6 anni dopo, Charlie

La Traversata, di Philippe LançonE/O, 2018

Capitolo 2 – Tappeto volante

“Mi hanno sempre indispettito gli scrittori che dicono di scrivere ogni frase come se fosse l’ultima della loro vita. Significa accordare troppa importanza all’opera, o troppo poca alla vita. Non sapevo però che l’attentato mi avrebbe fatto vivere ogni minuto come se fosse l’ultima riga: dimenticare il meno possibile diventa essenziale quando ci ritroviamo brutalmente estranei a ciò che abbiamo vissuto, quando ci sentiamo fuggire da ovunque. Così sono arrivato a pensare più o meno la stessa cosa di quelli che mi indispettivano, anche se per ragioni e in circostanze diverse: bisognerebbe annotare i più piccoli dettagli di quel che si vive, le minuzie delle minuzie, come se si dovesse morire nel minuto che segue o cambiare pianeta, col pianeta successivo che non è più ospitale di quello che abbiamo lasciato. Sarebbe utile per il viaggio, e una specie di memento per i sopravvissuti; ancora più utile per i redivivi, quelli che, pur non essendo più morti degli altri, sono andati in un altrove abbastanza lontano da non essere più interamente di ritorno qui, nel mondo in cui ognuno continua a badare ai propri affari come se la ripetizione dei giorni e dei gesti avesse un senso lineare e stabilito, come se questo teatro fosse una missione. I redivivi leggerebbero i loro appunti, guarderebbero vivere gli altri, strofinerebbero i loro ricordi e le loro vite. Confronterebbero il tutto nella scintilla prodotta e, riscaldandosi a essa, forse ricorderebbero che un giorno hanno vissuto. Per la futura vittima, un pensiero venuto in bagno avrebbe più importanza di una dichiarazione di guerra, di una riunione di lavoro o delle dimissioni di un ministro. La scrittura sospenderebbe il tempo di cui restituisce la trama, poi, una volta scritta la pagina, la commedia riprenderebbe fino al momento di essere brutalmente interrotta. Non sarebbe esattamente come nell’Amante, quel film di Claude Sautet in cui il protagonista rivede i momenti importanti della propria esistenza mentre sta perdendo la vita in un incidente. No, non si tratterebbe di annotare le cose essenziali, le grandi tappe: è una prospettiva da uomo vivo e in buona salute. Da principio ci sarebbero solo le piccolezze, le cose degli ultimi minuti, l’insignificante cenere dell’ultima sigaretta del condannato, quello che non sa ancora che la sentenza è stata pronunciata e il boia è in viaggio con armi e bagagli nel baule di una macchina rubata. Naturalmente non l’ho fatto. Non ho preso appunti sulle ore che hanno preceduto la comparsa degli assassini perché era una mattinata come le altre, ma ho l’impressione che qualcuno l’abbia fatto per me, un burlone che ha tagliato la corda e che cerco di catturare scrivendo.”

dal blog Istorica.it