Lascia ch’io pianga

E’ la prima domenica, dopo tanto tempo, nella quale i volti possono andare ad abitare le strade con i loro contorni, sorrisi e fiati. 

Senza mascherina ma pur sempre portatori di maschera (persona), viviamo l’emozione di pensarci per un tratto, per un soffio, nel pensiero del dopo pandemia.

Non so se si possa dire con certezza che andiamo verso una diversa convivenza, ma sento precisamente che tutto è cambiato, che ci sono emergenze (luoghi che si fanno vedere e sentire) come mai prima. 

I bisogni della salute, della tutela del lavoro, del benessere mentale, della prevenzione, della presa in carico dei fragili, ma io credo più compiutamente della presa in carico dell’altro da sé, sono lì a dichiararsi di continuo. Il mugolio della terra ferita, le energie che mancano al pianeta come mancano a molti di noi nel vivere dei giorni, l’assunzione del rischio per la sopravvivenza delle cose e della specie, le diverse morali della convivenza, si stringono intorno a noi come anello che tiene, stringe, contiene, e forse, troppo spesso, isola i bisogni dalle azioni sociali.

Ancora tutto è da fare, è una occasione di pensiero progressivo ma aperto al mistero, come se la crasi fra Romanticismo, Razionalismo, Illuminismo e Decadentismo, le grandi eredità degli ultimi secoli, producesse una dimensione presocratica, basica, elementare nel senso più pieno, alla quale applicare le nostre visioni del mondo (economia, socialità, etica, poetica del vivere).

Allora la domanda che mi faccio, oggi, è questa: che fare? da dove ri-iniziare? Come fare tesoro di ogni singola incertezza e indecisione? Quale impegno e desiderio ed azione possiamo ipotizzare nei luoghi in cui siamo, viviamo e co-esistiamo? Saremo stretti in una certezza di solitudine o di solidale “provare” e provare a?

Quando ho inviato a metabolizzare che l’esperienza di rovesciamento del covid-19 aveva, oltre a tutto il resto, portato al silenzio molti e molte di noi, ho proposto ad altre 5 donne di provare a dire di questo com me. Dei vissuti ma anche e soprattutto dei pensieri sul come farne “uso” per non esserne abusate, co-strette. E’ nato così un progetto che si intitola “L’ora di Alice”, che prova ad essere un luogo di consegna di testi e immagini e pensieri, con l’idea che forse, proprio ri-velarsi sia il disvelamento necessario, almeno per questo gruppo di donne, tutte impegnate nel sociale e nell’arte in varia forma, tutte esattamente allocate in un ottico di genere. 

Doveva essere un libro, all’invio, che contenesse una ricerca per immagini e parole, è diventato oggi unito aperto, perché se ne possa dare una lettura gratuita e diffusa, che faccia nascere altri buchi di Alice ed altri viaggi, in universi paralleli, non solo femminili. Ed è il dono che diamo e riceviamo come gruppo dal tentativo di “dirsi e dire”. Nonostante la difficoltò oggettiva a trovare oggi sguardi e parole. 

E LottangoloBlog, oggi, parlando di tutto questo, invita a riprendere in mano ogni cosa ci permetta di non subire il cambiamento rinunciando a “leggerlo”, comprenderlo, farne risorsa. Senza falsi buonismi, senza illuderci che tutto andrà bene. Ancora non sappiamo, ancora non conosciamo.

Ma oggi, davvero, possiamo prendere la maschera e farne davvero una persona, e un movimento delle labbra. Movimento leggibile, interconnesso, udibile persino nelle grida del silenzio.

E che domani, il 14, sia festa d’amore, centrifugo, profugo, potente, Uno tsunami di desiderio e visoni, e di tensioni buone.

Da questa domenica, a tutt@ noi, anche Buon Valentine’s Day–

(Nerina Garofalo)

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