Ciao Ennio, a te e alla tua gentilezza infinita

Domani il quartiere, qui alla Montagnola, si separerà, nella Chiesa dei Santi Martiri dell’Uganda, alle 10,30, da una delle persone che ne hanno segnato la storia, quotidiana e accogliente, per tanti tanti anni. Saluteremo il signor Ennio, il proprietario della più antica frutteria di Poggio Ameno. 

E’ stato, con la sua attività, una istituzione, nel quartiere. Un uomo gentilissimo, accogliente, che sorrideva sempre. Un sorriso che si era velato dopo aver perso tragicamente un nipotino di 9 anni nel terremoto in Umbria.

Nel suo negozio, grazie a lui e a suo figlio Massimiliano, andiamo tutti con gioia. E’ un luogo dove si scambiano parole, si fa un po’ vita di quartiere. E’ quasi un caffé, la loro frutteria, un posto dove vai e stai bene. In questi mesi lunghi della pandemia, sono stati, insieme gli altri nei negozi di prossimità, sempre aperti, presenti. Hanno da sempre quell’abitudine alle consegne a casa che li rende davvero persone di famiglia. Per tanti anni, da loro, ha lavorato Marco, che è stato una presenza lì e nel quartiere, un po’ una sorta di angelo custode. Finché la sua vita non lo ha portato altrove. E speriamo tutti stia bene. 

Il signor Ennio lo vedevo al mattino passare dall’altro lato della strada, assai presto, da fumatori ce la intendevamo sulla irrinunciabilità del danno. Abbiamo tante volte scherzato, anche incrociandoci al bar, o in panetteria a prendere qualcosa per la cena. 

Un uomo indipendente, sempre al lavoro, e con moltissimi pensieri in mente, lo vedevi dagli occhi che era uno che pensava molto ma con quel pudore dei sentimenti e delle emozioni che hanno spesso le persone della sua generazione. Della perdita del nipotino mai una parola, ma tanta luce diversa nello sguardo.

In questi mesi tante persone in VIII sono andate via così, che non lo pensavi possibile, e che ti addolora.

Scrivevo oggi a un amico, che anche lui, domani, in un altro pezzo di mondo, andrà a salutare una sua persona cara. E così vorrei dire a Massimiliano, a cui va un grandissimo abbraccio:

“Quanta vita ci viene sottratta, così, inaspettatamente, nonostante le ragioni degli anni, sempre sorprendendoci come muti di fronte a qualcosa di ineludibile e sempre doloroso. Come si possa stare di fronte al grande mistero che è la nostra vita (perché questo credo sia davvero il mistero, e non la fine che la chiude in terra) io non so bene. Ogni giorno, a ogni parola, a ogni scatto, a ogni contatto, mi interrogo su questo, su quale sia il sentimento che ci rende vivi e che ci vuole transitori. Forse per questo Blade Runner resta un film immenso. A volte credo che il senso sia nel confine dei rapporti che abbiamo, e nella qualità di essi. Dell’amore che c’è dentro. E’ che la vera prova sia uscire da sé, dal vedere solo la propria vita, e non la vita.” 

Ecco, Ennio ci ha dato tanta vita. Tanto affetto di quartiere, tanta gentilezza nei modi, tanta educazione nello stare a mondo. E quindi, ci ha parlato di questo mistero che siamo quando siamo vivi nel modo migliore, più vero.

A domani, Ennio, signor Ennio, e che il quartiere ti accarezzi un’ultima volta con la tua famiglia, come meriti, come ti dobbiamo.

Con affetto

(Nerina, e la redazione de L’Ottangollo tutta)