Onestamente, quello che accade nel PD mi addolora

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Onestamente, quello che accade nel PD mi addolora profondamente. Resta per me, il Partito Democratico, il grande partito che ha raccolto, con fatica e coraggio, le esperienze così diverse dell’area democratica, e che ha avuto, nella storia del nostro Paese, sempre un ruolo forte, rappresentando in anni bui, molto bui, la speranza di una controllo che non cadesse nelle logiche autoritarie.

Accanto ad esso, molto hanno fatto le forze cattoliche, fino a pochi decenni fa nonostante distanze difficili da colmare sul piano dei diritti della persona laica, della sua parte meno sinceramente democratica.

Ora, vedere il leader di un partito denunciare logiche che sono nel PD come in tutti i partiti dove ci siano posizioni da offrire (la logica del “mi si vede” è atrocemente presente sempre, nella burocratica oscena macchina del “poter fare, o del far pensare di poter fare” come arma elettorale), e in qualche modo sentire che, mentre gli sfugge dalle mani il disegno non virtuoso di consegna del PD al populismo e al M5S, rovinosamente spera forse con questa mossa di essere in questo ri-acclamato, davvero fa male. Fa male alla democrazia, fa male al PD, fa male alla politica.

E altrettanto fa male pensare che ci possa essere, questa acclamazione, temendo l’assenza di una leadership alternativa credibile e forte. Le donne del PD invocano una donna, ma io credo che la logica del 2×1 (2 persone per una sola carica) o quella della donna per la donna faccia demerito alle donne democratiche. Come sarebbe bello, poter sentir dire: vorrei lei, questa specifica donna, alla testa del Partito. Le quote servono, e in partiti come Italia Viva, che un leader riconosciuto lo hanno, ci si può permettere di dire 1+1 sempre. Ma la leadership serve, e questa è personale, soggettiva, indipendente dal genere.

Prendete Emma Bonino, prendete Giorgia Meloni, prendete Teresa Bellanova. Nel passato prendete donne come Livia Turco, Tina Anselmi, Nilde Jotti. Ora, pur essendo il PD ricchissimo di donne capacissime, e di personalità femminili di tutto rilievo, onestamente non mi viene, così su due piedi, un nome di donna che accosterei per “carisma” alla guida del PD. E, in verità, nemmeno di un uomo.

La leadership di un partito può essere autoritaria, delegante, paternalistica, carismatica, ma deve avere cattaristiche precise. Un buon leader commuove, motiva, convince, a volte anche dell’impossibile. Un buon leader non è ambiguo, persino negli errori, ha la determinazione di un fulmine. Che sia maschio o femmina.

Ci sono forme di leadership femminile meravigliose, la non ambiguità mi sembra la caratteristica portante. Insieme a una capacità di com-prendere e dirimere. Ma non ci sono leadership silenziose. Se non nell’autoevidenza dell’Esistenza-Opera.

Ora, tornando al PD, mi pare che il vero nodo sia comprendere chi possa esprimere una linea identitaria, preziosa alla nozione, che non si la consegna del PD a Grilli, Sardine (versione “zecca” dei 5S), né replicare sotto il Nazzareno lo scempio delle primarie, portando a dire sì o no alla Segreteria Zingaretti persone che il coraggio di una tessera PD non l’hanno mai avuto, è che cannibalizzano il partito a proprio tornaconto (come accadde nelle Primarie).

Cari compagni, avete un grande partito per le mani, nella memoria e nel cuore. Trovate la donna o l’uomo che vi emozioni, che vi descriva chi siete, persino meglio di quanto possiate farlo voi, e che vi muova alle lacrime e al riso.

Un autentico leader, lasciando a Roma la possibilità di avere in Zingaretti, magari, un ottimo sindaco.

(Nerina Garofalo)