A spasso con Daisy

Ci sono delle pellicole che possiedono un’aura speciale, come se l’ispirazione abbia sorretto tutti quelli che hanno contribuito alla sua realizzazione. Così nascono i film destinati a non conoscere l’oblio. Come A spasso con Daisy (1989) di Bruce Beresford.

Baresford, regista di origine australiana, ha realizzato il suo unico grande capolavoro in quest’occasione rimanendo, per il resto della carriera, su una media levatura.  

Il film è tratto da un’opera teatrale di Alfred Uhry (che ha anche scritto la sceneggiatura) da cui se ne distacca per l’ampio respiro che descrive l’evolversi della società americana, in particolare degli stati del sud, nell’arco di venticinque anni. 

La storia si svolge prevalentemente ad Atlanta dal 1948 dove vive Miss Daisy (Jessica Tandy), un’anziana signora ebrea di agiate condizioni, grazie all’azienda tessile che il figlio Boolie (Dan Aykroyd) gestisce con bravura. Quando Boolie è costretto, non essendo la madre più in grado di guidare, ad assumere un’autista di colore (Morgan Freeman) le cose si complicano. Il carattere scontroso dell’anziana signora crea un rapporto difficile (e diffidente) con il disponibile Hoke. Lentamente, invecchiando insieme, i due arriveranno a comprendersi.

La bellezza del film è nella descrizione di questo lento avvicinamento. L’accettazione dell’altro attraverso la comprensione superando grandi barriere culturali. Dobbiamo ricordare che l’arco temporale della pellicola abbraccia le lotte civili per il riconoscimento dei più elementari diritti della popolazione afroamericana. Era loro vietato l’uso dei gabinetti nei luoghi pubblici e l’uso degli stessi autobus riservati ai bianchi (solo per fare alcuni esempi). L’apparente leggerezza della trama, impreziosita da dialoghi pungenti e da una bellissima fotografia, sottintende le grandi problematiche razziali e una profonda arretratezza culturale democratica negli stati del sud. L’abilità del regista e dello sceneggiatore si nota nell’evitare di ricorrere a scene melodrammatiche ma, piuttosto, nel presentarci la realtà nella sua cruda semplicità. 

I due protagonisti regalano un’interpretazione sublime che, lo spettatore più attento, faticherà a dimenticare. E’ una recitazione fatta non solo di parole ma soprattutto di sguardi e lievi espressioni del volto. Dan Aykroyd non è da meno, libero di dimostrare la sua bravura oltre il registro, a lui adatto, della commedia. Unica nota di colore è il personaggio della consorte di Boolie, Florine, interpretata dalla cantante (e attrice teatrale) Patti LuPone. Non era presente nella commedia ma fu inserita nella pellicola per “alleggerire” alcuni momenti.  

Il film fu premiato con quattro Oscar (miglior film, migliore attrice protagonista, migliore sceneggiatura e miglior trucco). Inoltre vinse tre Golden Globe, un David di Donatello e l’Orso d’argento a Berlino, solo per citarne alcuni. 

Lasciatevi trasportare in questo viaggio nei sentimenti, non ve ne pentirete!    

Come sempre, buon cinema a tutti!                                                                                                        

 (Marco Petrucci)

Una opinione su "A spasso con Daisy"

  1. È curioso e al tempo stesso ammirevole che un registra (un creativo in generale) arrivi a produrre un solo capolavoro nella sua vita. Succede anche nella musica, forse nell’arte… penso che dobbiamo ammirare il fatto che sia arrivato a quel capolavoro attraverso un percorso di opere “minori”, più che rammaricarci per il fatto che sia l’unica grande opera

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: