Che strano chiamarsi Federico

La domenica in 8mm

Che strano chiamarsi Federico (2013) di Ettore Scola

Ettore Scola è stato, senza dubbio, uno dei migliori registi italiani. Questo è il suo ultimo lungometraggio. Il racconto, tra fantasia e realtà, del suo lungo rapporto d’amicizia con Federico Fellini. Il film è ricco di storie e aneddoti poco conosciuti e con immagini di repertorio veramente preziose.   

La storia è raccontata in terza persona dal bravissimo Vittorio Viviani. Siamo nel 1939. Si parte con l’arrivo di Fellini (Tommaso Lazotti) a Roma nella redazione del “Marc’Aurelio”, giornale satirico molto famoso. Il giovane è accolto con entusiasmo e inizia a collaborare anche alla sceneggiatura di diversi film. Nel 1948 arriva al giornale il giovanissimo Ettore Scola e tra i due nasce subito una solida amicizia. 

Un racconto commovente ma anche molto ironico. Il regista romano pone l’accento soprattutto sui lati meno conosciuti del carattere di Fellini. Il suo essere molto spiritoso (ed anche simpaticamente bugiardo) e curioso. Da non perdere i “finti” provini a Gassman, Sordi, Tognazzi e Mastroianni per la parte di Casanova, mentre lui aveva già scelto Donald Sutherland. Scola riesce a non cadere nella retorica rimanendo sospeso sul filo della magia che fu propria del maestro Fellini. In questa chiave, è meravigliosa la lunga scena con Sergio Rubini nella parte di un “madonnaro”. Più che un omaggio o una biografia, la pellicola è il ricordo di un vero amico.

Tante le curiosità. La redazione del “Marc’Aurelio” era formata da: Ruggero Maccari, Age, Scarpelli, Marcello Marchesi, Federico Fellini, Steno e Vittorio Metz. Sembra incredibile che in una sola testata si siano formati tanti “mostri sacri” del cinema nostrano (oltre a Scola che subentrò in seguito). Il rapporto tra Fellini e Mastroianni è analizzato con rara profondità. Simpatiche le scorribande notturne in compagnia delle “lucciole” romane. Nessuna scena è fine a se stessa ma non voglio rovinarvi il gusto della scoperta.   

E’ un vero peccato che il film sia stato visto solo da 277.000 spettatori. Un magro “botteghino”. Il saluto di Scola avrebbe meritato molto di più. 

Come sempre, buon cinema a tutti!

 (Marco Petrucci)