei parlamentari, mediante Referendum confermativo.

Mi rendo conto che anche dire chi ha perso implica una valutazione soggettiva discutibile perché i raffronti, spesso disomogenei e le contingenze locali e temporali, potrebbero attribuire un coefficiente di adeguamento ai numeri che emergono dalle urne, ma intanto, se manteniamo la perifrasi pugilistica, vediamo chi è andato KO, perché in quel caso, come si diceva, arbitro e popolo vanno all’unisono, poi magari cerchiamo anche di capire chi ha perso ai punti.

 Knock-out attribuito al M5s. Impossibile stabilire chi abbia assestato il colpo decisivo.

Sul tracollo alle regionali del Movimento non ci sono dubbi Di Battista ammette: “Abbiamo perso ovunque”. I risultati sono impietosi, le percentuali ben al di sotto delle più infauste previsioni.

Al Nord il M5s si è semplicemente vaporizzato, basti pensare che nel Veneto non riesce neppure a superare la soglia di sbarramento del 3% prevista dalle legge regionale e non avrà rappresentanti nel Consiglio e al Sud il suo zoccolo duro di elettori si scioglie come neve al sole, con la Campania, dove scende dal 17% del 2015 al 10% di oggi e con la Puglia, dove cinque anni fa la candidata del Movimento ottenne il 18% e oggi si ritrova all’11% (per giunta ottenuto anche con il sostegno di un’altra lista).

Al centro la Caporetto è stata totale: nelle Marche ha racimolato un insignificante 7% contro il 19% di cinque anni fa e in Toscana, dove Irene Galletti si è fermata al 6,40%, il Movimento è ormai marginale. 

A livello comunicativo i dirigenti pentastellati hanno provato a sviare l’attenzione dalla debacle sottolineando la “vittoria storica” ottenuta con il taglio dei Parlamentari, ma con il dibattistiano urlo “abbiamo perso ovunque”, la realtà ha preso il sopravvento. 

Knock-out tecnico attribuito alla Lega. Impossibile stabilire chi abbia assestato il colpo decisivo, ma il logoramento corpo a corpo è stato sicuramente opera di Salvini. Dopo l’inatteso e terribile uppercut assestatogli un anno fa da Renzi all’uscita dal papete , non si è più ripreso e da allora non ha fatto altro che colpire ai fianchi il suo partito e se stesso, tanto che anche i suoi fedelissimi hanno iniziato a mugugnare e strillare. Quando nessuno la vede anche la Meloni, munita di una vecchia scopa, ogni tanto lo picchia, ma quando lui si gira lei ha già nascosto le mani e gli sorride.

Ormai è fuori sesto, non ha più argomenti: L’Europa, i migranti, l’italexit, l’ordine pubblico fai da te, sono diventati moneta fuori corso. L’Europa, in occasione di questa crisi, si è mostrata più mamma che matrigna, i migranti pericolosi oggi sono un refuso di un “copia e incolla” di qualche hanno fa, per non parlare dell’italexit sul cui argomento non troverebbe più d’accordo neppure i sui più vicini compagni di partito. 

L’unica possibilità di rivincita gliel’hanno tolta Giani e Renzi in Toscana, rendendo evidente quanto fosse inadeguata la candidatura della Ceccardi da lui caparbiamente imposta e che perde pure a casa sua. Infatti, non solo viene sonoramente sconfitta in Toscana, ma anche a Cascina, dove nel 2016 era stata eletta Sindaco.

Del Referendum si potrebbe dire che il NO perde ai punti, e con esso i comitati del NO e … e chi altri? Non si sa, perché il NO non era appoggiato da nessuna forza politica che avesse un qualche peso in Parlamento.

Questa conclusione necessita di una spiegazione. In condizioni normali, con schieramenti qualificati e visibili da entrambe le parti, si sarebbe detto che il NO perdeva per Knock-out tecnico perché il risultato 70% a 30% sarebbe stato decisamente significativo, ma qui non siamo nella normalità anzi siamo proprio nella commedia dell’assurdo.

Nella votazione alla Camera dei Deputati dell’8 Ottobre 2019, votazione definitiva, essendo il 2° passaggio in assemblea e il quarto in Parlamento, la pseudo riforma costituzionale di elaborazione “complessa ed articolata” come solo il M5s sa fare, è stata approvata quasi all’unanimità! (Sic)

Siamo all’assurdo: i cittadini chiamati ad esprimersi con un Referendum confermativo sul taglio dei parlamentari votando NO avrebbero difeso, in un certo qual modo, i parlamentari da se stessi perché in quel fatidico 8 ottobre 2019, su 569 presenti e 567 votanti, questi hanno votato a favore in 553, mentre i contrari erano solo 14 e gli astenuti 2. Occhio alla percentuale: il SI vince con il 97,5%.

Dopo un tale esito è un miracolo vero che il 54% degli aventi diritto sia andato a votare e che il 30% abbia votato NO. Occhio alla percentuale: il SI vince con il 70%.

Non vi pare che i cittadini, soli, con il loro cervello, abbiano fatto più di quanto ci si potesse aspettare e più di quanto fosse loro richiesto per difendere un’istituzione democratica, l’unica i cui membri sono eletti con voto popolare?

A proposito di questi ultimi, come non citare il proverbio che gira da qualche giorno sui social: “E gli alberi votarono ancora per l’ascia, perché l’ascia era furba e li aveva convinti che era una di loro perché aveva il manico di legno”.

 (mv)

L’immagine in evidenza è da Open – Sondaggi Emg Acqua

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