COME UNA STORIA D’AMORE

a proposito del nuovo libro di Nadia Terranova

Dalla Sicilia di “Addio fantasmi” Nadia Terranova ci accompagna nei quartieri della periferia romana con il suo ultimo libro “Come una storia d’amore”. 

Che sia come una storia d’amore, si capisce già dalla veste editoriale particolarmente curata da Giulio Perrone Editore, da premiare ed incoraggiare, in questo periodo così penalizzante soprattutto per la piccola editoria, e l’amore si sa, perché sia tale richiede cura, e niente come l’amore, quello con la a maiuscola, può curare, un binomio inscindibile.  

Nove racconti ed una lettera per Roma. Racconti apparentemente minimalisti, densi invece, che esplodono e fanno esplodere dentro ed emergere conflitti, squilibri, contraddizioni, la rabbia che fluttua senza oggetto alla ricerca di appigli, la fatica per non soccombere nella tempesta del vivere, per ritrovare la centralità in esistenze sommerse dalla totale globalizzazione, vite che appaiono quasi ai margini e psicologicamente in bilico, che tuttavia sono dentro ognuno di noi e ci assomigliano profondamente. I personaggi, in particolare le donne, protagoniste, nelle varie declinazioni, come naufraghi sopraffatti alla ricerca di un’Itaca lontana, forse non più desiderabile, stentano a ritrovare una rotta apparentemente quasi impossibile. La conclusione di ogni racconto serra il cuore in un turbamento che si fa fatica a decifrare e mette emozionalmente alla prova, ma tutti i protagonisti lasciano guizzare alla fine, in qualche modo, una possibilità futura.

Nadia Terranova combinando parole in modo assolutamente originale e ricercato, trova sintesi capaci di trasmettere sentimenti forti, struggentemente dolorosi con emozionante immediatezza.

Ricercare persone felici “In un settembre esageratamente triste…” uno dei compiti scelti dalla protagonista in uno dei racconti, per vedere, capire quello che le sfugge da sempre, ma l’infelicità, il disagio, sono come istituzionalizzati, assorbiti nei ritmi e nei riti della “normalità”. E poi frammenti di accoglienza, inclusione in un sé che tendenzialmente e pregiudizialmente esclude e poi una descrizione perfetta di come ci si può sentire, e sarà accaduto almeno una volta nella vita, alla vigilia di Natale e poi i corvi al Pigneto, una pensilina a Porta Maggiore, una lavanderia, un bar, una trattoria, i banchi del mercato dove il melting pot è una regola, che spesso nulla ha a che fare con faccende di integrazione, tutti scenari di una Roma periferica  vibrante, in cui pulsa la vita autentica di ogni giorno.

Il libro si chiude con una lettera per Roma, una lettera d’amore: “L’unica è raccontarsela come una storia d’amore, e per cominciare devi tornare indietro di quindici anni…” L’arrivo scendendo dal treno, lasciando là tutti i problemi pigiati dentro una parola invecchiata: infanzia. Roma è come diventare adulti, inizialmente incuranti accecati quasi dalla smania e dall’ansia di crescere e tutto velocemente. Inizia così questo rapporto fatto di amore e di accettazione totale per una città che ti accoglierà subito e non ti accoglierà mai.

L’infanzia finisce ma l’amore non si esaurirà, l’amore non è un’età della vita, è essere adulti e adulti si è per sempre, è capire l’oggetto del proprio sentimento e tenerlo per sé, quasi un segreto, non sbandierato, altrimenti diventa uno dei tanti, come appartenesse a tutti. Roma amata ma anche odiata, come spesso accade, come Catullo ci insegna, gli opposti sentimenti convivono e si rubano continuamente lo spazio. Ma era il colpo di fulmine tra una ventenne ed una millenaria… Ho un biglietto di sola andata. Sai quanto ho penato per venire qua?  Ma l’amore finisce e non è che sei tu a non averlo curato, è lui che non ha curato te ma non te ne andrai, tu non sei una che lascia. “Devi solo cercare nuove strade”.

Ecco: cercare nuove strade!

(mcp)