LA VITA DI ADELE

8mm

Il tema dell’omosessualità (maschile e femminile) è stato affrontato in molte pellicole negli ultimi vent’anni. Sicuramente “La vita di Adele” è stata una delle più discusse ma anche una delle più apprezzate dalla critica.

Il film è tratto da un fumetto di Julie Maroh, con molte licenze criticate dalla disegnatrice, e diretto dal grande regista turco Abdellatif  Kechiche. Ha ricevuto diversi premi tra i quali la prestigiosa Palma D’Oro a Cannes. 

Adele è una giovane liceale francese. Vive con difficoltà la propria sessualità finché non incontra Emma, una studentessa delle Belle Arti. Tra le due nasce un amore travolgente e appassionato. Emma vive in un ambiente che potremmo definire alto-borghese, immerso nell’arte e privo d’inibizioni. Al contrario Adele proviene da una famiglia “classica” alla quale lei non confessa le sue inclinazioni. L’incontro di questi mondi tanto diversi porterà ad un’inevitabile rottura.  

Sono molte le considerazioni da fare su questa pellicola, semplice e complessa al tempo stesso. I dialoghi e la descrizione dei turbamenti della protagonista sono perfetti. Kechiche (come aveva già dimostrato nel bellissimo “Cous cous”) è molto attento alle piccole sfumature, riesce a condurre lo spettatore all’interno della storia partendo dall’esterno e zoomando sul particolare. Non si sofferma sugli aspetti psicologici, quanto sulle emozioni e la passione in sé. Adele scoprirà la vita, tanto diversa dai romanzi francesi che divora con avidità. 

A mio parere vi sono, però, delle pecche. Effettivamente le scene di erotismo (molto criticate) appaiono in un paio di occasioni eccessive, senza una ragione che le renda funzionali alla trama. Adèle Exarchopoulos, l’attrice che interpreta Adele, non sembra perfettamente centrata nel personaggio, al contrario della perfetta Léa Seydoux (Emma). Infine alcuni passaggi temporali appaiono repentini e non immediatamente percepiti dallo spettatore. 

“La vita di Adele” rimane un grande film che vale la pena di vedere anche per ammirare l’ottima fotografia di Sofian El Fani e per cogliere i tanti spunti culturali che offre. Ho trovato strumentali le critiche della brava fumettista Julie Maroh. E’ evidente che ci siano grandi differenze tra la sua opera e quella di Kechiche. Questa è una scelta precisa del regista che non voleva replicare pedissequamente il fumetto ma dire anche altro. Il titolo originale è “Il blu è un colore caldo”, riferimento al colore con cui tinge i capelli Emma. Il fumetto è facilmente reperibile sia online sia nelle migliori librerie. Ve lo consiglio!  

Come sempre, buon cinema a tutti!

(Marco Petrucci)