Tenent, guest, outsider

Sentimenti in prossimità di RadioLeopolda

Chiunque fra noi si definisca riformista, e segua con passione l’avventura politica che vede da sempre la sua leadership nella proposta di #MatteoRenzi, attende in queste ore di capire cosa accadrà domani, ad apertura fiorentina dei lavori di RadioLeopolda, a questo nostro andare controcorrente sempre, che noi si sia al governo, che noi si sia di minoranza. Quest’anno però va ammesso che i sentimenti sono tanti, e tanti gli eventi di contorno che lasciano desiderosi ritrovarsi e inquieti per il futuro.

Siamo al secondo anno, quasi, di pandemia, e i contagi risalgono. Due governi del tutto differenti si sono alternati al suo presidio, e il Governo attuale, con le sue caratteristiche di salvaguardia di emergenza, e di fattività inesausta, se ci lascia più sereni non risolve le molte conflittualità politiche e sociali che abitano la nazione, e l’animo di chi è attento alla politica. E alla cosa pubblica.

Dopo una campagna per le amministrative, turbata a mio parere dalle intemperanze di Carlo Calenda, resta un fatto che l’unica vera iniziativa riformista ad oggi dotata di senso (quella che fa capo a Renew Europe e alla presidenza del PD Europeo), ha chiesto generosità e ha ospitato, nell’evento romano di sabato scorso, tutta l’area liberale riformista italiana da Azione a Italia Viva, passando per +Europa e per la Fondazione Einaudi.

Eppure, benché Forza Italia non fosse presente al convivio fondativo di una proposta, la presenza di Azione connota, in qualche modo, in modo più moderato l’area tutta, se confermata. Inoltre, le ondivaghe politiche di Letta, che promuove i 5S in Europa nel polo Socialista, che lo vede in un mélange inquietante con loro in Italia, ma che a un tempo raccoglie “occhiolini” antirenziani, rende difficile quella costruzione di un polo riformista che rimanga una presenza politica di vero centro sinistra allargato.

Io continuo a pensare che la soluzione non sia un polo di centro, perché ritengo che i principi di destra conservatrice e sinistra riformista siano tutt’altro che superati, nell’assenza generale di un pensiero economico sostitutivo del liberalismo e nella non operabilità di una economia comunista, e quindi con l’esigenza di un sistema di welfare e parità che attenui i disastri del capitalismo.

Ed in questo pensare, non posso che sentire imprescindibile una identità non conservatrice, non tardo borghese ma piuttosto di comunità digitale al servizio della salvaguardia delle comunità di comunità (qui rispondo a una proposta molto intelligente di Valerio Pellegrini in un contesto di scambio politico recentissimo, in area liberal riformista, da Italia Viva, che poneva il tema dei diritti di comunità come tema centrale alla politica di questo tempo).

Ho sempre sentito Matteo Renzi come garante di questo sguardo, per la sua provenienza da una delle aree cattoliche più aperte e lungimiranti, capaci di senso dello Stato laico e di rispetto profondo della Persona.

Mi chiedo, a un giorno esatto dal discorso di apertura di Matteo Renzi, domani, a Radio Leopolda, se dopo queste giornate mi troverò come una inquilina che serenamente continua a sentirsi parte di un progetto politico nel quale ha creduto per anni (tenent), se mi sentirò invece un pochino guest, con la leadership di uno Special Guest, alla guida etico/morale di indirizzo strategico in un ampio partito europeo con forte presenza nelle nazioni, o se infine non rischierò di sentirmi una outsider, con un riferimento in un più riconoscibile outsider, o infine, e spero proprio non sia così, come una outsider in qualche modo persino homeless…

Non perdo la mia fiducia del bene della sinistra nelle nazioni, e il PD non mi rappresenta. Non posso aderire a movimenti di sinistra sinistra, salvo che non comprendano il valore nel senso migliore “scardinante” del riformismo, ma ci vuole molta lucidità politica per comprendere che il riformismo tutto è tranne che di destra.

Come uscirò allora da Stazione Leopolda? Con il cuore spezzato di Stefano Accorsi in Radio Freccia? A fari spenti nella notte, come Battisti? Preparandomi al meglio, come Canio Loguercio? Sinceramente non so. Forse piuttosto come ZeroCalcare, piena di stupore e disincanto insieme.

Né con la sinistra integralista, né con l’apparato, ma nemmeno con i riformisti di solo centro. E dunque dove?

Matteo Renzi invitava a inviare il proprio credo, io ne metto uno qui, piccolo piccolo ma vero:

  • Credo nella speranza e nel rispetto
  • Credo nella fiducia e nella vita sopra la morte
  • Credo nella scelta, nell’autodeterminazione, e nello Stato
  • Credo che non ci siano né buoni né cattivi ma persone, nazioni e popoli con una storia, e che con questa si debba sempre fare i conti.
  • Credo che il peggior errore verso le donne sia posizionarle a peso, ma che l’unica forza politica a farlo meno sia proprio Italia Viva. Ne ha sempre di più nei posti di valore.
  • Credo che ci sia tanto da fare e che non si debba pensare troppo, che l’intuito faccia il bene, spesso, più dei discorsi a tavolino
  • Credo nella democrazia come risorsa del pianeta e come unica forma di convivenza possibile
  • Credo che l’eutanasia e la cannabis siano nello spazio della libertà personale
  • credo che la disabilità sia solo un modo di esistere che non viene né compreso né rispettato
  • credo che ogni discriminazione e limitazione della libertà personale violi la nostra Costituzione
  • credo che la giustizia debba essere pietosa, rispettosa e riabilitativa
  • credo che la politica, come l’informazione, debba avere solo finanziamenti pubblici
  • Credo che, come diceva Ettore Sottsass, “Vengono sempre le primavere” , e che noi le si debba attendere sempre al tepore del disgelo.

(ng)

Pubblicato da Nerina Garofalo

Personal coach & Narrative thinker

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