David Lynch e la settima arte

Dune (1984) di David Lynch è il terzo lungometraggio del regista, ed è tratto da un romanzo di Frank Herbert. Lynch non può essere racchiuso nella semplice definizione di regista. E’ un artista geniale che regala il suo essere visionario negli ambiti più disparati. Fermandoci alla settima arte, è solo la sua originalità, il motivo per cui la pellicola in oggetto è divenuta un “cult” piuttosto che cadere nell’anonimato.

Nell’XI millennio, l’umanità è diffusa nell’universo e si regge su di un sistema politico feudale, in cui il potere è condiviso da un impero e da potenti casati in lotta tra loro. L’universo conosciuto è governato dall’imperatore Padishah Shaddam IV e al centro di questo sistema si trova il pianeta desertico Arrakis, anche detto Dune, unico luogo di origine della Spezia, una sostanza che prolunga la vita, accresce la conoscenza e permette ai mostruosi navigatori della Gilda spaziale di pilotare in maniera sicura enormi astronavi rendendo possibile ogni spostamento nell’universo conosciuto.

Trarre una versione cinematografica dal capolavoro letterario di Herbert (Premio Nebula e Premio Hugo) fu un’impresa tentata più volte. Riuscì a realizzarla il “nostro” Dino De Laurentiis grazie ad una produzione associata con capitali americani. L’investimento fu enorme (si parla di circa 40 miliardi di dollari) e il risultato ben sotto le attese. Questo a dispetto di un cast stellare, un regista eccezionale, gli effetti speciali di Carlo Rambaldi e la fotografia di Freddie Francis. Il problema principale fu quello di voler ridurre un’opera complessa a due ore di pellicola. Per chi non ha letto il romanzo, è difficile comprendere diversi passaggi del film. In alcuni momenti sembra quasi di assistere a un riassunto per la rapidità del montaggio! Solo il regista riesce a regalarci scene intense e particolari. I costumi e le scenografie rimangono un classico della fantascienza. A detta dello stesso Lynch, la pellicola doveva avere un minutaggio diverso. Furono le esigenze legate alla distribuzione che lo costrinsero a “tagliare” oltre due ore di montaggio. Oggi esistono diverse versioni e, se ne avete la curiosità, v’invito a fare un “giro” su internet. “Dune” rimane un film godibile con una trama fuori dagli schemi ma che, purtroppo, si perde per i motivi suddetti. Nonostante questo, per gli appassionati di fantascienza rimane una pietra miliare.  

Diverse le curiosità. La critica fu molto “pesante” e salvò solo la regia di Lynch. Nel cast troviamo Silvana Mangano alla sua penultima apparizione. Sting, pur essendo all’apice della fama con il gruppo musicale dei Police, ebbe una parte molto marginale (forse anche a causa dei numerosi “tagli”). Ottenne un successo postumo, diventando un film di culto tra gli appassionati.
Come sempre, buon cinema a tutti!

 (Marco Petrucci)

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