Domenicale – Quel che affidiamo al vento

QUEL CHE AFFIDIAMO AL VENTO
di Laura Imai Messina

Perché leggere questo romanzo uscito due anni fa e perché leggerlo proprio ora?

Questo è un romanzo sulla perdita, sul lutto e non è mai facile parlare di morte, perché è quello che ci fa più paura e al tempo stesso la più grande incognita della vita, ma Laura Imai Messina lo fa. E lo fa con compostezza ed eleganza, partendo dall’immane tragedia dello tsunami in Giappone dell’11 marzo 2011, raccontando il dolore, accogliendone ogni sfumatura. Solo se lo si accetta, infatti, è possibile cominciare a superarlo, lasciando spazio alla speranza. E quella raccontata è una storia di speranza, perché la vita ci offre sempre un’altra opportunità, una nuova strada da percorrere. Il lutto è come uno spartiacque tra il prima ed il dopo, che modifica per sempre, in maniera decisiva, quello che si è stati e quello che si è dopo e niente, sarà più come prima, a partire da se stessi. Quello che stiamo vivendo è un periodo attraversato ogni giorno dal lutto, dall’incertezza sul futuro che adombra le nostre esistenze, quelle delle ultime fortunate generazioni, che non hanno conosciuto guerre, ma piuttosto promesse aperte sul futuro. E questo romanzo che trasforma dolore e lutto in struggente intensa poesia, una poesia che mostra la vita nella sua interezza, con la circolarità propria della cultura orientale, scorre tra le mani e sul cuore come un balsamo, che accarezza e cura, capace di lenire i dolori infondendo coraggio, anche quello di guardarlo, questo dolore, dritto negli occhi accettando la propria fragilità, passaggio ineludibile per resistere e superarlo e trasformarlo in nuova vita.

E allora possiamo immaginare un lungo dialogo tra quello che vediamo e quello che non c’è più, e ad ogni frase capire che bisogna tenersi stretta la gioia, così come il dolore, imparando a cogliere l’attimo presente ed imparare ad esternare i propri sentimenti fin quando ci è concesso, per tutto il tempo che ci è concesso.

La storia che Laura Imai Messina narra, si ispira ad un luogo che realmente esiste nel nord-est del Giappone, così come esiste Suzuki-san il suo creatore, che un giorno ha installato nel giardino della sua casa una cabina telefonica. Una cabina, al cui interno c’è un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento e da tutto il Giappone si recano lì, ogni anno, migliaia di persone che hanno perduto qualcuno e alzano la cornetta per parlare con i loro cari scomparsi perché “anche se passa del tempo, il ricordo di chi abbiamo amato non invecchia. Invecchiamo solo noi”.

I protagonisti, Yui e Takeshi sono due sopravvissuti. Ognuno si porta dentro il proprio malessere, ognuno le proprie ferite, le proprie manie. Due persone che attraversano la tempesta.

La delicatezza, la cifra di questo romanzo struggente e tenue come una carezza, quasi sussurrato. Nella nostra società, dove tutto è sempre sopra le righe, è diffusa l’idea che per esistere occorra urlare, che sia indispensabile, per tenere alta l’attenzione, amplificare i toni, in modo sempre più clamoroso, e che questa sia l’unica maniera di comunicare, anche i sentimenti, i fatti più drammatici, come se la realtà per quanto drammatica, non sia di per sé sufficiente, ma abbia la necessità di essere amplificata. Questo romanzo ci avvicina ad una cultura diversa, una cultura alla quale tutto questo non appartiene.

Una scrittura non tradizionale quella di Laura Imai Messina, in cui ogni capitolo è connesso ai successivi e precedenti con un gioco di flashback e flashfoward (anticipazione di fatti che avverranno in futuro) introdotti con il condizionale, un segnale che invita a proseguire la lettura.  Tra i capitoli alcuni sono brevi o brevissimi. Contengono elementi concreti di realtà quotidiana: elenchi di oggetti, liste di cibi, di brani musicali. In una realtà dove è stata annullata qualunque quotidianità, in esistenze che continuamente e dolorosamente rischiano di sfuggire all’ancoraggio con la realtà di ogni giorno. 

La veste editoriale è molto elegante e curata, anche nell’edizione economica. E nella copertina, già ci sono tutta la dolcezza, la magia, la pace interiore e l’equilibrio che avvolgeranno il lettore come un’onda salutare.

(Maria Cristina Petrucci)

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