SOCIALITA’ SERVIZI E SPAZI PUBBLICI

Dai grandi progetti dove la vision ha sopraffatto la fattibilità e ha generato opere incompiute e relitti, a progetti in equilibrio tra profitto e qualità dello spazio pubblico e dei servizi.

Conoscenza e valorizzazione dell’uso dei beni pubblici

Va percorso il tema della conoscenza ai fini del riuso: spazi ed edifici dismessi, aree abbandonate, da riqualificare, con particolare cura ai beni di proprietà comunale presenti nei municipi.

Bisogna creare un sistema municipale di polarità anche con il riuso di spazi dismessi o sottoutilizzati.

Ricerca di nuova qualità dello spazio pubblico.

Nuove forme di sistemazione della sosta e del traffico privato, privilegiando mobilità dolce e pedonale.

Ripristino del Decoro Urbano, con azioni coordinate e concertate con i privati e con interventi mirati al ripristino ed alla gestione, compresa la manutenzione ordinaria ricorrente, degli spazi e degli immobili abbandonati o poco utilizzati, delle facciate dei condomini e soprattutto degli immobili e degli uffici pubblici, spesso caratterizzati da incuria e poca pulizia.

Sono necessarie politiche appropriate, place based, e non quelle forzatamente unificanti, in realtà alimentatrici di diseguaglianze.

Gli abitanti periferici per l’approvvigionamento dei servizi, scuole obbligatorie comprese, devono entrare in città con un notevole impatto sulla mobilità.

L’organizzazione dei servizi pubblici non può più essere fatta solo con lo standard numerico di aree a disposizione, va fatta in termini di prestazione per n. di abitanti e organizzazione a rete per il benessere generalizzato.

Dobbiamo ridurre se possibile la mobilità inter municipale portando i maggiori servizi a portata della popolazione.

Ripensamento dei quartieri e razionalizzazione del sistema dei servizi locali.

Particolare cura alle case della salute per un’accoglienza lontana dal carnaio del Pronto Soccorso, da collocare negli agglomerati urbani più vasti e più isolati, per esprimere un livello civile di assistenza sanitaria.

Invece gli interventi più importanti di organizzazione dei servizi vengono concentrati dove è presente il maggior numero di abitanti e quindi sembra più giustificabile programmarli. 

In questo tempo post Covid è necessario pensare lo spazio pubblico flessibile a più usi, con operazioni di urbanistica tattica, usi provvisori, e particolare attenzione alla reversibilità degli interventi e adeguato bilanciamento dei costi.

In tempi post Covid possono essere ricavati gli spazi per organizzare scuole o servizi scolastici negli spazi aperti.

Salvaguardare e valorizzare le diversità distintive di ciascun quartiere, ma nel contempo attuare e rafforzare linee di connessione e di ricucitura territoriale finalizzate ad incrementare accessibilità e fruibilità delle ricchezze diffuse.

Serve una logica per una città con più elevati standard qualitativi di vita, facilità di accesso ai servizi, che non ha mega opere ma ciò che serve a portata di mano, con valori culturali ed estetici vissuti nell’amministrazione quotidiana come componenti dell’organizzazione urbanistica e del vivere civile.

La rete dei servizi deve comprendere anche le opere di urbanizzazione primaria, spesso non complete o inadeguate e il completamento dei programmi di illuminazione.

Per il Depuratore Roma Est, fonte di rumore e cattivi odori, la situazione è molto migliorata. Permane il problema del sovrautilizzo della struttura, poiché in esso sversano anche diversi Paesi dei castelli romani, non dotati a loro volta di strutture analoghe per varie vicissitudini, anche giudiziarie. 

La rete fognaria andrebbe rivista ed ammodernata per evitare gli allagamenti che periodicamente si verificano nell’intero Municipio.

Ebbene Roma, perché diventi tale, ha bisogno di un sistema di illuminazione degno di una capitale. La luce è un aspetto dell’ospitalità e dell’accoglienza.

Un efficiente rete dei servizi e l’uso costante dello spazio pubblico sono la migliore garanzia di sicurezza sociale.

Gli spazi di aggregazione andrebbero gestiti, anche economicamente, per evitare la trasformazione in luoghi di spaccio.

Edifici abbandonati e degradati divengono centro di spaccio e di violenze, nonché sede di occupazione da parte di senza fissa dimora, extracomunitari e non, soggetti a soprusi di ogni tipo. Commissariati e Tenenze non riescono a garantire un effettivo controllo sul territorio

La presenza di un’elevata concentrazione di homeless, molti dei quali immigrati, nelle zone centrali (Esquilino, Monti, San Lorenzo (municipio II), attratti dalle possibilità di accattonaggio e di precario alloggiamento che offrono la stazione Termini, la stazione Tiburtina, i mercati di Piazza Vittorio, assieme alla presenza di mense della Caritas e Associazioni di volontariato che si occupano di integrazione. Questo problema lasciato a se stesso produce serie situazioni di degrado e sporcizia in vaste zone del centro che sono tra le più frequentate dai turisti. Assieme ai servizi sociali va organizzata la localizzazione delle strutture di accoglienza.

PARTENARIATO PRIVATO E RIGENERAZIONE

Dallo slogan della conservazione e del riuso a tutti i costi alla pratica reale degli adeguamenti possibili.

Dalla guerra al cemento per principio, ad amministrazione corretta ed equilibrata della densità e degli usi misti e integrati, abituandosi ai simboli verticali e al costruire sul costruito.

Esigenza di nuove formule e nuovi equilibri nel rapporto pubblico/privato ai fini di una vera rigenerazione urbana.

I programmi di riqualificazione (PRINT) aprono la via per sollecitare la disponibilità dei privati che, dal canto loro, cercano di minimizzare gli oneri straordinari, in un equilibrio finanziario mai chiarito bene da decenni.

Esigenza di nuove formule per innovare e consolidare gli ambiti manifatturieri.

Non si riescono ad innescare meccanismi di riqualificazione sia per l’urbanizzazione devastata da abusivismo, sia per mancanza di sostegni alle iniziative, come potrebbe essere un distretto industriale.

Bisogna pensare a opere piccole e gestibili organizzate con una strategia in grado di amplificarne l’impatto sui quartieri e sulla qualità della vita.

Ripristino del Decoro Urbano, con azioni coordinate e concertate con i privati e con interventi mirati al ripristino ed alla gestione, compresa la manutenzione ordinaria ricorrente, degli spazi e degli immobili abbandonati o poco utilizzati, delle facciate dei condomini e soprattutto degli immobili e degli uffici pubblici, spesso caratterizzati da incuria e poca pulizia.

I progetti non devono nascere da una ideologia e imposti, ma da una assoluta pertinenza ai bisogni e a una cruda analisi del problema da risolvere. Altrimenti non vedono la fine o la vedono in tempi inutili con sperpero di fondi pubblici.

La funivia Battistini Casalotti è ritenuta dagli abitanti perfettamente inutile e non gradita. Avendo sistemato via di Boccea risulta migliorata la facilità di accesso alla maglia locale che la intercetta trasversalmente, la funivia risulta un duplicato per un importo di fondi pubblici di 110 m.euro, un vero schiaffo alla periferia che avrebbe bisogno di altro.

Sono indispensabili soluzioni definitive per le aree urbane interessate da progetti di sviluppo mai decollati, come Piazza dei Navigatori e l’ex Fiera di Roma.

Una particolare attenzione andrebbe dedicata alle stazioni metropolitane e ferroviarie, ormai caratterizzate dai segni tangibili di un triste degrado. 

Lavori lunghissimi a piazza Vittorio stanno stravolgendo l’assetto precedente con una forte riduzione delle aree verdi, al fine di creare ampi viali e zone lastricate. Gli stessi cittadini che avevano sollecitato l’amministrazione a intervenire per la ordinaria manutenzione del giardino, hanno visto trasformare questa richiesta in un progetto faraonico di due milioni che non vogliono, perché sacrifica proprio il verde a cui tenevano e di cui chiedevano soltanto che fosse curato. Ciò avviene nel totale disinteresse dei politici, gestito da funzionari lasciati a briglia sciolta, che spendono una montagna di soldi per fare il contrario di quello che gli abitanti del quartiere vorrebbero.

QUALCHE POSSIBILE CONCLUSIONE

In generale: qualità e benessere derivano dalla continuità e dalla cura dello spazio pubblico.

Vengono fatte le considerazioni sul documento per la mobilità dolce del comune di Milano, condiviso nel gruppo. Si concorda sul fatto che la cura della vivibilità quotidiana sia il requisito fondamentale che deve essere presente nei Municipi per rendere scorrevole la vita dei quartieri e temperare le disparità. Elemento fondativo di tale cura deve essere la organizzazione e manutenzione delle reti verdi blu e grigie, che devono essere continue e permeabili per consentire la vita di prossimità e l’integrazione tra quartieri. Va trattata nelle reti anche l’integrazione con i beni culturali e le tracce della storia sia come componenti della identità locale sia come asset di un turismo più attento alle morfologie primarie e alla storia. Insomma la continuità e la cura dello spazio pubblico è indispensabile e deve essere la cura principale delle istituzioni locali, con piccoli interventi ma da affrontare come una importante strategia.

Altro elemento di attenzione per il completamento degli interventi programmati è l’equilibrio tra i costi e la reversibilità degli interventi, anche le opere devono offrire un profilo morbido a adattabile nel tempo. 

La città deve essere bella ma è anche una macchina composta di flussi di movimento, spazi di socialità, funzioni essenziali, attività produttive e ciascuna di queste parti deve essere perfettamente coerente con le altre, pena l’azzeramento del livello di vivibilità collettiva. 

(a cura di Vittoria Crisostomi)