ROMA CITTA’ APERTA

Volevo scrivere un articolo per esprimere il mio pensiero sul futuro di Roma. Una specie di programma politico ed etico, sperando di stimolare quanti nell’immediato futuro si cimentassero per aggiudicarsi il voto dei romani e raggiungere il soglio capitolino con l’animo di amministrare questa città assecondando la sua vera vocazione di luogo universale. Io credo che Roma ed i suoi cittadini abbiano questo sentimento, ovvero di essere una comunità che non esaurisce i suoi limiti ai confini geografici, ma che comunichi idealmente con una grande pluralità di popoli. Vero è che i meccanismi migratori della nostra epoca pongono l’accento sulla “labilità” dei confini fisici, politici e culturali tradizionalmente concepiti e contribuiscono a delineare il profilo di una società contemporanea intrinsecamente multietnica, ma per Roma in particolare, si ravvisa la sua ricchezza proprio nell’essere il centro di un universo culturale, anima del mondo, un logo dove ogni cittadino residente o straniero si può riconoscere e sentirsi parte di una immensa comunità, quella umana.

Si, volevo scrivere un articolo di questo tenore, poi mi sono reso conto che altri ben più qualificati e credibili di me avevano rappresentato in modo perfetto un progetto tanto concreto quanto avvincente per una città “fraterna e universale”. Un vero programma per Roma è infatti contenuto nel messaggio di Papa Francesco  del 4 febbraio scorso per i 150 anni della città.

Una visione lucida e pragmatica che voglio assolutamente riproporre perché non se ne dimentichino i principi in ogni programma politico che vada oltre la mera visione egocentrica di una città che invece aspirerebbe a ben altro. Una “Roma città aperta” non nel senso rosselliniano di città da cedere alle forze di occupazione, ma nel senso di luogo accogliente ed inclusivo. Un magico magnete di genti che ne siano attratte per riempire di forza “la città dell’incontro”.

Roma vivrà la sua vocazione universale, solo se diverrà sempre più una città fraterna“. Questo il messaggio di Papa Francesco del 4 Febbraio 2020 per i 150 anni della città, espresso con frasi incisive che scolpiscono su pietra il futuro di Roma.

Su come sia cambiata la città in 150 anni dice: «… da ambiente umano omogeneo a comunità multietnica, nella quale convivono, accanto a quella cattolica, visioni della vita ispirate a altri credo religiosi ed anche a concezioni non religiose dell’esistenza …»
e ancora sul tema della comunità multietnica «… C’è una domanda d’inclusione scritta nella vita dei poveri e di quanti, immigrati e rifugiati, vedono Roma come un approdo di salvezza. Spesso i loro occhi, incredibilmente, vedono la città con più attesa e speranza di noi romani che, per i molteplici problemi quotidiani, la guardiamo in modo pessimista, quasi fosse destinata alla decadenza. No, Roma è una grande risorsa dell’umanità! Roma è una città di una bellezza unica. Roma può e deve rinnovarsi nel duplice senso dell’apertura al mondo e dell’inclusione di tutti …»

«… Non possiamo vivere a Roma “a testa bassa”, ognuno nei suoi circuiti e impegni. In questo anniversario di Roma Capitale, abbiamo bisogno di una visione comune. Roma vivrà la sua vocazione universale, solo se diverrà sempre più una città fraterna. Sì, una città fraterna! Giovanni Paolo II, che amò tanto Roma, citava spesso un poeta polacco: “Se tu dici Roma, ti risponde Amor”. È quell’amore che non fa vivere per sé, ma per gli altri e con gli altri. …»

«… Abbiamo bisogno di riunirci attorno a una visione di città fraterna e universale, che sia un sogno proposto alle giovani generazioni. Tale visione è scritta nei cromosomi di Roma. Alla fine del pontificato, san Paolo VI disse: “Roma è l’unità, e non solo della gente italiana, ma erede dell’ideale tipico della civiltà in quanto tale e come centro tuttora della Chiesa Cattolica, cioè universale … 

Roma sarà promotrice di unità e pace nel mondo, quanto sarà capace di costruirsi come una città fraterna. Celebriamo i 150 anni di Roma Capitale, storia lunga e significativa. Spesso la dimenticanza della storia si accompagna alla poca speranza di un domani migliore e alla rassegnazione nel costruirlo. Assumere il ricordo del passato spinge a vivere un futuro comune. Roma avrà un futuro, se condivideremo la visione di città fraterna, inclusiva, aperta al mondo. …».

Sono frasi che risuonano nel nostro pensiero con richiami ancestrali che portano fino alle origini del genere umano, alla coppia capostipite. Un’unica discendenza. Razze e popoli: solo branche di una unica originaria famiglia. Questo il messaggio per l’anima, ma le frasi di Papa Francesco sono soprattutto la base di un rivoluzionario progetto politico per la città. Esse sottendono ed implicano straordinarie conseguenze:

  • Una città immensa, ricolma di gente organicamente strutturata in un intergrato tessuto sociale e fatta di cittadini di vecchia e nuova generazione che, pur provenienti da altre parti del mondo, abbracciano la responsabilità di una nuova appartenenza. 

Oggi Roma è ancora un “nano demografico” se paragonata alle grandi capitati del mondo. A parte le mega città asiatiche, anche tra le città europee la nostra è agli ultimi posti come numero di abitanti dell’agglomerato urbano, anche dopo Milano e Napoli, con Mosca 17mil., Parigi 11 mil., Londra 11 mil., Dussendorf 6 mil., Madrid 6 mil., SanPietroburgo 5 mil., Milano 5 mil., Barcellona 4,5 mil., Berlino 4 mil., Napoli 3,5 mil., Atene 3,3 mil., Roma 3,2 mil, intendendosi per agglomerato urbano l’insediamento definito dalla popolazione all’interno di un territorio contiguo abitato a livelli di densità urbana, che incorpora la popolazione di una città, più quella delle aree suburbane che si trovano all’esterno, ma che sono adiacenti e orbitano quotidianamente su di essa. 

Come noto oggi le grandi città sono il vero motore economico: l’organizzazione amministrativa e dei servizi con le infrastrutture fisiche sono la parte meccanica di questo motore, la gente ne è il carburante vitale che produce ricchezza. Per questo l’incremento demografico dovrebbe essere un obiettivo primario.

  • Una città ordinata e strutturata che dispone di servizi qualificati e che mira all’emancipazione dei suoi cittadini in modo da mettere tutti nelle condizioni di poter partecipare al grande processo produttivo anche con percorsi privilegiati di inserimento per le categorie disagiate e tra queste quella dei migranti. Pur evitando l’omologazione dei cittadini stranieri, si dovranno trovare modi e luoghi di integrazione sociale anche nei posti di lavoro, nelle aziende e negli uffici.
  • Un consistente incremento dell’offerta alloggiativa, anche mediante la riformulazione del tessuto urbano con il recupero di spazi aperti e degli spazi abitativi. La riqualificazione di complessi pubblici e privati in disuso o malamente utilizzati, sarà lo strumento privilegiato per rispondere alla richiesta alloggiativa in atto e quella che emergerà in futuro perché tutte le famiglie possano vivere in condizioni dignitose.
  • La riqualificazione dei servizi educativi per dare alla scuola un’attitudine concreta alla formazione di cittadini consapevoli culturalmente e preparati professionalmente. Una scuola che sappia prendersi cura dei propri utenti collettivamente e singolarmente rispettando le differenze culturali ma puntando ad amalgamare tali diversità verso una coscienza collettiva che sia alla base della convivenza civile e della collaborazione tra attitudini complementari per “vivere un futuro comune”, come dice Papa Francesco.
  • La libertà di pensiero, di espressione e di fede religiosa dovrebbero qualificare Roma come la capitale del mondo e questa città dovrebbe fare del tutto perché il mondo le riconosca tale ruolo. Grandi iniziative culturali, umanitarie, ambientali, sportive dovranno costituire la base di un programma di visibilità ed attenzione. Nuove risorse per Roma dallo Stato centrale e, perché no, dal mondo che la ama, dovranno dare alla città la forza di alzarsi da un lungo letargo che l’ha ridotta ad una periferia europea oggi apprezzata solo per le sue vestigia antiche.

Questo credo sia ciò che emerge dal messaggio di Papa Francesco e spero che ci siano donne, uomini e forze politiche che sappiano tradurlo in una proposta per il governo della città, ma il messaggio va ben oltre i confini capitolini, è diretto al mondo intero perché si guardi Roma come la capitale di tutti i popoli, una Gerusalemme laica, punto di incrocio delle genti di una nuova civiltà.

(m.v.)

L’immagine in evidenza è da CEInews

Le altre immagini da: La Voce del Popolo – strettoweb.com – Limes. Carta di Laura Canali – Piuculture. Campagna sullo jus soli – Aleandro Biagianti. Il Manifesto