La parola è militante

Lettera a Lottangolo

«Per tutta la vita avevo confuso desiderio e paura; 
non sentivo più né l’uno né l’altra. 
Non dico che fossi felice: non ero abbastanza abituato alla felicità; 
Ero soltanto stupito di essere così poco sconvolto. 
Ogni felicità è un’innocenza» 
(Marguerite Yourcenar, 
Alexis o il trattato della lotta vana)

È importante che tutti abbiano sempre una finestra aperta sul mondo.
Ma trovarla dipende in larga parte da noi,
e trovarla anche in ambiti che non siano necessariamente remunerativi.
Fate in modo di conoscere più esseri possibile
e di amare più esseri possibile…
(Marguerite Yourcenar, Intervista) 

Quando i bambini si sentono soli scrivono lettere. 
Al padre, e a Babbo Natale. Perché il buono ritorni.

Nel dizionario Treccani, al sostantivo militante leggiamo: “m. e f. – Chi partecipa in modo attivo e impegnato alla vita dell’organizzazione, del partito o del movimento di cui è membro, svolgendo, sia all’interno sia all’esterno di essi, un’azione concreta di lotta, di polemica e di propaganda: i m. di un’organizzazione sindacale; i m. di base di un partito di massa (contrapposti per lo più a coloro che ne sono soltanto seguaci, o ai puri teorici); anche in funzione di agg.: un comunista, una socialista militante.”

La politica di oggi, da un lato sempre più è appannaggio di partiti o persone sostenute da gruppi economici e di influenzamento (perché il finanziamento pubblico è stato abrogato, ma quello privato nelle più diverse forme di sostegno, non necessariamente economico o solo economico, è ben vivo), dall’altro è tesa a utilizzare la passione civile di tanti e tante, quale che sia l’orientamento, o il disagio sociale che viviamo. Questo presenta, ai nostri occhi novecenteschi, memori di altro, un panorama inquieto e dolorante.

Da un lato il Paese (con grandissima responsabilità del primo partito di sinistra in Italia che ha spinto Matteo Renzi alla scissione dopo una campagna, di odio più che di opposizione politica interna) ha perso con l’uscita di Renzi dal PD una meravigliosa occasione di rinnovamento e confronto che era già in essere.

Che sarebbe stato fondamentale per non disperdere la carica di democrazia e controllo pubblico che tanto si è rivelata poi pesantemente assente nella Pandemia, fino all’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi. 

Non voglio convincere nessuno del profondo spirito democratico riformista che anima la visione di Renzi, ma mi pare evidente che oggi ci troviamo con un Matteo Renzi esattamente consapevole della forza della campagna d’odio e delle sue ricadute, ma anche splendidamente attivo, con Italia Viva, per il raggiungimento di situazioni di governo che rendano possibile (ma purtroppo non certo) lo spazio democratico e la ripresa economica.

Che essa in una economia liberista possa accadere solo con programmi liberisti ma anche attentissimi al welfare, e alla contrattazione con le forze sociali, è imprescindibile. 

Cosa potrà e vorrà a dire #MatteoRenzi, di cui è in uscita a giorni il libro Controcorrente, nei giorni autunnali della Loepolda, a chi con passione ha aderito al suo progetto (le minoranze hanno la loro specifica forma di unione), non è facile prevedere. Forse nella presentazione romana avremo delle anticipazioni?

Ma essendo un uomo di grande intelligenza, credo stia costruendo un riferimento politico gruppale centrato su valori, che dovrà però affrontare le politiche dopo lo sterminio della democrazia attuato con il taglio dei parlamentari (fatto a casaccio in ottica populista, su numeri e non su un programma serio di riforma). 

Se fossi in lui, coltiverei innanzi tutto e con tenacia i luoghi della formazione civile alla cittadinanza e alla politica, scriverei molto, farei moltissimi interventi pubblici, moltissime consulenze, andando a costituire un serbatoio di pensieri e capacità che prima o poi saprà tornare ad essere presente e vincente, perché la serietà e l’onestà alla fine pagano sempre. Lavorando, intanto, alla continua critica politica di un esistente pericolosamente antidemocratico sostenuta in campo da persone concretamente e autenticamente democratiche.

Ma, questo è solo quello che penso io a titolo personale. Perché la militanza attiva, che è cosa diversa dall’essere organo di partito, è innanzi tutto esercizio di parola. Anche in dissenso quando serve. Nessuno quanto Matteo Renzi lo ha dimostrato e lo dimostra di continuo.

La politica è oggi avvelenata da sconforto, assenza di energie economiche paritarie fra i partiti, manipolazioni web e supponenza individuale. Metaforicamente parlando, molti “Cesari” abitano lo spazio, e molti congiurati sono sempre in agguato, le alleanze sono sempre meno palesi e sempre più spesso sottese, le militanze di piazza alla mercé di decisioni che non li contemplano se non nelle forme del consenso pieno a priori. 

La militanza nei luoghi di pensiero di Matteo Renzi è sempre stata altamente democratica, e viva, sebbene priva dei luoghi assembleari di memoria PD. Ed è forse stato un bene, in indirizzo, ma resta un grave pericolo, a mio parere, se si diventa da corrente del PD, partito a sé stante. Un partito ha bisogno, per avere militanti, di ascolto, restituzione e condivisione sempre piena con essi. In questo, sento che Italia Viva, soprattuto a Roma, potrebbe molto migliorare. Anzi, dovrebbe farlo, e con urgenza.

Prima di arrivare alle politiche, avremo davanti tutti, cittadini e cittadine, le Amministrative di grandi città (Roma e Milano prime fra tutte), l’Elezione del Capo dello Stato, e infine le politiche. Mario Draghi, che è l’eccellenza di governo indiscutibile, non è legato ad un partito, e onestamente trovo difficile immaginare che voglia, alla Conte, tentare le via delle Segreterie. Una esperienza politica e umana di assoluto spessore come la sua, non penso possa spendersi in un panorama dove non abbiamo i partiti grandi e piccoli di Berlinguer, di Aldo Moro, di Pannella, né movimenti all’altezza degli antagonismi extraparlamentari ma legali di un tempo.

Oggi abbiamo un PD in profonda crisi identitaria, un movimento 5S metaforicamente al soldo di proposte e spazi, ma in sé sgretolato e senza forma politica leggibile nella sua unitarietà, una destra strategica, posizionata intorno a Salvini, una destra reazionaria, intorno a Giorgia Meloni, e un polo riformista che non ha un leader solo, ma molti e piccoli aspiranti, essendo Matteo Renzi al momento posizionato su un livello io credo superiore e assai più importante, quello necessario della riflessione e costruzione politica di valore, e capace di salvare il senso della nostra esperienza di Repubblica Democratica. 

E tornando ora alla parola militante, e ai militanti e alle militanti, credo che una profonda riflessione vada fatta sul legame fra le cose e le persone, fra le strategie e le tattiche, fra il sostegno e il consenso reale.

Italia Viva, che sta sostenendo a Roma operativamente con i suoi militanti la Campagna di Carlo Calenda a Sindaco.

Per quanto mi riguarda, a titolo assolutamente personale, i contenuti e la proposta politica per come è emersa, ad oggi, nella Campagna, ha un debito forte verso la sua militanza. Di rispetto, di ascolto e di condivisone. E un debito ancor già grande verso una visione sistemica della città di Roma, che non è una azienda.

Il Programma della candidata Presidente in VIII Municipio, ad esempio, oltre le istanze ambientaliste e di cura del patrimonio presentate (già care ai 5S, sebbene con minore competenza,) non dice molto. Nulla che vada oltre interventi infrastrutturali e dati statistici degli organi ufficiali, mentre la vita delle persone è tale, dignitosa e progressiva, quando a questi si accompagna una visione, un desiderio, un ascolto attivo, una autentica presenza nel dialogo, un’etica della città.

Se mi sbaglio sarò lieta di ricredermi, ma ad oggi, credo che in VIII Municipio, quali che siano le scelte di Italia Viva, la mia personale posizione sia di sostengo un dialogo aperto e vivo delle forze democratiche. Sosterrò i candidati di Italia Viva nelle liste, se saranno fra quelli che continueranno a proporre Italia Viva con i suoi valori differenti da quelli di Azione, nella lista civica. Per il voto per il Sindaco/a e per i Presidenti di Municipio, la scelta sarà centrata sui valori di visione, democrazia, ascolto e condivisione programmatica. A quelle forze andrò il mio voto e il mio lavoro per rilanciarne le iniziative.

Non tornerei a iscrivermi al PD, Italia Viva mi rappresenta nei miei pensieri e desideri di cittadina, la stima per la capacità e visione politica di Matteo Renzi e nei suoi parlamentari, nella gran parte dei militanti, nelle persone con cui dai Comitati di azione civile si è lavorato insieme, ancora in seno al PD, è totale, pur vedendo gli errori fatti a danno soprattuto di una percezione corretta nei cittadini.

La mia speranza è quella che Matteo Renzi e Italia Viva sappiano superare la coltre d’odio costruita ad arte contro il progetto riformista renziano, che ne impedisce la giusta forma di dialogo con Roma in questo tempo, e che siano sempre parte attiva e trainante del nostro panorama politico, etico e culturale.

Ma la militanza e la politica non sono solo consenso, sono anche invito a pensare. La critica è connaturata alla militanza, altrimenti si diventa qualcosa che non credo che nessuno dotato di sincera fede democratica possa sostenere.

La “Stasi”, mi si passi il gioco di parole, è stata e rimane una gran brutta cosa. Io mantengo la mia tessera di Italia Viva, salvo che qualcuno me la chieda indietro, ma mi sento libera di esprime dissenso, costruttivamente e lealmente, democraticamente ed educatamente. Così io credo si faccia in Italia Viva e sinceramente spero.

A settembre ci sarà tempo per tutto. Buona estate. Per ora, i miei volantini su LottangoloBlog, da qui a fine agosto, si concentreranno su quello che l’estate ci aiuta a guardare con più calma, forse: i bei libri, i concerti, la musica, le persone. I luoghi, l’aria aperta, il bisogno di proteggerci ancora.

(NG)

*Immagini di archivio da corriere.it e vbtv

Pubblicato da Nerina Garofalo

Personal coach & Narrative thinker

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