Balliamo, è da tanto tempo che…

stretti stretti come tanto tempo fa

Oggi mi sveglio ed è un anno che gira, che volta l’angolo, che inclina alla dimenticanza od al voler dimenticare. Oppure, forse meglio, un anno che conserva, che non riesce ancora a scrollarsi di dosso quel che è stato e ancora è. Ma con tracce appena appena visibili di speranza in un qualcosa che muti.

Al centro stretto di una mutazione non sappiamo bene come riconoscerci e riconoscere, e imparare a incontrare. L’anno passato è stato duro, pieno di case di legno e di falò, pieno di morti in solitudine e a volte senza perdono, perdono per chi nel perdono pone rimedio.

L’anno dei sindaci, dei minisindaci, dei sacerdoti, dei volontari, delle mense dei poveri, ed un due tre poveri tutti, la grande paura del non avere certezze, l’abbattimento delle classi sociali nella disperazione degli ospedali e dell’inguaribile. Un anno durissimo senza alcuna salvaguardia palliativa. Una reclusione e un abbattimento della democrazia per tutti, ma per alcuni più feroce. Per chi in prigione è per davvero, per le donne e i bambini e le bambine molestate, per i matrimoni in pezzi, per la solitudine senza appello.

L’anno in cui si è vista e protetta la nudità del re, senza nessun carnevale a festeggiarla. L’anno dei soldi non spesi, dei soldi che si lasciano cadere perché non si sa come usarli, l’anno dei parternalismi rassicuranti, e infine deboli nel tratto. L’anno dei genitori senza asili, dei bambini senza infanzia.

L’anno delle mascherine, delle maschere, delle persone. Dei calendari con l’ausilio del bene, l’anno che in fondo, in fondo, non ha parole per dirle le parole, nonostante fiumi di parole. L’anno di Gianna Nannini da sola al Circo Massimo, l’anno dei grandi vecchi che ci lasciano, e dei grandi giovani scomparsi. L’anno in cui si è detto che ci sono l’handicap, la solitudine, la miseria, la paura e l’inganno.

L’anno della speranza che però nessuno prende, per mano, per davvero.

L’anno del Capodanno che fa ciascuno a casa propria, l’anno che nemmeno zoom alla vigilia, perché troppo zoom e poco zum zum zum zum.

L’anno che non sa bene come ci si innamori di nuovo,o cosa ci innamori. O forse l’anno che poi l’amore lo fa benissimo, perché il corpo, e l’amore, e l’amore del corpo, in fondo salvano sempre l’uomo, e la donna, e gli altri generi tutti.

L’anno del cinema muto, l’anno del terrore che sia per sempre, l’anno del ridisegno, della fatica buona e generosa degli insegnanti, in una scuola che non ha saputo dire, ma che ha aperto porte e finestre, e si è fatta casa.

L’anno che forse non verrà, un altro anno così– e forse invece dobbiamo farne un gran tesoro, l’anno autentico, faticoso, a tratti insostenibile, struggente.

L’anno che sai che se fai l’amore forse non vuoi che sia un bambino, ma in cui tutti come bambini lo facciamo per la prima volta. L’anno di tutti innamorati e nessuno al sicuro, l’anno di chi porta il pane e vorrebbe fosse amore, l’anno che moltiplica i bisogni e i sogni, e porta in spalla incubi e incertezze.

Allora ecco…

Io stamattina mi sveglio così, come da foto, con la paura dei fantasmi e la speranza nell’arte della gioia, ché tutto è piazza, nella piazza vuota.

Abbiamo messo violini, voci dal carcere, e resistenze, abbiamo messo foto con e senza, e molti agiti d’amore. Facciamo di tutto questo un tesoretto, una bisaccia, una impensabile cornucopia, un flauto dolce, un cembalo, un rigagnolo, e piano piano un fiume.

Non sarà facile, perché molti avranno, avremo, fame e freddo. Ma potremmo essere non soli, non indifferenti, non silenti.

Potremo far cadere i tiranni e provare a ricostruire, come in quel bellissimo ’46 che il Presidente Mattarella ricordava ieri, dalla televisione, nella sua stupenda dignità così “unSocial”. Con quello sguardo capace di dare due diverse prospettive e una sola strada davanti.

Forza, dai, diamoci coraggio, facciamoci del bene, continuiamo così. Senza illuderci che ci salverà la bellezza se non saremo capaci di produrla, dirla, condividerla, scoprirla.

Buon anno anche da qui, da questa casa, da ogni casa.

Balliamo, è da tanto tempo che non lo facciamo…

(ng, con rv – stretti stretti)

Garbatella, luglio 2018 – video by NG by iPhone

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