Pandemia o comunità? Una scelta esistenziale

#LottangoloBlog si arricchisce del contributo di Valerio Pellegrini, brillante Ricercatore romano, che ci dona oggi una interessante e calda riflessione sulla relazione fra immunità e comunità. Lo ringraziamo e lo accogliamo con gratitudine, anche per la delicatezza e urgenza della riflessione su questo tema.

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Pandemia o comunità? Una scelta esistenziale

La situazione in cui siamo immersi da oltre due anni presenta innumerevoli risvolti dal punto di vista filosofico. In questo breve articolo proverò a focalizzarmi su uno di essi: la relazione tra pandemia e comunità. Comprendere cosa sia una comunità è molto complesso, ma, per aiutarci, possiamo partire dalla sua etimologia: cum munus. Comprendiamo subito che la comunità ha a che fare con qualcosa legato a un dono (munus) condiviso, un dono insieme (cum). Proprio grazie al cum, l’essere comune fuori dei singoli individui, la parola munus perde il suo significato ambiguo di dono/obbligo e diventa semplicemente un dono. La relazione comunitaria è un dare/darsi perché ci si scopre già “donati”. Il contrario di comunità sono le parole individuo, singolo, isolamento. In questa pandemia abbiamo imparato profondamente cosa significhi essere un singolo e cosa sia l’isolamento. Può esistere comunità nell’isolamento e nella solitudine? 

A questo punto sembra necessario andare più in profondità e comprendere qual è il dono che è in gioco in questa pandemia da Covid-19. Tutti i sacrifici che abbiamo messo in campo in questi anni sono tesi a salvaguardare la vita-sopravvivenza (bios) ma con il tempo ci siamo resi conto che il solo bios non bastava a farci vivere. Esiste una vita più profonda, un fiume carsico che scorre sotto tutti i nostri gesti materiali, quella che viene chiamata zoé, l’essenza della vita. Bios e zoé non sono in contrasto ma sembra proprio che questo virus abbia instaurato un dualismo tra le due categorie. Per continuare ad essere bios, abbiamo dovuto limitare la zoé, fatta anche di gesti biologici (abbracci, baci, momenti conviviali che rimandano ad altro e nascono da altro). In nome del bios, la zoé è diventata immunità.

L’immune è il senza dono o obbligo (in munus). Sembrerebbe dunque, all’apparenza, che l’immune sia colui che si estranea dalla comunità, colui che non ha l’onere di versare un tributo alla comunità o scoprirsi dono per la comunità. Ma allora cosa è oggi la comunità? Può esistere una comunità di immuni? Come possiamo vivere il bios e la zoé insieme in questa realtà che ci è dato vivere?

Domande sicuramente enormi per un breve testo come questo. Ciò di cui però è necessario prendere consapevolezza è che sì, la comunità può esistere nell’immunitas. È proprio nel giocare su questo luogo profondo del nostro essere che il virus ha inciso più le nostre vite. Ha creato dualismi non solo reali ma anche simbolici, ci ha di fatto gettato in un dualismo bioszoé illusorio provando ad intaccare la natura ontologicamente relazionale dell’essere umano. 

Come si ricordava più sopra il contrario di comunità non è immunità ma singolo, individuo, isolamento. Questo ci può forse far riflettere sul fatto che oggi, paradossalmente, il dono su cui vive la comunità, il nostro scoprirci dono, è proprio l’immunitas. Il dono e la cura del prossimo, il preservarlo immune, non sono in contrasto con l’isolamento ma, piuttosto, ci fanno scoprire vivi, non solo biologicamente, ma anche essenzialmente, non solo nel bios ma anche nella zoé. L’immunitas, in poche parole, non ha a che fare solo con l’ambito biologico, ma anche con quello dell’essenza della vita, della relazionalità, dell’amore. Nel far scoprire qualcuno immune biologicamente ed essenzialmente ci scopriamo anche noi già immuni biologicamente ed essenzialmente e quindi dono. Nell’amare nella possibilità del reale viviamo l’immunità biologica dalla malattia e quella esistenziale dalla depressione, dalla tristezza, dalla paura e dalla solitudine. Oggi immunizzare è un atto esistenziale, oltre che biologico. L’immune è colui che ama, che ha cura di sé e del prossimo, contro ogni paura, ogni solitudine e ogni isolamento perché sa già di essere dono. È colui che spera contro ogni speranza caricando i suoi gesti materiali/biologici di vita-zoé creando comunità anche se all’apparenza possono sembrare arelazionali. È colui che, in fin dei conti, ci fa passare dall’anonimo e indistinto “tutti” del pân-dêmos al senso della cum-munitas.

(Valerio Pellegrini)

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