PER UNA CITTÀ CHE TORNI DISPONIBILE AI BISOGNI CIVICI

LE REGOLE DELLA CITTA’ MORBIDA DALLE VOCI DEI MUNICIPI

Bisogna passare dalla quantità e dalla produzione di oggetti nella città all’identificazione delle prestazioni che essa deve dare ai suoi cittadini e alle attività economiche. IV ha il coraggio di rivendicare in politica un nuovo modo di guardare i vecchi problemi di Roma, risolvendoli sempre in equilibrio tra bisogni civici, profitto imprenditoriale e sostenibilità ambientale. Roma diventa una città adattiva, plasmabile, aderente ai bisogni, in un certo senso “morbida”.

Mettendo al centro la soddisfazione dei bisogni della città, si dimostra che le vere aspettative verso una qualità insediativa migliore, chiedono di passare ad un modo diverso di leggere il presente, di capirlo davvero e non secondo abitudinari cliché.

Le voci raccolte dai Municipi, in sei mesi, fanno emergere istanze inaspettate di agire per il benessere e la qualità insediativa in tutta la città. Si conferma che sia necessario un modo nuovo di affrontare i problemi. Ecco in concreto la politica di Italia Viva “per una città morbida”. Sono raccontate, sintetizzate per argomento, le istanze e le aspirazioni dei cittadini residenti nei Municipi, volutamente non depurate dai localismi, che diventano esattamente i contenuti della nuova politica.

Di seguito una sintesi del profilo politico delle operazioni, corredate dai diversi risvolti che possono assumere, attestati da dichiarazioni dei residenti riportate nei verbali. Buona lettura.

MOBILITA

Dal disegno meccanico delle reti della mobilità centrato solo sull’efficienza aziendale, all’accessibilità come servizio che garantisca sia la vita di quartiere che la connessione con le reti urbane e il rapporto con la città.

Curare i collegamenti efficaci tra quartieri e città.

La dipendenza da Roma fa pesare molto i collegamenti pessimi, sia come viabilità sia come TPL.

Ammodernamento e separazione della mobilità Municipale, Urbana ed Extraurbana.

Separare e trattare in maniera differenziata le reti di livello urbano, dalla viabilità locale per la mobilità dolce, con facilitazione dell’accesso ai punti di connessione.

La presenza di importanti direttrici alimenta l’esigenza di una netta distinzione tra la rete urbana e il reticolo locale per la mobilità dolce, con cura dei punti di connessione.

Vi sono due modi di collegamento che è necessario riconnettere senza violare la vivibilità: il sistema delle metropolitane e dei trasporti su gomma con la rete autostradale/GRA.

Il tutto considerando il dialogo tra il livello di mobilità di quartiere ed urbana extra quartiere.

La mobilità morbida deve seguire delle regole organizzative definite dalla forma del terreno, dalla distribuzione di luoghi e delle persone.

La morfologia del terreno in quelle zone presenta notevoli dislivelli, in tal caso andrebbe tenuta presente la possibile contiguità con le reti blu dei fossi. 

L’accesso alla città deve essere una funzione equamente distribuita che non penalizzi la periferia, ma offra un servizio equivalente da qualunque zona si venga.

La forte domanda di spostamenti dovuta alla dipendenza da zone più centrali rende indispensabile la sistemazione del parcheggio alla stazione Cornelia.

Un sistema di vasti parcheggi prima dell’ingresso in città non è una novità: segue lo schema utilizzato dai primi piani per la mobilità; è uno schema vincente a cui si deve tornare.

E’ fondamentale pensare le stazioni come luoghi urbani piacevoli e di servizio della funzione dell’abitare (spesa, fitness, ambulatorio, viaggi, banca…..) con parcheggi la cui facilità incentivi all’uso del mezzo pubblico.

Così come vanno riorganizzati e rifunzionalizzati i parcheggi scambiatori nelle aree limitrofe alle stazioni ferroviarie e metropolitane.

E’ fondamentale la sistemazione dei parcheggi alle stazioni Battistini e Casalotti.

Una particolare attenzione andrebbe dedicata alle stazioni metropolitane e ferroviarie, ormai caratterizzate dai segni tangibili di un triste degrado. 

L’accessibilità deve essere l’accessibilità DELLA città e non accessibilità ALLA città, deve essere un carattere intrinseco qualitativo generalizzato. Deve presentare caratteri di permeabilità complessiva e non una funzione pensata come pendolo o solo come relazione tra nodi.

La domanda insoddisfatta di unirsi facilmente a Roma va soddisfatta creando una città accessibile in senso generalizzato, di funzionamento di sistema equilibrato, e lavorando su tutte le disponibilità di ripartizione modale: ferro, gomma, Tevere.

Via Tiburtina, in lavorazione da molto tempo, crea grossi problemi di traffico e di viabilità, soprattutto nelle ore di punta, poiché raccoglie i flussi pendolari da Guidonia Tivoli e villa Adriana.

La rete va adeguata ai diversi assetti che la sovrapposizione dei quartieri nel tempo ha conferito al Municipio.

Riorganizzazione della Rete del Trasporto Pubblico, che ora serve gli assi principali di comunicazione ma non le connessioni con le nuove aree urbane. Queste risultano pertanto decentrate e scarsamente accessibili se non con mezzi privati, a loro volta penalizzati dalla scarsità di spazi per la sosta.

Anche i cittadini si debbono poter muovere tra le varie zone del Municipio ed innanzi tutto poter entrare ed uscire dalla propria area…. I collegamenti con il trasporto cittadino sono frammentati ed impiegano tempi lunghissimi.

Non esiste il collegamento ciclopedonale tra i vari insediamenti con l’Eur o con la rete dei servizi. 

Non esiste la possibilità, per chi lo volesse, di uscire, seguendo un qualsiasi un percorso protetto (marciapiede, pista ciclabile, ecc), dai quartieri più affollati, per raggiungere i vari capolinea, a meno di utilizzare mezzi pubblici che su un percorso di meno di sette chilometri impiegano oltre 45 minuti più l’attesa alle fermata.

AMBIENTE, RETI ECOLOGICHE

Da aree verdi tra i quartieri cedute e mai attrezzate a corridoi ambientali organizzati e accessibili, inseriti nella vita e nell’uso quotidiano; 

Prestare attenzione al rispetto dei cicli della natura.

La pineta presenta mancanza di difesa dagli incendi: la possibilità di vasche di decantazione è andata perduta; invece anni fa c’erano piscine naturali, dovute ad affioramenti di falda, ormai inesistenti per abbassamento del livello.

Rivedere la pianificazione paesistica e la gestione dei parchi verso un nuovo equilibrio. 

I grandi parchi regionali scontano l’effetto della tutela limitata all’aspetto conservativo e priva di qualunque contenuto progettuale, ciò ne mina la sicurezza, la produttività e l’uso come risorsa della città. Vanno usati valorizzando e rendendo utilizzate tutte le presenze storiche, agricole, ambientali e introducendone di compatibili come agriturismi e centri sportivi ricreativi.

Nuovo ruolo dei parchi urbani e del verde attrezzato come valore sociale, economico e identitario.

Dovrebbe essere acquisito il parco come valore sociale, spianando la strada a interventi misti pubblico / privato per la manutenzione e gestione, inoltre i privati potrebbero spuntare margini maggiori per la vendita degli alloggi.

Rete del Verde e della Cultura come tessuto connettivo tra Parco e Fiume

Nei grandi parchi archeologici e naturalistici (Veio, Insugherata, Volusia, Inviolatella….) e dei piccoli (Volpi..) la frequentazione è ridotta, occorre connetterle con tutte le fasce di cittadinanza con concrete e agevoli modalità d’accesso.

Valorizzazione di tracciati delle consolari storiche con la realizzazione di parchi lineari

PREESISTENZE IDENTITA’ CULTURA E TEMPO LIBERO

Da parchi e beni culturali dimenticati e inaccessibili a luoghi della cultura e del tempo libero lungo itinerari identificabili.

Investire in un nuovo modo di condurre il turismo anche a scala locale, come luoghi di identità e di appartenenza.

In vista dell’assenza di stranieri si possono organizzare forme di turismo locale. Questa nuova forma di attività aiuta anche a formare un consapevole senso di appartenenza al proprio territorio.

Le linee di connessione tra tutti questi poli tanto caratteristici quanto differenziati, là dove esistono, sono fortemente carenti, tanto da determinare una sostanziale frammentazione tra i quartieri che si configurano sempre più come mondi a sé stanti e poco comunicanti, per l’inadeguatezza della rete di trasporto urbano ma non solo.

Programmare e reinserire negli usi quotidiani della città e dare nuovo senso alle preesistenze storiche.

Le iniziative Congressuali, spesso di dimensione europea o addirittura mondiale, non trovano nel sistema culturale alcuna assonanza, ciascuno programma la propria attività senza pianificare alcun che.

Le aree naturalistiche ed archeologiche disseminate nel municipio sono estranee a qualsiasi iniziativa e sono utilizzate sporadicamente da piccole associazioni che, eroicamente e senza alcuna struttura di supporto, tengono vivo l’interesse per delle preesistenze di grande valore naturalistico.

Per garantire la conoscenza, l’amministrazione e lo sviluppo, va altresì organizzato il controllo e il monitoraggio continuativo di ogni modificazione sul territorio.

(a cura di Vittoria Crisostomi)