Neve nera

8mm di inquietudine

Nel curiosare tra il cinema internazionale, ho “scovato” questa pellicola di Martìn Hodara (Neve nera, 2017), regista argentino, pellicola co-prodotta dalla Spagna. Si tratta di un thriller molto ben girato e interpretato. Complesso e, a tratti, conturbante con un finale veramente originale. 

Dopo la morte del padre, Marcos (insieme alla moglie Laura) si reca in Patagonia, dove vivono gli altri due figli Salvador e Sabrina. In ballo c’è la vendita del terreno, dove ora risiede Salvador. L’offerta è molto vantaggiosa ma la situazione complessa. Sabrina soffre di problemi psicologici ed è ricoverata in una clinica. Salvador non ha nessuna intenzione di lasciare la propria casa. Inoltre un terribile evento ha segnato la famiglia tanti anni prima. La morte, ritenuta accidentale, di un altro fratello, il piccolo Juan, avvenuta durante una battuta di caccia.  

“Neve nera” è un film che non lascia indifferenti. L’atmosfera quasi claustrofobica, evidenziata dal paesaggio glaciale della Patagonia e da una fotografia impeccabile, pervade tutta la pellicola. Numerosi i flashback che sono ben inseriti nella trama. Ogni personaggio porta i suoi piccoli e grandi segreti, relegati in un passato ricco di episodi irrisolti. La figura di Laura, l’estranea, rappresenterà la soluzione anche se imprevedibile e drammatica. Il finale (di cui, logicamente, non anticipo nulla) è stato indicato come punto debole del film essendo troppo esplicativo. A mio parere, al contrario, è proprio in quelle ultime inquadrature che la dicotomia tra bene e male si fonde spiazzando lo spettatore. Se cercate un thriller, privo di scene truculente, esclusivamente basato sulle atmosfere e le suggestioni è il film che fa per voi.  

Da rimarcare la grande prova di Ricardo Darin, attore argentino straordinario, che ha cominciato la sua carriera in teatro all’età di 10 anni! 

Come sempre, buon cinema a tutti!

(Marco Petrucci)