Cosa faresti se

Durante tutta la vita, molte volte nell’arco della giornata, siamo davanti ad un bivio: vado a piedi o prendo la macchina? entro in questo o in quel negozio? attraverso la strada o continuo a camminare su questo marciapiedi? Tutte opzioni queste, pressoché automatiche che raramente passano attraverso la coscienza o che comunque si considerano banali, che non avranno alcuna conseguenza se non quella immediata e pratica, anche se spesso da queste scelte possono derivare svolte importanti e la vita può prendere una direzione piuttosto che un’altra. C’è un film di qualche anno fa “Sliding Doors” (1998) che racconta cosa accade se la protagonista salirà su un vagone della metropolitana o se non lo farà. Scelta apparentemente di nessuna rilevanza, eppure le conseguenze riveleranno altro.

Poi ci sono i bivi importanti, quelli decisivi, quelli che pongono di fronte a scelte che non si vorrebbe mai essere costretti a fare, invece non ci si può sottrarre e per scegliere si dispone di poco tempo. E lì, in quel breve, a volte brevissimo spazio di tempo, si gioca la propria e l’altrui esistenza, il proprio destino e quello degli altri.

La storia ci offre grandi esempi di bivi che hanno cambiato le sorti dell’umanità. Tra quelli che hanno segnato maggiormente la nostra coscienza collettiva, il nostro immaginario e la storia, c’è il bivio di fronte al quale si trova Pilato. Davanti a sé ha un uomo sanguinante, è stato flagellato e dileggiato l’intera notte. “Ecce Homo”. Pilato può assumersi la responsabilità di liberare quell’uomo che sente innocente o condannarlo, può perché in quella terra occupata rappresenta il potere di Roma. Ma non lo fa e delega la scelta alla folla accecata ed urlante. Sceglie di non scegliere. Anche questa è una scelta.

Ma quanto siamo veramente liberi di scegliere? Esiste il libero arbitrio?  Quanto fu responsabile del tradimento l’apostolo Giuda? Lo straordinario film Jesus Christ Superstar (1973) mette, tra l’altro, in evidenza proprio questo aspetto. “Non ho potuto scegliere, ho fatto quello che era scritto dovessi fare” – grida Giuda, ritenendosi vittima, schiacciato dal peso del ruolo che la storia gli ha assegnato.

Nel romanzo “Cosa faresti se” Gabriele Romagnoli propone in sette giorni, sei episodi nei quali i personaggi si trovano davanti a bivi decisivi, spesso estremi, per la loro vita e quella degli altri. Storie, situazioni e personaggi sono connessi tra loro, l’ultimo giorno, il settimo, si compone il quadro che li rivedrà tutti insieme. Giustizia o legalità, è uno dei bivi di fronte al quale si troveranno alcuni protagonisti e in questo dilemma c’è tutto: la concezione di se stessi, del proprio modo di essere, di definirsi o forse ridefinirsi, la concezione del mondo, tanti fattori si affollano, si sovrappongono, si compongono, scompongono e rendono complessa la scelta pure così vitale, necessaria, determinante di fronte alla quale non ci si può nascondere e che comunque sempre sorprende impreparati.

Gabriele Romagnoli ha una scrittura molto interessante, scorrevole pur nella spesso articolata ed originale costruzione delle frasi, mai banale, come mai banale è il contenuto che costantemente invita a riflettere anche nelle pieghe e nei dettagli del racconto  Nella sua modalità particolareggiata di descrivere e narrare, si può riconoscere l’attento e bravo giornalista, nelle intense riflessioni, parole sempre scelte, da analizzare in verticale e sempre con estrema cura, una profondità e sensibilità non comuni.

In questo romanzo intenso e coraggioso Gabriele Romagnoli ci pone, scandagliando la coscienza dei personaggi, di fronte alla nostra coscienza, a quello che è in ombra dentro di noi, insondato e spesso insondabile, stimolando, nel nostro intimo caos dilemmi etici e umani.  

E noi cosa faremmo se?

(M. Cristina Petrucci)

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