Prendila come viene

C’est la vie

Il lavoro è una cosa seria, è l’essenza stessa dello status di cittadino, è il principio di libertà, dignità di ognuno di noi. Una società civile non può esimersi dal garantire un’occupazione decorosa ad ogni residente in età lavorativa, qualunque sia la sua provenienza, cultura e competenza.

Se la sfida è creare nuovi e produttivi posti di lavoro, non secondario è favorire un sistema organizzativo che sappia utilizzare adeguatamente capacità e competenze, ma la rivoluzione ultima è quella di rendere il lavoro un’occasione di soddisfazione per ogni singola persona coinvolta, che senta la possibilità di realizzarsi e viva l’impegno con gioia anziché con sacrificio.

All’inizio della “seconda rivoluzione industriale” l’organizzazione del lavoro era concepita secondo schemi e procedure rigidamente fissate in un sistema chiuso con regole strettamente codificate. Lo scientific management definiva ogni mansione e come doveva essere svolta centralizzando la conoscenza del compito ed il suo controllo. Nelle organizzazioni moderne nasce invece il concetto di ruolo, caratterizzato da discrezionalità, responsabilità e persone che fanno uso del proprio giudizio e della propria abilità. Nelle learning organization la conoscenza ed il controllo dei compiti sono attribuiti a tutti i membri dell’organizzazione e non solo alla direzione, la diffusione delle informazioni costituisce un elemento importante per operare in modo ottimale.

Da una cultura rigida ad una cultura adattiva, sfuggendo alle rigidità che impedirebbero di seguire i rapidi cambiamenti del mercato. Nelle organizzazioni moderne la cultura dovrebbe incoraggiare l’apertura, l’equità, il miglioramento continuo ed il cambiamento basato sulle doti ed aspirazioni individuali delle persone che ne fanno parte, anche nella consapevolezza che la maggior parte dei nostri figli e/o nipoti tra 10 anni faranno lavori che oggi non esistono.

Arduo inquadrare in schemi geometrici o matematici una moderna organizzazione aziendale che, anche guardando oltre le attuali frontiere, voglia contare sempre più sulla partecipazione consapevole dei singoli inseriti nel corpo aziendale nella maniera più efficace e nel modo più confacente alle loro aspirazioni. Quindi un organismo, l’azienda, che esprima massima efficienza e massima soddisfazione di quanti vi siano impegnati.

Dice la sua un divertente film francese di Eric Toledano e Olivier Nakache del 2017, con Jean-Pierre BacriJean-Paul Rouve, intitolato C’est la vie – Prendila come viene.

Pierre sta per sposare l’amata Héléna e, per avere un matrimonio curato alla perfezione, si rivolge a Max Angély, un celebre organizzatore di cerimonie nunziali che ha garantito il lieto evento in un castello d’epoca con quanto di meglio per gli invitati. Max però si troverà alle prese con diversi problemi nella gestione del personale, con conseguenze inaspettate. Saranno un serio problema la variegata combriccola di dipendenti, talvolta in regola e talvolta no, e le svariate problematiche che questi creeranno. L’amico fotografo che si dedicherà più al buffet e alle invitate che alle foto, il cameriere che scambierà il flute con il flauto e quello che capirà le cose sempre troppo tardi, il musicista che vorrebbe esibire il suo repertorio diverso da quello richiesto e la Vice dal carattere sanguigno sempre infuriata, il dipendente innamorato della sposa e il Caposala smidollato, oltre ai perplessi lavoratori d’origine pakistana e indiana. Si aggiungeranno contrattempi imprevisti ed imprevedibili che porteranno ad un totale caos e nessuno saprà più cosa fare.

In origine tutti i dipendenti sono rigidamente inquadrati in ruoli predefiniti dal Capo secondo una sua personale congettura, prescindendo dalle necessità/ aspirazioni/ attitudini di ognuno e trascurando le valenze che articolano i rapporti tra di loro. Ruoli innaturali, come quelli attribuiti ai lavoratori extracomunitari, che creeranno disagio ed inefficienza e al sopraggiungere di ulteriori difficoltà impreviste faranno implodere il sistema.

Solo alla fine, quando tutto è perduto ed il Capo, gonfio di rabbia verso i suoi dipendenti, si rassegna al completo fallimento dell’impresa, tanto da ritirasi e decidere di cedere la sua attività e tutti i dipendenti sono sciolti da ogni impegno e da ogni responsabilità, avviene il miracolo. Il Pakistano non in regola comincia a suonare perché è la sua passione e lo fa bene, gli ospiti  incominciano a danzare, altri dipendenti volenterosi e divertiti dalla nuova situazione riprendono a lavorare facendo quello che meglio riesce loro, alcuni cercano di organizzare la logistica e a dare una senso alle sequenze temporali degli eventi, altri ancora inventano ulteriori modi di intrattenere gli ospiti. Dal caos emerge una nuova e imprevista realtà, di colpo tutto funziona, i dipendenti si sono ridistribuite motuproprio funzioni e compiti, si è creata una nuova e più efficiente struttura dove tutti facendo qualche cosa di utile si divertono, nessuno avanza e nessuno manca, sembra che si sia ricomposto un puzzle sotteso nel sistema, ma che il Capo non aveva visto. 

Questa storia seppur fantasiosa rappresenta un classico CAS (Complex Adaptive Systems) applicato al mondo del lavoro.

Siamo nel campo dei sistemi complessi che per definizione non si lasciano addomesticare né dalla matematica né dalla geometria euclidea.  Se chiedete ad un fisico di descrivere le interazioni tra due pianeti vi chiederà carta e penna e cinque minuti di tempo, se gli chiedete le interazioni tra tre pianeti vi chiederà dei calcolatori, uno Staff e un bel po’ di tempo, ma se gli chiedete le interazioni tra quattro o più pianeti vi dirà che è un vero problema. Quanto più complesse siano le interazioni tra persone rispetto a quelle tra pianeti è superfluo dirlo, di conseguenza non esiste un processo deterministico per le interazioni tra decine, centinaia, migliaia di persone che agiscono in un’azienda, se non quello della teoria delle Complessità.

I sistemi caotici hanno un difetto, l’imprevedibilità: “Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”, ma hanno anche una grande virtù nascosta, la capacità dei singoli elementi di auto-organizzarsi, come nei frattali, forme organizzate nel disordine e nella casualità, per un’omotetia interna che trasforma fenomeni ingovernabili deterministicamente, in fenomeni che mostrano una razionalità ed una struttura logica e riconoscibile.

La natura si muove attraverso schemi non inquadrabili: le montagne non possono essere definite coni, le nuvole non sono sfere e un fiume non è una semplice linea o una curva, ha bisogno di un sistema non puramente geometrico per definirsi, ed è quello frattale.

Dinanzi alla complessità la natura si auto-organizza secondo il modello frattale probabilmente perché questo è il più efficiente nell’ottimizzare il sistema nel processo evolutivo, tanto che il modello va oltre tale ambito, costituisce l’essenza stessa dell’ordine sotteso dell’intero universo. Per lo stesso motivo tale organizzazione si riscontra anche in altri fenomeni spontanei:  è stato osservato nella biologia, nell’organizzazione delle connessioni delle reti Internet, nella fisica dei materiali e del cosmo e soprattutto nei sistemi sociali ed economici.

E’ per questo che l’organizzazione del lavoro, la mamma di tutte le complessità, dovrebbe guardare ai CAS, sistemi adattivi, che modificano il proprio comportamento in risposta alle informazioni e ai cambiamenti del contesto. Sono in grado di adattarsi all’ambiente, capaci di apprendimento, di selezione e ottimizzazione della risposta e di evoluzione.  I CAS sono sistemi auto-organizzanti che determinano la comparsa di schemi regolari, pattern, reti, network, strutture operative, aggregati sociali non imposti direttamente dall’esterno, ma auto-costruiti dal sistema. Il comportamento organizzato è una proprietà spontanea che emerge dalle interazioni tra le singole componenti del sistema che esibisce proprietà inspiegabili in base alla logica e alle leggi che riguardano le singole componenti. La complessità interviene tra i processi minando l’approccio deterministico, ma dal comportamento emergente nasce un nuovo livello di evoluzione sistemica, un nuovo livello di organizzazione che è quello raccontato nel film C’est la vie – Prendila come viene. Un modello da non prendere alla lettera, ma che, salve le ovvie e divertenti estremizzazioni di scena, può indicare la via per evolvere verso nuove forme organizzative che in futuro potrebbero costituire la base per le migliori gestioni aziendali.

(MV)