Con Captain Fantastic

8mm per il we

Captain Fantastic (2016) di Matt Ross

Matt Ross, dopo una buona carriera come attore, è passato dietro la macchina da presa e dirige il suo secondo lungometraggio (che ha anche scritto e sceneggiato). Si tratta di un film coraggioso e lontano dal cinema convenzionale. Può apparire superficiale, ma soltanto a una visione distratta.   

Ben e la moglie vivono isolati, in una non precisata foresta nel nord dell’America, educando i sei figli a loro modo, sia dal punto di vista intellettuale che fisico. La vicenda inizia dal suicidio della donna, affetta da un disturbo bipolare dell’umore. Nonostante il parere contrario dei suoceri, Ben decide di portare i figli al funerale per far rispettare le ultime volontà della donna. Ovvero di essere cremata e di disperdere le proprie ceneri. Il confronto con la società “normale” sconvolgerà il fragile equilibrio della particolare famiglia. 

“Captain Fantastic” è lontano dall’essere un capolavoro ma merita di essere visto. Il regista si basa, in parte, sulla propria esperienza, estremizzandola e, in alcuni momenti, cadendo nel “trabocchetto” del cliché. Il punto focale non è l’anacronistica e irrealizzabile utopia di Ben, ottimamente interpretato da un grande Viggo Mortensen, ma il sistema educativo attuale, messo in discussione in modo sottile e, volutamente, mascherato dietro tante esagerazioni. I sei figli, tra i dieci e i venti anni, hanno sviluppato un senso critico e una conoscenza infinitamente superiore ai propri coetanei. Non festeggiano il Natale ma il compleanno di Noam Chomsky, filosofo della sinistra radicale, perché Ben non vuole che i suoi figli credano in un personaggio di fantasia. Il punto focale è: il sistema educativo sviluppa in modo adeguato il senso critico? La società propone modelli e indirizzi positivi? Lo stesso Ben prenderà consapevolezza che non si può costringere (e crescere) dei bambini a vivere in modo totalmente avulso dall’ambiente sociale. Ma il regista non vuole imporre un “metodo” rivoluzionario, quanto stimolare domande e porre interrogativi. Inoltre, nell’approcciare alla visione di questa pellicola, non dobbiamo dimenticare che il modello sociale americano è molto lontano dal nostro, per quanto si cerchi di rendere omogeneo tutto il mondo occidentale (e non solo!).    

La pellicola ha vinto la Palma D’oro della critica per la miglior regia e il premio del pubblico al Festival di Roma. Vorrei segnalare nel cast la presenza di Frank Langella (nel ruolo del suocero di Ben), grande attore italoamericano, indimenticabile interprete del conte Dracula di John Badham. Viggo Mortensen ha contribuito molto al film: in fase di sceneggiatura, scegliendo la maggior parte delle musiche e fornendo diversi oggetti di scena, la sua canoa, utensili da cucina e persino vestiti. Tutti i ragazzi hanno dovuto seguire un vero corso di sopravvivenza e, due di loro, imparare l’esperanto! 

Come sempre, buon cinema a tutti!

(Marco Petrucci)