SI MES, e SUBITO!

No, non è il momento, questo, di distinguersi prendendo le distanze dallo sforzo che il governo chiede a tutte le italiane e gli italiani.

Semmai, oggi, va ingaggiata una gara virtuosa per proporre le soluzioni più opportune nell’interesse di tutti, mai dimenticando lo spirito di solidarietà reciproca che deve caratterizzare l’azione di tutte le forze politiche in questo momento, il più difficile forse della storia della nostra Repubblica. 

Avendo ben presente che chi ha il compito di guidare il Paese deve essere di esempio, e questo lo si fa dirigendo ogni Regione con responsabilità, non solo nei confronti dei propri concittadini, ma del Paese intero. Come pure, attraverso una opposizione ragionevole, che sappia assumere l’interesse generale anteponendolo a ogni calcolo di parte, che oggi sarebbe, per tutti, fatalmente suicida.

E’ per questo che l’Ottangolo, da oggi e nei prossimi giorni, parlerà di MES e di concrete opportunità che ne rendono urgente la richiesta, indicando i problemi sempre accompagnandoli con proposte di soluzione, oppure con richiami di attenzione su punti che riteniamo dirimenti e sui quali non possiamo permetterci ulteriori ritardi.

Non ci interessano, in questa fase, le discussioni sul passato recente, o i commenti su questo o quell’aspetto dell’ultimo DPCM di una lunga serie. Il Parlamento e le forze politiche hanno il compito di definire, verificare, correggere le misure adottate. Seguiremo con attenzione tutto questo.

Vogliamo ora guardare avanti, non per rinverdire la retorica dell’andrà tutto bene, ma per indicare, ora, i terreni più sensibili del lavoro che va fatto subito per essere pronti ad affrontare i problemi del futuro più prossimo. 

Partiremo, per questo, da una riflessione urgente sull’uso e sulla distribuzione pianificata più efficace del vaccino che, tra qualche mese, sarà disponibile. Non sembri questa una fuga in avanti, così come non lo fu quando parlammo di scuola già nello scorso aprile.

Si, iniziamo questa campagna che vogliamo dedicare alla sanità parlando, a novembre, del vaccino che dovrebbe arrivare a metà inverno. Per essere pronti a saperlo usare in modo efficiente e tempestivo. 

Una operazione non facile perché si tratterà di organizzare un contatto diretto, personale, del SSN con decine di milioni di italiani nel più breve tempo possibile. Da questa capacità, che dovremo esercitare, dipenderà la sconfitta definitiva del virus e la sopravvivenza di migliaia di persone. 

E’ oggi, dunque, non tra qualche mese, che occorre definire un piano, approntare l’organizzazione della sua esecuzione determinando, per tempo, la qualità e la quantità di tutti gli strumenti necessari perché sia attuato tempestivamente e completamente.

L’Italia ha ottimi project manager in grado di elaborare e dirigere l’esecuzione di un tale piano. Ma la indubbia competenza tecnica non basta. C’è bisogno di una direttiva politica chiara su alcuni punti dirimenti e di risorse economiche adeguate all’eccezionalità di un intervento che deve essere, contemporaneamente, il più diffuso possibile su tutto il territorio nazionale e concluso nel più breve tempo possibile.

Dunque ora, ci limitiamo a fare domande che chi governa auspichiamo si sia già poste e alle quali abbia, almeno, iniziato un lavoro per darvi risposte.

In quanto tempo sarà completato questo piano? Quando saremo tutti informati dei criteri, delle modalità e dei suoi tempi di esecuzione che ci vedranno tutti coinvolti personalmente?

  • Quante dosi di vaccino si pensa di acquistare? Dove saranno stoccate e protette? Quale e quanto personale sarà incaricato di iniettarle e in quali strutture che abbiano caratteristiche logistiche e fisiche di sicurezza? Che tipo di servizi si pensa di realizzare per raggiungere a domicilio le decine di migliaia, forse le centinaia di migliaia, di persone impossibilitate a raggiungere i servizi dedicati? Come saranno raggiunte le zone interne del Paese, anche quelle più isolate? Come saranno controllati e nel caso curati i possibili effetti collaterali che, anche se in minima percentuale, possono interessare alcuni vaccinati? Chi si occuperà e come di informare la popolazione, non solo sulle modalità di attuazione della campagna vaccinale, ma sullo specifico “appuntamento” di ciascuno con la propria dose?

Sarà uno sforzo che non ha precedenti nella storia, soprattutto perché l’esito positivo è direttamente proporzionale ai tempi stretti della sua esecuzione.

Per questo: siamo assolutamente certi che tutto possa essere fatto concentrando l’intervento esclusivamente nelle strutture esistenti del SSN, gravando il personale medico e paramedico, che nel frattempo sarà impegnato ancora a combattere la malattia in atto e anche a recuperare il terreno perduto nella cura delle altre patologie?

Se non vogliamo ripetere la pessima esperienza delle code chilometriche e delle ore di attesa ai drive-in per un tampone di pochi secondi, che non sarebbe solo disdicevole per chi ha la responsabilità di organizzare e gestire questo intervento straordinario, ma che – soprattutto – metterebbe a rischio la vita di migliaia di persone, occorrerà, da subito dare un impulso decisivo alla realizzazione di nuove strutture territoriali, recuperando quanto possibile del tempo perduto in tal senso la scorsa estate, nonché assumere nuovo personale.

Non possiamo aspettare l’inverno per mettere in moto questa macchina così complessa. Perché il vaccino potrà tardare qualche mese rispetto alla data delle prime settimane del prossimo anno, che sempre più spesso viene indicata come data di inizio possibile delle vaccinazioni, ma arriverà e dobbiamo essere pronti, anche a costo di aspettarlo, di certo non con le mani in mano nel frattempo, come aspetteremmo il ritardo di un amico ad un appuntamento importante. Noi possiamo aspettarlo, ma quando sarà pronto non dovrà essere il vaccino ad aspettare noi.

Per questo un buon piano deve poter prevedere anche l’uso di strutture e personale della sanità privata, in qualità e quantità esattamente dimensionate alla copertura di un gap previsto in funzione della rapidità e diffusione capillare dell’intervento. Niente di più, ma anche niente di meno. 

I costi di una tale operazione non saranno esigui, chi pensasse di risolvere tutto concentrando l’intervento esclusivamente nelle strutture esistenti del SSN, già così provate nel fronteggiare la pandemia, aggiungendo semplicemente risorse economiche tanto vale che dica subito che si dà per scontato che l’operazione si concluda alle calende greche.Invece il fattore tempo sarà determinante per salvare vite umane che non possono essere appese all’esito di una disputa ideologica sul rapporto tra pubblico e privato. 

Ovviamente l’utilizzazione della sanità privata deve essere commisurata ad un maggiore e forte impulso alla riforma del SSN per un suo rafforzamento soprattutto sul piano della prevenzione e della territorializzazione più diffusa.

Per questo motivo, e senza alcun intento polemico, pensiamo che occorra fare, subito, ricorso al MES, cercando di recuperare il tempo perduto, ma soprattutto per non mancare l’appuntamento col vaccino.

Non possiamo più permetterci di dire che non ne abbiamo bisogno, che saremo in grado di fare da soli, presto e bene, magari sottraendo risorse indispensabili ad altri scopi non sanitari, come i sostegni alle imprese e a tutti i lavori colpiti dalle misure di contenimento della pandemia.

Per questo sosteniamo con forza e convinzione il lavoro dell’Intergruppo parlamentare, costituitosi con deputati e senatori di tutti i partiti, ad eccezione di Lega, FdI e LeU, intitolato “Sì Mes” al quale aggiungiamo la parola “subito”.

Subito, perché non c’è altro tempo da perdere. Subito, perché le obiezioni all’uso del Mes si sono rivelate totalmente infondate. 

Alcuni giorni fa alla domanda rivolta a Conte dal direttore del Foglio, su cosa pensasse delle affermazioni di Gentiloni che diceva essere cadute condizioni e regole del “vecchio” Mes, col nuovo diventato, anche formalmente, meno condizionante del pur bene accetto Recovery Fund, il PdC rispondeva serafico che “sì, ha ragione Gentiloni”. Ma alla seguente domanda “perché, allora, non utilizzarlo?” Conte non rispondeva, dicendo che a quella domanda aveva già risposto tante volte. Ma le risposte precedenti erano state contraddette da Gentiloni al quale, ora, Conte dava ragione. Che senso ha questo comportamento?

Non è il momento di distinguersi prendendo le distanze dallo sforzo che il governo chiede di fare a tutti gli italiani. Ma non è neanche quello, per Conte, di prendere le distanze da se stesso a giorni alterni. Gli italiani sono responsabili, nella stragrande maggioranza, ma pretendono chiarezza di direzione, trasparenza di comportamenti ed efficacia di azione. Sul Mes tutto questo fino ad ora non c’è stato. Tutti, a cominciare dal PdC, sappiamo i “pro”, nessuno, ad eccezione del PdC e di pochi suoi cari, conosce i “contro”, che non sono quelli addotti fino ad ora, smentiti formalmente da Gentiloni, nella sua qualità di Commissario alle politiche economiche della Commissione europea, al quale Conte stesso ha attestato veridicità. E allora?

Sbagliare si può, ma perseverare per una impuntatura, che appare – sempre più – essere un personalismo senza senso, immotivato, sapendo quanto questo ci è già costato e quanto ancora ci potrebbe costare non è nell’interesse degli italiani. 

Non siamo a maggio, la situazione è pericolosamente cambiata perfino da allora, non possiamo negarci alcuna opportunità in campo sanitario, dobbiamo prepararci al meglio, non possiamo lasciarcelo sfuggire. Facciamo, insieme, ora, un passo decisivo in avanti.

(Umberto Mosso)