L’Ottangolo, un anno dalla parte dei diritti

Più che una ricorrenza da festeggiare, questo primo anno de L’Ottangolo è un’esperienza da ricordare per i valori a cui ha dato voce e su cui continuare a radicare impegno, visione e progetti per il futuro, anche in previsione delle prossime elezioni amministrative.

I contributi di idee, di commenti e di proposte riguardanti l’VIII Municipio, la Capitale e il Paese, espressi liberamente e senza velleità dottrinarie o falsi ideologismi, hanno dato vita ad uno spazio condiviso in cui i diritti hanno costituito il tema principale di ogni pagina, di ogni immagine, di ogni racconto, di qualsivoglia emozione.

L’Ottangolo, dunque, per scelta e convinzione della redazione, dei collaboratori, dei lettori, è sempre dalla parte dei diritti, umani e civili, dell’infanzia, degli immigrati, di chi lavora, di chi produce, degli artigiani, dei commercianti, della cultura, dello spettacolo, insomma della gente comune.

Diritti non rivendicati di pancia, come si suole dire, ma da perseguire e tutelare nella consapevolezza che non ci sono diritti senza doveri, altrimenti sono effimeri e temporanei, e che i diritti non sono oggetto di generosi omaggi, ma presuppongono impegno, studio, partecipazione e perseveranza.  Perché è sui diritti maturi e consolidati che cresce la società civile e si caratterizza il progresso in senso positivo.

Questo è il periodo giusto per ribadirlo, come suggerisce la cronaca.

Il riferimento non è alla vicenda Fedez, portavoce, come tanti altri personaggi noti, di quei diritti civili, con particolare riferimento al ddl Zan contro l’omofobia, il cui riconoscimento è stato spianato dalla legge sulle unioni civili del governo Renzi nel 2016 (si, proprio quello che ha contribuito a far perdere al Paese il referendum sulla riforma costituzionale per la reazione assurda del mondo cattolico).  

No, il riferimento è a quei diritti che oggi si sta tentando di negare mettendo la sordina o ridimensionando fatti di inaudita gravità che, in quanto lesivi dei più elementari principi democratici, toccano tutti noi.

Quella inscenata da Report contro Renzi è certamente una montatura ridicola, uno scopo da “Amici miei” o da Bagaglino, una spy story sul modello dei film di Franchi e Ingrassia. Potremmo riderci su e chiuderla lì, oppure limitarci a dire che riguarda Renzi, ma non noi. E sarebbe sbagliato, perché non è così, non funziona così. Lo smottamento di una montagna comincia con dei sassi prima e dei massi dopo fatti cadere per scherzo o per idiozia, e poi la frana arriva a valle.

Le libertà di un politico eletto democraticamente in Parlamento sono tutelate dalla costituzione. Ma chi garantisce tutti noi, nel momento in cui si è acquisito e metabolizzato lo squadrismo mediatico e l’approccio fascista e antidemocratico invasivo a livello sociale e individuale, dai rischi per la nostra libertà, dall’essere spiati, ripresi, pedinati, intercettati e con la pretesa che si dica pure di cosa si è parlato.

Chi garantisce che dopo aver cominciato con Renzi si vada avanti coinvolgendo sempre più persone e più ampie fasce di popolazione?

Per questo i diritti del senatore Renzi sono i diritti di tutti noi e vanno difesi ad oltranza, prima di tutto contro l’indifferenza e l’acquiescenza. 

E il diritto di un poter contare su di un sistema giudiziario affidabile a cosa si è ridotto?

Si sta tentando pervicacemente di nascondere ciò che è ormai evidente ai più dietro una pretestuosa guerra ideologica tra giustizialismo e garantismo. Una diatriba falsa perché in ballo ci sono i diritti dei cittadini a processi giusti contro meccanismi medievali di prevaricazione alternati a maglie larghe per i soliti furbi.

Un fatto è certo dopo il Sistema Palamara e la loggia Ungheria (anche qui non si sa se ridere o piangere perché nelle soap opera nostrane non possono mancare servizi segreti e logge massoniche…) che rischiano di mettere in crisi CSM, magistratura e procure, che fine fanno i diritti di tutti noi? Si può tutto circoscrivere a scontri e guerre di toghe, a vicende personali o a ruoli da talebani.

Appare chiaro da queste brevi note che i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte, nemmeno quelli più certi e indiscutibili, almeno fino a ieri.

Anche per questo che è importante che su L’Ottangolo si possa continuare a scrivere e a discutere di diritti, se poi lo si fa “in direzione ostinata e contraria” è sicuramente meglio.

(Ruggiero Borgia)