è andato tutto bene, ma solo per te

Alcuni mesi fa ho visto, e volevo recensire, l’ultimo film di Francois Ozon, “E’ andato tutto bene”, centrato sul rapporto con la morte e con l’eutanasia. Il film è, come disse una mia amica vedendolo, elegantissimo. Misurato, senza retoriche, senza musiche che sottolineino il pathos del tema, eppure struggente. La storia ruota intorno a un uomo di successo, collezionista d’arte, che chiede a una delle due figlie di fare richiesta di suicidio assistito. La richiesta arriva com un’onda sulla vita delle giovane donna (una Sophie Marceau straordinaria, bellissima nella semplicità parigina dell’outfit) e sul suo rapporto con la sorella. E’ un film europeo, che toglie alla morte il sentimento tragico di memoria greca che troviamo altrove, ad esempio nello spagnolo “Mare dentro” di Alejandro Amenábar, ma che non fa sconti sul pudore e sullo smarrimento. Anzi, forse per questo, perché privo della dimensione del volo, tutto terreno, materico, essenziale, ancora più doloroso.

Il tema dell’eutanasia mi è caro, perché credo nel diritto delle persone di determinarsi, e di morire in modo dignitoso. Per questo ho raccolto le firme per il referendum poi non ammesso, e per questo continuerò a battermi perché sia un diritto anche in Italia.

Se ne parlo oggi la ragione però non è politica, ma intima, convinta fino in fondo che a volte il personale sia politico, ed il politico personale.

Poche notti fa, nella luce serena delle stanze notturne della sua casa, ho visto mamma spegnersi naturalmente, dolcemente, cedendo al respiro rotto del cuore che si è fermato.

Eravamo con lei, e a tratti dormivamo. Ero lì accanto, alle 3.00 del mattino, e le ho dato carezze fino ad allora. Poi, nel lettino di fianco, mi son addormentata. Mi ha svegliata Riccardo, il mio sposo, che alle 4.00 si è svegliato per controllare se mamma respirava e aveva bisogno di qualcosa, ed ha visto che non respirava più. Il saturimetro che ci ha tenuto compagni per mesi, era silenzioso, un piccolo schermo svuotato di vita e di senso. Così mi ha svegliata, e prima che mi voltassi verso mamma, mi ha accarezzato la testa e mi ha detto: tua madre non respira più.

Sono passata dal sonno di quando ero ragazzina, un’ora di sonno pesante senza sogni, a uno straniamento assoluto. Mamma non parlava più con noi da meno di un mese, ma capiva tutto. Con gli occhi teneva, ferma, il contatto. Parlava un pochino con Tina, la signora che viveva con lei, ed ha mangiato fino alla sera prima di spegnersi. Latte con biscotti Atena, in tazza grande.

Era profumata e ordinatissima, nonostante gli anni senza rughe sul volto. Due giorni prima aveva preso la comunione in piena consapevolezza. Ma, in piena consapevolezza, quando ha sentito che non poteva più essere davvero con noi, si è lasciata andare, piano, come un fiore che si spegne sul comodino di un bambino.

Credo ci abbia accompagnate e accompagnati nel suo andare dal Padre senza chiedere né commentare, senza azioni che potessero disperarci. Infatti, non siamo disperate, siamo in pace, siamo felici che abbia potuto morire senza soffrire troppo, solo dovendo accettare, lei che amava la vita disperatamente, che il tempo umano ha un limite, e che lei sapeva che avrebbe trovato una nuova casa alla quale tornare.

Un’amico mi ha scritto la frase immensa che dice Teresa, la sorella di Marco Bellocchio, nel suo film familiare: “quando morirò non mi interessa trovare Dio, ma la mamma, il papà e Camillo. Ma come trovarli tra tutta quella gente?”

Ecco, credo che anche mamma aspettasse questo, da mesi e mesi la notte chiamava le sorelle e la madre, tanto che Tina temeva una congrega di fantasmi al suo letto, nottetempo.

E’stato tutto molto diverso da quando ho perso mio padre, che era giovane (aveva solo 67 anni), aveva portato il peso del morbo di Parkinson e poi di una leucemia fulminante. Di lui ricordo lo sguardo terribile di chi pensa che gli si stia sottraendo la vita, ingiustamente.

Non c’era pace solo un dolore terribile. Ricordo di aver spesso pensato in quei giorni: “perché nessuno può aiutarlo a morire? “

Quando ho sentito che si spegneva, sono partita per Roma, da Cosenza, e la notte stessa, all’alba, ho saputo che papà se ne era andato, mentre prendevo un treno per tornare giù alle 6 del mattino.

Ho fotografato mia madre negli ultimi due anni allo sfinimento, era una modella straordinaria, perché non posava, era. E lasciava che la riprendessi in ogni momento io volessi.

L’ho ripresa alle tre di quella notte, prima di riaddormentarmi. Non so se quelle foto diventeranno qualcosa, sono state una ricerca del senso della vita, più della sua vita, che della mia. Mi manca non poterla riprendere nelle sue mille espressioni, nella sua luce, nella sua magia. Non so perché negli ultimi mesi vedevo la donna, Anna Maria, con la sua vita così fitta di passione e colore, più della madre, più di mia madre. Forse per questo credo mi abbia aiutata a diventare adulta, a non sentirmi orfana.

Credo sia morta serena, quando ha capito che non poteva più restare qui, affidandosi alla fragilità. Non hanno forse tutti il diritto a spegnersi così? Senza trauma, senza sofferenza, senza egoismo.

Quando si nega a qualcuno la pace nella morte, si compie un gesto terribile, un atto di dominio della ragione sul sentimento, si cancella Antigone, si determina una dimensione oggettiva su una esperienza soggettiva, che deve stare nella sfera della persona.

Ecco, questo è il danno della cattiva politica, il danno della presunzione di diritto. Mia madre si spenta naturalmente, e la dolcezza che ha vissuto penso sia un diritto anche per chi rischia di vivere, invece, una esperienza straziante. Cerchiamo di pensarci, quando pensiamo di avere il diritto di negare i diritti.

Mamma, grazie a Dio è andato tutto bene, e sei scivolata da sola verso una vita che non conosco. Sei scivolata perché il tuo corpo ha detto basta, e il tuo respiro si è fermato. Adesso, a noi resta il debito di riflessione, per le vite che vanno diversamente, e devono poter essere libere come libera sei stata tu nella tua Fede.

Eri bellissima quando ti addormentavi così vedendo la televisione..

(Nerina Garofalo)

Pubblicato da Nerina Garofalo

Personal coach & Narrative thinker

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