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Per Carlo Calenda Sindaco di Roma

Il 24 maggio si apre ufficialmente la campagna per #CarloCalendaSindaco. Come sa chi ci segue, L’Ottangolo mantiene le caratteristiche di luogo aperto, nel quale riflettere insieme, senza una dipendenza e un legame stretto con le logiche di militanza nei partiti. Ma in vista delle consultazioni per la scelta del primo cittadino o della prima cittadina, la redazione tutta è impegnata, con una volontà decisa, a sostenere la candidatura di Calenda.

Come noto a chi ci segue, nella piena libertà di dissenso costruttivo, il nostro blog è politicamente vicinissimo al progetto riformista di Italia Viva. Progetto che si sostanzia in una attenzione costante a pensare ed agire il vissuto del nostro Paese con attenzione a quello che davvero può avvicinarlo a un progetto di democratica costruzione di parità, di libertà di accesso, di prospettiva economica, attestandosi su una linea di democrazia reale molto precisa e leggibile. Con la garanzia portante di un modo di leggere la politica che discende dalla capacità non solo di visione ma anche e soprattutto di realizzazione che è il portato primo dell’azione politica di #MatteoRenzi.

Se chi scrive è attiva nel partito che #MatteoRenzi ha fondato, uscendo dal PD, e non in Azione, le ragioni ci sono.

Ma il Progetto per Roma deve esprimersi al più alto grado di attenzione democratica e insieme al più concretamente possibile modo nuovo di amministrare la Capitale d’Italia.

Ovvero, andando ad agire sulle grandi mancanze di questi anni nell’amministrazione e nella proposta, e sulla condizione di chi Roma la vive e di chi Roma la cerca come luogo di viaggio, e di transito.

E questo contiene, deve contenere, qualificazione dei luoghi, promozione di forme di turismo, sostegno alle università e alle popolazioni studentesche, miglioramento della qualità della vita nei quartieri e nei servizi, creazione di lavoro, spinta alla trasformazione, valorizzazione di patrimonio e di eventi.

Fare di Roma l’incubatore di innovazione e allo stesso tempo il testimone di una tradizione che è cara al mondo. Luogo di civiltà e di scoperta, di conservazione e di trasformazione. Nulla di questo è contenuto nella proposta dei candidati di cui ad oggi solo si accenna la possibilità di esserci.

Un PD ancora ostaggio di primarie di facciata, nelle quali il nome di Gualtieri non è amato nemmeno dalla sua base nell’insieme, e in conflitto con le forze civiche che ne sostengono la coalizione, e una destra che non individua una linea e dei nomi, forse a conti fatti garantita dalla quella candidatura surreale che vede la sindaca attuale riproporsi a continuare a non fare, e dove si è fatto, a sbagliare profondamente, snaturando la città da ogni istanza di modernità ed efficienza e qualità delle vita.

Sento che si deve garantire a Roma un Sindaco riformista, democratico, onesto e capace, e per questo, Carlo Calenda è sicuramente il sindaco che vorrei.

Non è una donna, non è gay, non è portatore di disabilità. E questo forse lo rende meno “amusing”, meno “actrattive” per la falsa convinzione che la specificità possa garantire sentimento del necessario alla democrazia.

Da donna, meridionale, emi-black, queer, partita iva e over 50, con relativa difficoltà motoria, insomma, una topten della sfiga, come diceva Virzì in Ovosodo, scelgo Calenda. Perché è una persona seria, competente, onesta, motivata. Capace di anteporre la vita personale a quella politica quando le ragioni sono determinanti, quindi capace di delega, di condivisone.

E’ per questo che, con convinzione, dal 24, sarò ai banchetti con in compagni e amici di Italia Viva e di Azione, e con tutti quelli che saranno in attività con noi, per pensarlo e volerlo Sindaco, in una Roma che ha davvero bisogno di averne uno che sia amato e sappia fare.

Forza, partiamo. Ci guidi l’amore per Roma e non l’Odio.

(ng)