Una splendida giornata

A Tarquinia il 12 maggio 2022

La visita alla Necropoli di Monterozzi e al Museo di Tarquinia della Civiltà Etrusca con la guida sicura e competente di Anastasia Siena, ci ha regalato una deliziosa giornata di svago, cultura e storia. Anastasia Siena ci ha fatto conoscere, con le sue entusiasmanti descrizioni, un popolo ed una antica civiltà cui la storia ufficiale ha dedicato e dedica troppo poco, ma che la storia reale ci svela come popolo civilissimo, in anticipo con i tempi. Il fulgore di una civiltà preromana che già conosceva regole e principi di convivenza pacifica ed organizzata in base ai diritti delle persone senza discriminare per sesso, religione e appartenenza sociale. La visita alla Necropoli di Tarquinia svela la serie straordinaria di tombe dipinte e ne rappresenta il nucleo più prestigioso che resta, per questo aspetto, la più importante del Mediterraneo, tanto da essere definita dal padre dell’etruscologia, Massimo Pallottino “il primo capitolo della storia della pittura italiana”.

Nella parte di necropoli Monterozzi attualmente aperta al pubblico, è possibile ammirare alcuni degli ipogei dipinti più celebri, come le tombe delle Leonesse, dei Leopardi, della Caccia e Pesca, dei Giocolieri, etc. Anastasia Siena ci ha guidato con fantasia e divertente sapienza, sempre carica di grande professionalità,  attraverso questo mondo misterioso, affascinante e, per certi versi, sconosciuto visitando tutte le principali tombe della Necropoli e dandoci una puntuale descrizione archeologica, ma anche sociale e politica di una civiltà capostipite ed embrione di una nuova grande etnia che, attraverso la storia di Roma, diverrà la storia di un intero paese, l’Italia. 

La giornata piena di emozioni si è conclusa con la visita al museo di Tarquinia, sempre con la guida di Anastasia Siena sala per sala, reperto per reperto, e con visioni storico sociali raccontate con grande perizia. Un complemento perfetto tra la storia dei vivi, attraverso i reperti rappresentanti la quotidianità e l’arte degli Etruschi contenuti nel museo e la storia ed il culto dei defunti rappresentato dai ritrovamenti delle tombe della Necropoli.

Una grande civiltà, quella Etrusca, che ha segnato vigorosamente il tempo, cui la storia ufficiale non ha dato la giusta dimensione, quella di capostipite di un popolo, perché la fondazione della “dodecapoli etrusca” (insieme di dodici città-Stato che, secondo la tradizione, costituirono in Etruria una potente alleanza di carattere economico, religioso e militare: la Lega Etrusca) era antesignana del nostro essere paese e nazione.

Forse quello che noi definiamo l’Occidente, in contrapposizione al mondo asiatico e medio orientale, per esprimere il senso di una civiltà evoluta, democratica e rispettosa dei diritti delle persone, è nato proprio in seno alla cultura di un popolo che ha visto il suo splendore in epoca preromana fino a dare a Roma stessa tre re di origine etrusca: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo.

La nascita della Repubblica romana, che comportò un sistema di governo della città di Roma, tra il 509 a.C. e il 27 a.C., di tipo oligarchico, coincise con la fine della supremazia della componente etrusca sulla città e con il parallelo decadere delle istituzioni monarchiche.

La straordinaria potenza politica e militare che Roma iniziò ad esprimere segnò la decadenza ineluttabile della civiltà etrusca le cui città-stato furono via via tutte conquistate e sottomesse. 

La visione espansionistica di Roma, ben oltre i limiti italici, e la contestuale annessione all’impero di gran parte del mondo allora conosciuto, recise definitivamente il legame tra potere, popolo e confine geografico della penisola italica. Dovremo attendere il Risorgimento per vedere nuovamente il disegno di una nazione rimasto per molti secoli nascosto tra gli strati di configurazioni geografiche artatamente imposte da eventi bellici e potentati politici e militari che non avevano alcuna visione delle omogeneità di singoli popoli e della conseguente naturale definizione delle nazioni come le intendiamo oggi.

(Marcello Veccia)

A questo link, l’intero reportage fotografico realizzato da Marcello Veccia

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