QUANDO LA COMPETIZIONE DIVENTA IMPROPRIA

Leggo e riporto pari pari una curiosa “lettera al direttore” pubblicata su di un giornale molto diffuso. C’è scritto quanto basta per riflettere sulla ragionevolezza delle persone soprattutto quando queste si presentano come importanti esponenti politici.

<< Gentilissimo Direttore, faccio ancora una volta appello alla sua pazienza nell’importunarLa per una questioncella di carattere politico ma limitata all’ambito del collegio elettorale del Lazio relativo alle prossime elezioni del 12 e 13 Febbraio.

Quello che vedo mi fa venire in mente il noto aforisma napoletano “Sparti ricchezza e diventa povertà” per dire che dividendo una bella torta in tante parti si ottiene il risultato che i beneficiari delle piccole fette resteranno tutti scontenti.

Vede Direttore il fatto che la lista Azione – Italia Viva sostenga la candidatura D’Amato, ovvero ci sia un’alleanza con il PD, ci fa sperare (per quanti si riconoscano in questa candidatura) in una vittoria, vista la capacità dell’Assessore alla Sanità mostrata in più occasioni ed in particolare nella riuscitissima lotta alla pandemia da Covid. Una battaglia che ha visto la Regione Lazio in prima fila per gli ottimi risultati ottenuti.

Pur tuttavia non si può escludere che la corsa alla presidenza della Regione malauguratamente non ci premi e che si possa finire all’opposizione con una severa perdita di consiglieri eletti sulla base delle preferenze.

Ora per tornare al citato proverbio partenopeo, si immagini che invece di spartire ricchezza si spartisca un, pur significativo, ma contenuto tortino. Cosa potrebbe accadere? 

Ovviamente i canditati alla consigliatura della lista Azione – Italia Viva sono mescolati in un elenco di 32 eccelse persone e non si può escludere una certa competizione tra i candidati di Azione e i candidati di Italia Viva e fin qui siamo quasi nella normalità, ma se vediamo una certa confusione negli appelli della campagna elettorale di alcuni candidati, sembra ci si metta in competizione anche all’interno dei due mini schieramenti. In verità sembra mancare una coscienza di gruppo, una strategia tesa a far eleggere con convinzione e determinazione almeno alcuni candidati prequalificati e di comprovata capacità. Se andiamo avanti così spartiamo il tortino in piccole parti e facciamo entrare nel Consiglio regionale solo o soprattutto i candidati dell’altro mini schieramento che pare abbiano fatto bene i compiti a casa.

Mi scusi direttore ma io mi chiedo con un qualche sconcerto il perché non si usi l’intelligenza ed il buon senso, doti queste che ai politici sicuramente non mancano. Mi parrebbe logico puntare sui candidati che hanno più probabilità di riuscita e non mi pare un mistero che questi, nel nostro caso, siano quelli, se non altro per una questione di numeri, che fanno capo alla Capitale, che hanno contribuito fattivamente alla costituzione del Partito e che sin dall’inizio ne curano e ne gestiscono le vicende romane con evidenti risultati positivi. Come è possibile che persone che fanno politica di mestiere non sappiano o non vogliano ragionare in questi termini?

Un suo parere sul tema sarebbe molto gradito. Grazie infinite Lucio ………. >>

Signor Lucio, non si può ridurre tutto a ciò che converrebbe in termini di partito, tutti i candidati hanno il diritto dovere di proporsi all’elettorato nel migliore dei modi per cercare di essere eletti. I candidati sono anche delle persone con loro obiettivi ed ambizioni. Certo, quando questi ultimi sovrastano l’interesse generale o del partito nel quale si riconoscono, qualche dubbio sulla razionalità del conseguente comportamento viene. Comunque lasci perdere il problema del buon senso e dell’intelligenza dei politici. E questa chi l’ha misurata? Oggi il QI è superato per evitare che si confonda l’intelligenza vera, che è anche disponibilità alla rinuncia ed al sacrificio per altri, con la furbizia che è un’intelligenza tutta rivolta a se stessi.

Un cordiale saluto 
Il Direttore

*Le foto sono dai siti de Il Manifesto, Dire, e dal RomaIlcorriere.it

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