Chi non conosce la canzone “Marina”?

Marina (2013) di Stijn Coninx

Chi non conosce la canzone “Marina”? Probabilmente pochi ne conoscono la particolare storia. Il belga Stijn Coninx attraverso il melodramma, genere poco utilizzato negli ultimi decenni, narra la storia di un nostro emigrato, Rocco Granata, che riuscì a emergere grazie a questo brano divenuto un successo in tutto il mondo. Il motivo per il quale ho scelto di recensire la pellicola, però, non è questo. Il filo principale che sostiene la trama è la storia degli emigranti italiani che lavorarono (e tanti morirono) nelle miniere di carbone in Belgio. Un argomento che merita approfondimento e stimola attuali riflessioni. Nel cast due attori (a mio parere) meravigliosi: Luigi Lo Cascio e Donatella Finocchiaro. Inoltre una lieta sorpresa. Il giovane Matteo Simoni, attore fiammingo di chiare origini italiane.    

Salvatore Granata vive in Calabria. Decide di trasferirsi in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone con l’illusione di un futuro migliore. Dopo un anno è raggiunto dall’intera famiglia. Purtroppo la situazione è diversa da quella attesa. Gli italiani sono sottopagati, senza garanzie sanitarie, emarginati dalla società belga che non permette loro altra strada oltre a quella della miniera. Il figlio Rocco cerca di reagire coltivando un sogno. Suona bene la fisarmonica e vorrebbe intraprendere la carriera di musicista. Questo lo porta allo scontro con il padre, frustrato da un futuro migliore che avrebbe voluto regalare alla propria famiglia e che non crede nella possibilità di emergere in un mondo chiuso e ostile come quello belga. 

Coninx è un bravo regista (candidato all’Oscar nel 1993 con “Padre Daens”), molto amato in patria, è stato insignito del titolo di Barone, e poco conosciuto da noi. Il film è ben costruito e, se amate il melodramma, molto coinvolgente. Non regala sussulti, prevale un’impostazione didascalica della storia, ma è ben recitato. L’aspetto che ho trovato più interessante è la descrizione dei nostri emigranti. Parliamo di storia. Nel 1946 il governo italiano stipulò un trattato con il Belgio. Prevedeva che i lavoratori italiani fossero destinati al lavoro nelle miniere di carbone e assicurava all’Italia una determinata quantità di carbone per ogni minatore inviato in Belgio. Praticamente i nostri nonni o genitori furono trattati come merce di scambio. Infatti le miniere belghe erano in condizioni pessime e pochi volevano lavorarci. Serviva manodopera estera a basso costo. L’accordo contemplava l’arrivo di 50.000 italiani, anche se alla fine furono di più. Si doveva rimanere almeno cinque anni lavorando in miniera pena l’espulsione. Gli italiani, inizialmente, furono sistemati in “baracche” all’interno dei vecchi campi di concentramento, privi di servizi igienici. Tralasciando le pesanti discriminazioni, numerosi furono gli incidenti oltre alla terribile silicosi, la malattia polmonare contratta attraverso il respiro delle polveri. Dopo la tragedia di Marcinelle (dove perirono 136 italiani ma anche altrettanti belgi) la situazione cambiò. Di fronte al dramma comune aumentò la solidarietà, anche se molti italiani decisero ugualmente di tornare in patria. Una parte della nostra storia che v’invito ad approfondire. Torniamo al film. La pellicola ha vinto diversi premi in patria. In un piccolo cameo, un venditore di strumenti musicali, appare il vero Rocco Granata. 

Come sempre, buon cinema a tutti!

(Marco Petrucci)