CAMBI DI CASACCA E GOVERNI STAGIONALI

Se guardi il mondo della politica italiana ti accorgi che gli anni passano invano, pare che nulla cambi. Le nostrane rivoluzioni gattopardesche, compresa quella del M5S, che fa sempre il contrario di quello che promette, ci hanno lasciato al punto di partenza. La nostra Repubblica arranca tra i sui interstizi istituzionali per respirare con somma fatica. Governi e Governicchi, provvisori o balneari, sempre nello spirito di transizione verso cosa, non si sa. Trasformismi e cambi di casacca, rimpasti o Governi bis, ter con uomini validi per tutte le stagioni. Un male che ha frustrato negli anni un popolo pieno di buona volontà e frustrato da un sistema politico che ha sempre privilegiato se stesso, il mantenimento delle poltrone e del Potere con una capacità di rigenerarsi inimmaginabile. Il sistema si è assicurato un futuro con la formula del proporzionale e del trasformismo aggregante secondo le necessità. Una breve parentesi con una cura solo temporanea di maggioritario ha consentito un modesto di respiro. Poi, di fronte alla minaccia che veramente si potesse governare seriamente e nell’interesse del Paese, con una chiara maggioranza ed una chiara opposizione, è riemersa l’aspirazione al proporzionale, anche puro perché no? La nostra classe politica non poteva prendere uno spavento più grande di quando è stata ventilata, anzi proposta, una riforma elettorale maggioritaria definita “Il Sindaco d’Italia”. Addio tavoli allarganti, addio manovre sottobanco e giochi di palazzo per scalzare gli inopportuni. Una riforma di questo genere non era e non è nell’interesse degli attori ma dei poveri fruenti dello spettacolo indecoroso a cui assistiamo. Anche oggi siamo alla vigilia di un nuovo governo inverno/primavera che nasce sul trasformismo ed il reclutamento di personaggi che, come diceva Benigni, non toccheresti neppure con la canna da pesca.

Dall’ARCHIVIO di Repubblica una straordinaria sintesi di un monologo di Benigni che nel 1989 commentava, vicende simili a quelle di oggi, a proposito di mestieranti della politica il giorno successivo ad un rimpasto di Governo. La differenza tra ieri ed oggi è che allora, quanto mento, i politici, anche se non specializzati nella materia di cui si stavano occupando, avevano una profonda conoscenza delle istituzioni e del loro ruolo politico. Oggi assistiamo alla doppia incompetenza, quella per materia e quella per professione politica. Vediamo spesso dei parvenu che si ritrovano a gestire la cosa pubblica senza nemmeno conoscere il ruolo che viene loro affidato e l’etica che ne sarebbe richiesta.

BENIGNI A FANTASTICO ‘CATTIVO’ CON TUTTI

ROMA 31 dicembre 1989. Roberto Benigni ritorna in tv e subito lascia il segno. Ieri sera il popolare comico toscano ha movimentato la penultima puntata di Fantastico con un monologo pieno di battute su temi della politica nazionale e internazionale, e su personalità politiche, con riferimenti alla Romania e al caso Noriega. Dopo aver affrontato la vicenda dello sciopero dei ballerini a Fantastico e a Domenica in, Benigni si è rivolto scherzosamente al segretario del Pci Achille Occhetto, dicendo, tra l’altro: Achille, cambia nome, andiamo sotto zero. Il partito chiamalo anche Democrazia cristiana, magari va’ in India insieme ad Andreotti, lui si fa una bella fumata e noi ci prendiamo il 40 per cento dei voti. Poi l’attenzione dell’ attore si è rivolta ai fatti della Romania, inneggiando al popolo romeno e alla morte di Nicolae Ceausescu, alla vicenda dell’ ex dittatore panamense Noriega (si è rifugiato in Vaticano ed è come se Mussolini avesse chiesto ospitalità al Pci) e alla figura di Silvio Berlusconi. Ma tutti quei soldi si è chiesto Benigni rivolgendosi al presidente della Fininvest chi te li dà? Quando Berlusconi ha saputo che Ceausescu aveva rubato 1.300 miliardi ha detto che non valeva la pena fare il dittatore comunista. Si fanno più soldi facendo il democratico. Il monologo di Roberto Benigni è proseguito, poi, con battute a raffica sulla politica italiana. Abbiamo una classe politica da fare schifo ai lombrichi ignudi, ha provocatoriamente commentato. Andreotti non lo toccherei nemmeno con la canna da pesca. Anche il sindaco di Roma, Franco Carraro, è stato preso di mira nel monologo. A Roma si è votato ha detto Benigni ma è stato inutile, perché tanto si sapeva già da tre anni che avrebbe vinto Carraro. Carraro lo hanno fatto sindaco di Roma e prima era ministro, ma il ministro è come una specializzazione, è come se in ospedale cambiassero i medici e mettessero un ginecologo a fare il dentista. Non è stato risparmiano nemmeno il ministro del Lavoro: Donat Cattin si è occupato di aids per 8 anni e ora fa il ministro del lavoro: che cosa fa ora si è chiesto Benigni fa mettere il preservativo ai metalmeccanici? L’ attore è intervenuto a Fantastico per parlare del film “La voce della luna” (diretto da Federico Fellini), che lo vede protagonista insieme a Paolo Villaggio. Ma prima di parlare del film ha ironizzato sulle mogli dei politici impegnate in opere di beneficienza, affermando che forse hanno i sensi di colpa per quello che fanno i mariti. Benigni ha concluso rivolgendosi ai personaggi che aveva preso di mira e formulando loro scuse che, però, si sono trasformate in altre battute pungenti.

(MV)