Hammamet

Hammamet (2020) di Gianni Amelio è un film difficile e complesso. Amelio, come sempre, sceglie argomenti e storie che toccano “nervi scoperti” nella travagliata storia della nostra Repubblica. Decide di parlare degli ultimi mesi di vita di Bettino Craxi senza nominarlo mai, così come tutti gli altri interpreti. 

“Il presidente” del PSI, facilmente individuabile in Bettino Craxi, durante un congresso alla vigilia di “mani pulite”, viene avvisato delle indagini in corso dal suo tesoriere. Salto temporale. Ci troviamo a Hammamet, in Tunisia, dove l’ex-leader politico, gravemente malato, si è rifugiato dopo le pesanti accuse insieme a tutta la famiglia. Qui riceve vecchi amici, o presunti tali, amanti e persino il figlio del suo tesoriere, suicidatosi per non affrontare il processo.  

 Un grande politico perseguitato o un colpevole che sfugge alla giusta pena? Il regista non ci fornisce delle risposte. Anzi, si spinge ancora oltre. I personaggi diventano maschere, rappresentazioni di topoi. C’è chi immaginerà nel politico che negli ultimi giorni si reca in Tunisia Fanfani e chi riconoscerà in lui Andreotti. Non è la rivelazione a sensazione o lo scoop che cerca il regista. Amelio vuole solo rappresentare l’uomo Craxi, costretto a fare i conti con la propria vita, pur da una prigione dorata e non fisica. Troviamo brevi accenni alla politica, soprattutto attraverso frasi realmente pronunciate dal leader socialista. Ma il dramma principalmente rappresentato è quello umano. Il dilemma è: qualcosa di giusto è stato fatto (pur trasgredendo le leggi) oppure la brama di potere ha prevalso sulla fede politica? E’ difficile districarsi nei brevi accenni, nei labili riferimenti se non si conosce a fondo quella stagione politica (Craxi fu il leader del partito socialista sin dagli anni settanta). A un giovane, con rare eccezioni, la pellicola non dirà nulla. E’ difficile comprendere perché, pur gravemente malato, Craxi preferì rimanere in esilio. E’ stato l’unico leader condannato (nel senso che avrebbe conosciuto il carcere) perché il più colpevole o l’unico a non sconfessare quello che era un sistema generalizzato (il finanziamento illecito ai partiti)? Non potremo mai saperlo. Amelio, tra le righe, ci lancia una sua personale idea. La videocassetta, dove Craxi rivela i tanti segreti di quella buia stagione politica, che passa infine nelle mani della figlia. Meravigliosa la scena finale nella quale, prima di morire, Craxi sogna di passeggiare con il padre sulla cima del Duomo di Milano (una citazione di “Buongiorno notte”, con Aldo Moro che passeggia libero?). Infine non posso dimenticare Pierfrancesco Favino. Un’interpretazione degna di una grande star hollywoodiana, per capacità di trasformazione e immedesimazione con il personaggio. Semplicemente sublime. 

Solo due Nastri D’Argento e il Premio Flaiano per Favino. Troppo poco. Un lavoro sottile e arguto che avrebbe meritato molto di più. Per fortuna premiato dal pubblico! Il set è la reale villa di Hammamet, dove trascorse gli ultimi anni di vita Bettino Craxi. Omero Antonutti è alla sua ultima interpretazione, dopo un’importante carriera. 

Gli spunti sarebbero decine ma non basterebbero cento pagine. 

Come sempre, buon cinema a tutti!

(Marco Petrucci)