Terza Puntata

Pubblichiamo di seguito la TERZA di quattro puntate del documento guida dei lavori del Tavolo 7,”idee per una nuova urbanizzazione della città” in preparazione della Leopolda Romana.

I lavori hanno identificato sei punti chiave su cui concentrare l’attenzione, per costruire la città del futuro: 

1. La necessità che Roma assuma un senso non solo per i suoi cittadini, ma per la compagine politica che la frequenta e la dirige: ovvero costruire il senso della “Capitalità;

2. L’attenzione all’esigenza di presentarsi alle elezioni romane non con promesse, ma con un metodo per costruire politiche appropriate ed efficaci. 

3. La definizione di un nuovo possibile approccio alla città, per rendere i vari Municipi più vicini alle istanze dei cittadini e più vivibili, in tutti gli aspetti” La città morbida”

4. L’individuazione dei settori che, assieme alle funzioni rafforzate proprie della Capitale, possano costruire una nuova economia di base, associandovi alcuni progetti di punta da rivedere e completare. Un possibile “piano shock” per Roma.

5. L’identificazione dei cambiamenti di stile necessari per costruire un partenariato pubblico e privato soddisfacente. “Lo scambio leale”

6. L’enucleazione dei primi passi di un percorso politico di IV che vede gli attori delle trasformazioni e della politica confrontarsi alla pari, attorno a un tavolo “Roma 2020”, in occasione della “Leopolda Romana” .

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4. LA REVISIONE PER UNA CITTA’ IN EQUILIBRIO CON LO SVILUPPO E LA CRESCITA. 

Oltre alla qualità della vita della popolazione insediata, non possiamo dimenticare che Roma, per essere viva e in continuo mutamento, per assumere un ruolo internazionale, deve inserire tra i bisogni fondamentali quello di avere precise prospettive di crescita e sviluppo. Bisogna indirizzarsi in quei settori più volte segnalati che, assieme alle funzioni di Capitale, devono costituirne la base economica ed essere accompagnati da progetti di trasformazioni strutturali per l’adeguamento ed il suo nuovo profilo. I progetti del “Piano Shock” per Roma. 

Di conseguenza, nell’Agenda Urbana, la scelta delle più importanti trasformazioni dovrà essere quella di selezionare, tra quelli spesso già esistenti, i progetti più utili allo sviluppo delle attività trainanti, assoggettandoli a revisione, secondo il nuovo metodo della città dalla migliore qualità insediativa, della città duttile e guardata con un nuovo sistema di valori, di una citta “morbida” in grado di tenere in equilibrio molti fattori insieme. 

Non possiamo negare la presenza degli sviluppatori immobiliari, del mondo della finanza presenti a Roma e delle operazioni necessarie da svolgere per innovare l’immagine di direzionalità da Capitale. Con essi dobbiamo rivedere sotto nuova luce e con aggiornate regole progettuali e di accessibilità la nuova direzionalità già progettata nelle aree ferroviarie come ad esempio Campidoglio 2 a Ostiense

Non possiamo negare che il turismo, accompagnato dalla domanda di impiego del tempo libero e della fruizione culturale, abbia un futuro importante, anche se sono da rivedere completamente i paradigmi secondo cui viene praticato. E quindi dobbiamo ripensare un luogo identitario e prestigioso come il Parco dell’Appia espanso dai suoi bordi nella città, con propaggini incuneate a fondo nella vita dei quartieri.

E’ assodato, inoltre, che anche l’industria del cinema e dell’audiovisivo (almeno fino a prima dell’emergenza coronavirus) sia in pieno rilancio in Italia e che, in quanto tale, ha bisogno di potenziare le forme innovative con cui si affaccia al mercato internazionale. E quindi bisogna ragionare su una estensione della Cinecittà esistente negli spazi circostanti del VII Municipioper consolidare Roma come polo del cinema e dell’audiovisivo ed estendere il suo legame con il territorio

In maniera sommessa, con localizzazioni diffuse e periferiche di piccole imprese, Roma sta diventando un hub della tecnologia e della sperimentazione di startup, cui va offerta la giusta immagine imprenditoriale unito ad un pacchetto di servizi e infrastrutture adeguato. E quindi è quasi d’obbligo rinnovare la concezione del Polo Tecnologico già esistente ma incompleto in un nuovo Politecnico, in hub per l’innovazione e centro di agglomerazione per start up internazionale.

Le Università e il sistema della ricerca connesso, sebbene solidi, hanno bisogno di un rafforzamento di immagine e di luoghi importanti dell’autorappresentazione. Diventa scontato un ragionamento sulla possibile riedizione dell’uso dei Mercati Generali, già all’epoca città dei giovani, come porta di Roma tra tre stazioni e attestamento di un avamposto Universitario.

Non possiamo consentire che l’immagine di Roma Capitale di eventi sportivi contraddistingua l’entrata a Roma dal Sud lungo l’A2, a Tor Vergata, con la vista inquietante dell’opera interrotta delle vele di Calatrava. E’ inevitabile una ricostruzione del senso urbano dell’opera e dell’immagine di Roma, completando la cittadella dello sport a Tor Vergata e riconfigurandone un mix di funzioni adeguato.

E’ impossibile che una città di rilievo internazionale e mondiale come Roma non curi costantemente e direttamente il proprio principale hub aereoportuale di Fiumicino e non decida, assieme ai principali attori di tale sviluppo, i destini dei suoi attestamenti internazionali, indipendentemente dal Comune di localizzazione. La politica di rafforzamento internazionale dell’impianto può trovare anche utili economie di agglomerazione sia con l’antistante parco archeologico del porto di Traiano, sia con il centro direzionale di Fiera di Roma.

 Infine, tale immagine internazionale si completa con la trasformazione delle Stazioni in luoghi di urbanità, di immagine della città, di facilità di business, di agevole scambio, come la stazione Tiburtina e le aree circostanti oggetto di un PAG mai finito; fino ad arrivare alle stazioni della metropolitana come luoghi di servizio ai settori urbani circostanti, punti di scambio tra la città e la vita di quartiere di tutti i giorni. 

E’ di tutta evidenza che le idee guida fin qui proposte debbano essere oggetto di una verifica esplorativa con i principali attori del processo, non certo per definirne gli aspetti progettuali, quanto piuttosto per appurare anche da parte dei soggetti forti, possibili alleati di questa rivisitazione della città, la fattibilità ed il realismo del modello di città proposto da IV e la coloritura innovativa che dovrà assumere la revisione dei progetti. 

Per uno svolgimento esteso di questa politica urbana, bisogna avere conoscenze di merito sulle questioni e sulle ragioni degli insuccessi, non sostituire mai l’ideologia alla realtà, non poggiare mai l’aspettativa di successo politico sull’oggetto sbagliato, non scegliere le trasformazioni in base a narrazioni iterate da più sedi, non usare mai descrizioni non veritiere del gioco degli interessi e dei vantaggi, ritenute più accattivanti per la popolazione. 

Si impone quindi per la PA, e la politica di IV in genere, un idea di efficienza della città che possa consentire la corretta pianificazione degli interventi, attraverso una descrizione anche cinica e spigolosa della realtà e degli attori in gioco, senza mistificazioni, per non ricadere nelle incompiute ma piuttosto salvaguardare le compatibilità di ogni azione nel “progetto di sistema”. Altrimenti le iniziative si scontrano con l’inesorabile determinismo della realtà e delle convenienze, che inchiodano gli interventi e producono le opere incompiute che tanto danneggiano l’immagine di Roma.